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Nessun
bambino-fotocopia ma solo clonazione terapeutica per curare in futuro
molte malattie. È questo l'obiettivo di un gruppo di scienziati
sudcoreani ed americani che hanno annunciato sull'autorevole rivista
«Science» di aver clonato 30 embrioni umani per ottenere cellule
staminali a scopo terapeutico. Il team della Seoul National University,
guidato da Woo Suk Hwang e da Jose Cibelli dell'università del
Michigan, ha prelevato materiale genetico di alcune donatrici e lo ha
combinato con i loro stessi ovuli. Gli embrioni così sviluppati possono
fornire "cellule madri" «capaci di differenziarsi in diversi
tessuti trapiantabili perfettamente compatibili con il sistema immunitario
del donatore, e quindi senza alcuni rischio di rigetto», hanno spiegato
i ricercatori. È quindi più vicina la possibilità di avere a
disposizione riserve di cellule primitive da coltivare per rigenerare
tessuti e organi danneggiati da infarto, ictus, morbo di Parkinson o
diabete.
Secondo
gli esperti si tratta di un passo importante verso la clonazione
terapeutica, ma anche a risollevare l'acceso dibattito etico sulla
possibilità di ottenere embrioni umani in laboratorio al solo scopo di
prelevare da essi cellule staminali. Una possibilità negata dal governo
degli Stati Uniti ai centri pubblici di ricerca, ma alla quale stanno
lavorando molte aziende private e che, grazie alle leggi più permissive
della California, ha deciso da tempo di seguire anche l'università di
Stanford.
Il
professore Hwang Woo Suk ha detto ieri che il suo gruppo è già riuscito
a trasformare le cellule staminali in neuroni: «Ormai la clonazione
terapeutica è una realta. Con l'avvenuto ottenimento di neuroni dalle
cellule staminali embrionali non ci resta ora che dedicarci alla
sperimentazione clinica. E la fase che attualmente stiamo percorrendo è
lo studio di quali tessuti queste cellule vadano a formare e come sia
possibile controllare questo processo». Quelle ottenute sono infatti
cellule pluripotenti, ossia potenzialmente in grado di diventare cioè
neuroni, pelle, ossa o muscoli.
Wang
ha spiegato che il successo è stato possibile grazie alla
collaborazione di volontarie che hanno donato al team ovuli appena
prodotti. L'ottima qualità degli ovuli ha permesso la soddisfacente
riuscita del trapiano di cellule somatiche negli ovuli privati dei
nuclei originari. Tutto è cominciato con 16 volontarie non retribuite e
che avevano firmato un consenso informato. Da esse sono state prelevati
ovociti e cellule somatiche. Il nucleo di queste ultime è stato quindi
trasferito in uno dei loro ovociti, precedentemente privato del suo
nucleo. A questo punto le sostanze presenti nell'ovocita hanno
riprogrammato il nucleo della cellula adulta, facendolo tornare
indietro nello sviluppo. Quindi è cominciato un percorso inverso: la
cellula primitiva ha cominciato a dividersi dando origine a un
embrione. Dai 242 ovociti i ricercatori hanno ottenuto 30 blastocisti
(il massimo stadio raggiungibile prima dell'impianto in utero), da
queste 20 riserve da cui prelevare le cellule staminali ed una linea
cellulare.
Durissima
la critica di monsignor Elio Sgreccia, vicepresidente della Pontifica
accademia per la vita, l'organo vaticano che si occupa di bioetica.
«Sul piano della dottrina etica - ha dichiarato il vescovo - la
clonazione è un illecito tra i più gravi in fatto di riproduzione
umana, e consideriamo la clonazione cosiddetta terapeutica ugualmente
illecita, anzi per certi aspetti peggiore, perché presuppone la
riproduzione di un embrione, nello stadio di blastocisti avanzato, e in
secondo luogo c'è la soppressione per prendere staminali. Dal punto di
vista non solo cattolico si tratta di una procedura carica di illeciti:
due delitti in uno».
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