![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 FEBBRAIO 2004 |
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«Staccate la spina a mia figlia»
Potremo chiedere di non essere rianimati, se
pensiamo che, in certe condizioni, non ne valga la pena. Ma potremo anche dare
indicazioni su come farci curare, quale assistenza avere e, se le cose
finiscono male, anche quale tipo di funerale ci debba essere fatto. Potremo
indicare una persona di fiducia che si occupi di far rispettare le nostre
volontà, ma alla fine sarà un medico a decidere: se farà diversamente da come
abbiamo lasciato scritto, dovrà giustificarsi. E' il "Living Will",
tradotto in italiano con "Dichiarazioni Anticipate di Trattamento" o
"Testamento biologico", le nostre volontà per quando non saremo più
in grado di decidere. Una opzione che negli Stati Uniti è già legge da dieci
anni e che in Europa è stata affrontata nel '97 con la Convenzione europea di
bioetica, nota come "Convenzione di Oviedo".
Ieri a Roma, a Palazzo Chigi, il Comitato Nazionale di Bioetica ha presentato
il suo progetto di "Living Will" approvato all'unanimità da tutti i
membri del comitato. E' la risposta ad una sollecitazione del ministro Sirchia
e, prima di lui, di Giuliano Amato nella precedente legislatura. I bioetici
hanno fatto il loro lavoro, ora tocca al governo e al Parlamento (dove sono in
discussione alcuni progetti di legge) fare le norme.
Il Testamento biologico è un documento, spiega il Comitato, «con il quale una
persona, dotata di piena capacità, esprime la sua volontà circa i trattamenti
ai quali desidererebbe o non desidererebbe essere sottoposta nel caso in cui,
nel decorso di una malattia o a causa di traumi improvvisi, non fosse più in
grado di esprimere il proprio consenso o il proprio dissenso informato».
Può essere solo scritto, non può essere troppo vecchio («perché la medicina
cambia», ha spiegato il presidente del Comitato Nazionale di Bioetica,
D'Agostino) e non può prevedere la richiesta di eutanasia. Il problema che ha
reso lungo e difficile il dibattito in questi anni è ruotato attorno ad un nodo
fondamentale: chi decide davvero, il medico o il paziente. Il compromesso
trovato al Comitato Nazionale di Bioetica ha permesso di licenziare il
rapporto, ma certo potrebbe aprire la porta a nuovi contenziosi legali, una
volta che diventasse legge. Il "Living Will" prevede infatti la
possibilità di indicare un fiduciario, non necessariamente un familiare, che si
occupi di far rispettare le nostre volontà. Ma dall'altra parte del tavolo c'è il
medico che ci ha in carico: secondo il documento del CNB il sanitario deve
tener conto delle disposizioni del testamento biologico. Ma può anche ritenere
di non attuarle, e in questo caso «avrebbe l'obbligo di motivare» la sua
scelta.