RASSEGNA STAMPA

12 FEBBRAIO 2004
FRANCESCO PELOSO
[

Il no della chiesa alla «dolce morte» ribadito nell'udienza generale
Wojtyla contro l'eutanasia: «Aiutare i malati è un atto d'amore»
 
“Voglio ricordare che ogni essere umano, anche colui che è segnato dalla malattia e della sofferenza, è un grande dono per la Chiesa e per l'umanità. Nessuno ha il diritto di sopprimere quest'essere a causa della sofferenza”. Con questa affermazione Giovanni Paolo II ha voluto confermare ieri mattina, nel corso dell'udienza generale, il “no” fermo della Chiesa all'eutanasia. Il pontefice non si è limitato ad esprimere una contrarietà di principio, ha infatti indicato una strada alternativa. La sofferenza, secondo Wojtyla, è sempre “un richiamo, affinché ogni sofferente trovi nel proprio ambiente persone pronte ad un paziente sostegno e un premuroso aiuto. La sofferenza è sempre una chiamata a praticare l'amore misericordioso”. E' la proposta di un rapporto con il malato costruito su un'assistenza che non è fatta solo di cure mediche ma anche di vicinanza, di contatto, di accoglienza della malattia altrui. Una capacità di accompagnare il malato terminale, di non abbandonarlo. Perché l'eutanasia è anche rinuncia alla vita sotto forma di rassegnazione; e questo sentimento nasce dalla solitudine estrema di un paziente che sa di non poter guarire. Chi soffre non deve essere lasciato solo, ha spiegato il pontefice, e per questo ha ringraziato medici, infermieri volontari cappellani di ospedale che aiutano i malati. «La loro opera - ha detto il papa - è un atto d'amore».
Non è la prima volta che Wojtyla si schiera contro la pratica dell'eutanasia; e del resto la Chiesa assumendo questa posizione non si riferisce tanto ai casi di ultima ed estrema sofferenza nei quali a volte si alleggeriscono cure che prolungano ormai solo il dolore, quanto piuttosto alla possibilità che l'eutanasia si affermi come legge dello Stato e quindi come principio e fattore culturale della collettività. Qualche anno fa l'Olanda introdusse con un provvedimento legislativo l'eutanasia nel suo ordinamento; in sostanza su richiesta del paziente, dopo consulti medici e un ulteriore approvazione di un giudice, si poteva concedere al malato che lo volesse “la dolce morte”. Si assistette in quel frangente ad una forma di “burocratizzazione” della morte che suscitò scalpore in tutto il mondo. Ma il problema non riguardava solo la morale o la dottrina cristiana, veniva infatti messo in discussione uno dei principi fondamentali della nostra cultura, il cosiddetto giuramento d'Ippocrate che ogni medico deve far suo. Il giuramento risalente al 460 a.c. e impegna il medico a non produrre danno in alcun modo al malato e a non somministrargli cure letali.
Dall'eutanasia, alla clonazione umana alla procreazione assistita la Chiese dell'epoca di papa Wojtyla si è dovuta confrontare con i problemi posti dalla bioetica. La legge sulla procreazione artificiale appena approvata dal Parlamento italiano ha diviso profondamente il Paese eppure la discussione che l'ha accompagnata ha dimostrato quanto fosse forte il bisogno di affrontare in un dibattito pubblico queste tematiche. La pecora Dolly, la prima ad essere stata clonata, è morta un anno fa. Ci si accorse che le sue cellule invecchiavano troppo rapidamente. E tuttavia quell'esperimento ha stimolato la comunità scientifica a battere la strada della clonazione senza escludere quella umana. E' noto che i primi a pensare di creare una razza in laboratorio furono i nazisti. D'altro canto la clonazione a scopi terapeutici promette di curare malattie giudicate inguaribili.

.
inizio pagina
vedi anche
Bioetica