![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 14 FEBBRAIO 2004 |
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In Texas tre farmacisti sono stati licenziati
per aver rifiutato di vendere la pillola del giorno dopo ad una donna vittima
di una violenza. Lei aveva con sé regolare prescrizione ma insistere brandendo
l’inutile foglietto le è servito a ben poco. Quei tre signori dietro al banco
si sono mostrati inamovibili. Con una motivazione: «Siamo obiettori di
coscienza». In Italia molti medici, di fronte a casi meno drammatici,
mantengono lo stesso atteggiamento, più o meno esplicito. Negano la
prescrizione alle giovanissime accampando scuse del tipo «non ho il ricettario
qui con me», «ora non posso vado di fretta, si rivolga al collega». Oppure
manifestando apertamente la loro contrarietà, sottraendosi con la
giustificazione che non si tratta di una prestazione di soccorso. Il farmaco è
sempre più diffuso, gli episodi di imbarazzo della categoria medica si
moltiplicano mettendo in difficoltà le donne. La tempestività della
prescrizione è fondamentale. E così il problema è rimbalzato fino al Comitato
nazionale di bioetica, il Cnb. Il presidente dell’Ordine dei medici di Venezia,
Lamberto Pressato, ha posto un quesito: «L’obiezione di coscienza può essere
applicata alla pillola del giorno dopo?». Pressato ha unito alla sua richiesta
una lettera dove quattro colleghi esprimono le loro «perplessità morali» sulla
pillola ritenendo che produca effetti paragonabili all’interruzione di
gravidanza e domandano se la libertà morale di dire no prevista nella legge 194
sull’aborto «può essere estesa a questo farmaco che per noi si qualifica come
abortivo».
IL QUESITO - I saggi coordinati dal presidente Francesco D’Agostino con grande
coraggio, vista la delicatezza dell’argomento e l’atmosfera carica dei livori
post legge sulla fecondazione artificiale, si sono messi al lavoro anche se
avrebbero potuto soprassedere. Il quesito infatti non proviene da un organo
istituzionale, ma da normali cittadini. Ieri una seduta plenaria. A marzo un
parere. Si profilano nuove polemiche.
La pillola del giorno dopo non ha niente a che spartire con la Ru 486, la
pillola abortiva, non in commercio in Italia. Qui ci troviamo nel campo, ben
distinto, della cosiddetta contraccezione d’emergenza. Due pasticche a base di
ormoni da mandar giù il prima possibile, al massimo entro 72 ore dopo un rapporto
sessuale a rischio, non protetto, che si teme possa dar luogo a un
concepimento. L’ormone, il levonorgestrel, blocca l’ovulazione e quindi
ostacola l’avvio della gravidanza, interferendo sul concepimento. Ma vengono
sollevati dubbi. L’altra metà del mondo scientifico ritiene che la pillola
funzioni impedendo all’embrione di attecchire alla parete dell’utero,
meccanismo non escluso dal foglietto illustrativo, e che dunque abbia un
effetto abortivo, sia pur precoce. Le ricerche oggi disponibili non permettono
di avvalorare l’una o l’altra tesi. E non essendoci una risposta definitiva il
dibattito morale di tanto in tanto si riaccende trovando laici e cattolici
contrapposti.
IL FARMACO - Da noi il farmaco è molto diffuso, più al Nord che al Sud,
prescritto in pronto soccorso, consultori, studi di medici di famiglia, se
favorevoli. L’azienda che lo distribuisce rende noti i dati: 220 mila
confezioni all’anno vendute, a prenderla sono soprattutto donne tra 21 e 30
anni, il 40%. Il 24% invece hanno 31-40 anni, il 36% sono ragazze sotto i 20
anni tra cui molte minorenni. La prescrizione è obbligatoria, a differenza di
altri Paesi dove c’è la distribuzione gratuita nei licei. In molti Paesi
europei è un prodotto da banco proprio per il suo carattere di emergenza.
D’Agostino ha istituito un gruppo di lavoro, per l’elaborazione di un documento
unitario. Posizioni frastagliate.
IL DIBATTITO - Il ginecologo Carlo Flamigni equipara il farmaco a un
anticoncezionale: «Non c’è nessuna dimostrazione che impedisca l’impianto,
quello che è scritto sul bugiardino (il foglietto, ndr ) non ha valore»,
sostiene. I cattolici, come Carlo Casini e Adriano Bompiani, per affermare il
contrario fanno leva anche su quell’ammissione nero su bianco degli stessi
produttori. Cinzia Caporale, bioeticista laica, sta nel mezzo e lancia un sasso
nello stagno: «Sono d’accordo sull’obiezione di coscienza perché l’effetto
abortivo non è escluso e non si può chiedere ai medici di studiare la
letteratura. Però con la stessa onestà intellettuale i cattolici dovrebbero
ammettere che è immorale impedire l’impiego della Ru 486 come alternativa
all’aborto chirurgico».
Interpellanze simili a quella scritta dai 4 professionisti veneziani arrivano
sempre più spesso alla Federazione nazionale dell’Ordine dei medici. Il
presidente, Giuseppe Del Barone, risponde singolarmente: «Vogliono sapere se, a
proposito dell’obiezione, ci sono indicazione nel nostro codice deontologico.
No, non ci sono riferimenti. Quando ci rimetteremo mano, includeremo questo
argomento, assieme al testamento biologico».