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Il giorno dopo l’approvazione della legge non
sembra fare breccia l’idea del referendum proposto da una parte
dell’opposizione
Fecondazione:
norme a difesa dei più deboli
Il sottosegretario
alla Salute Cursi: una vittoria del concepimento «naturale» Rutelli:
l'Italia può dare l'esempio all'Europa
A ventiquattr'ore dall'approvazione della legge sulla
procreazione assistita, un settore degli oppositori del provvedimento
rilancia l'ipotesi del referendum, che però non sembra al momento
decollare. Intanto sono molte ed autorevoli le espressioni di soddisfazione
per l'"ok" definitivo.
«Una vittoria del concepimento "naturale" della vita nell'ambito
di una coppia». Così il sottosegretario alla Salute, Cesare Cursi,
sottolinea la fine del Far West della provetta: «per anni abbiamo assistito
a vere e proprie distorsioni della natura con nonne-mamme e uteri in affitto».
Le norme sono «quanto mai necessarie ed hanno un solo ed unico scopo: la
difesa del soggetto più debole, di colui che, pur non avendo voce, esiste e
merita il rispetto dovuto a ogni essere umano». L'esponente del governo
mette in evidenza come «anche altri Paesi europei si stanno muovendo su
questa linea di comportamento: infatti in Spagna è in discussione un
progetto di legge simile al nostro». L'iter del provvedimento, a giudizio
del sottosegretario, è stato «un percorso difficile, dove però il dialogo
ed il confronto con tutte le componenti politiche del Parlamento, non è mai
mancato ed è stato sempre costruttivo», tanto che il testo «è stato
appoggiato anche da una parte dell'opposizione».
Alla luce delle polemiche del "giorno dopo", per Francesco
Rutelli «è il momento di abbassare i toni». Il leader della Margherita
resta comunque «convinto che è un bene che l'Italia abbia finalmente una
normativa su questa materia e che dia anche l'esempio in Europa, alla luce
dell'esperienza, mettendo l'accento sul principio di precauzione, piuttosto
che su un'idea di liberalizzazione indiscriminata. Poi l'esperienza ci dirà
se e come introdurre modifiche e aggiustamenti».
La relatrice della legge, l'udc Dorina Bianchi, come esponente del mondo
femminile «è soddisfatta perché finalmente viene tutelato il nascituro,
infatti le donne hanno sempre difeso la maternità e i più deboli».
«Finalmente vengono gar antiti i diritti della donna - aggiunge - e inizia
un controllo effettivo di ciò che avviene nei centri. Nella legge prevale
il principio che la scienza nel suo sviluppo deve sempre rispettare la
vita».
Donato Renato Mosella della Margherita sottolinea che «il problema della
fecondazione assistita tocca una sfera delicatissima quale l'origine della
vita, che pone interrogativi profondi alla coscienza di ciascuno. Non era
possibile perciò affrontarla secondo logiche puramente politiche. Era
necessario che ciascuno fosse libero di decidere secondo coscienza e
rispettando la coscienza altrui». Insomma, insiste il deputato dl, «siamo
di fronte ad una materia scientifica di frontiera, che in quanto tale
presenta non pochi aspetti problematici e contraddittori per gli stessi
uomini di scienza. Tutta la questione della bioetica ci porrà nei prossimi
anni problemi nuovi, che andranno affrontati sotto il profilo etico oltre
che giuridico. Ciò non significa voler ingabbiare la scienza. Spetta però
alla politica impegnare gli uomini di scienza ad usare in modo trasparente
e moralmente accettabile per la collettività le loro conoscenze».
Il professor Domenico Di Virgilio, presidente dell'Associazione medici
cattolici italiani, deputato di Fi, esprime «soddisfazione per il fatto che
«finalmente il Far West e l'assoluto liberismo in un campo così delicato
sono stati cancellati». «Il legislatore - spiega Di Virgilio - ha garantito
in questo modo al neoconcepito di nascere nella propria famiglia naturale,
di conoscere l'identità dei propri genitori e pertanto la propria identità
sia sociale che biologica». Una legge inoltre che «sancisce finalmente il
divieto di clonazione e di sperimentazione sull'embrione, fortemente lesive
della dignità umana».
Anche il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, ha espresso
soddisfazione: «Il Parlamento, con una decisione che va rispettata perché
ha investito le coscienze dei singoli parlamentari si è assunto
coraggiosamente la respons abilità di legiferare su un tema così delicato,
sul quale il paese da tempo attendeva una risposta da parte del
legislatore».
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