[Remo Bodei: «L'etica,
mezzo per orientarsi nell'era globale»
L'identità in
conflitto dell'uomo moderno: è l'attualità di Pirandello
Autore di numerosi saggi, con all'attivo più di 200
articoli e un suo posto nel ponderoso "Le filosofie del Novecento"
edito da Bruno Mondadori, Remo Bodei è oggi a Trento per "Theatrum
philosophicum. Il Novecento e i linguaggi della modernità", ciclo di
incontri, conferenze e seminari sui temi filosofici nel teatro contemporaneo,
organizzato dall'Università.
L'appuntamento è alle 17 alla facoltà di Lettere (aula 1), in via S.Croce.
Parlerà di Luigi Pirandello: "Scissione della coscienza e personalità
multiple". E' un piacere sentire Bodei, sempre attento al dibattito
culturale, che si discuta di biotecnologie o di convivenza. Raggiunto
telefonicamente a Pisa, dove è docente di storia della filosofia
all'Università, il filosofo inizia con un ricordo di Norberto Bobbio che della
facoltà di Sociologia, a Trento, fu direttore nel 1970. "Lo conoscevo da
30 anni. E' uno dei maestri indimenticabili per il suo rigore e l'onestà
intellettuale. Con lui si discuteva sempre in maniera non banale. Le sue
risposte non erano mai preconfezionate. Era un uomo ammirevole. Resta il suo
insegnamento non solo come studioso ma anche come persona".
A Trento lei parlerà di Pirandello. Quale l'attualità del
"siciliano"?
«C'è in Pirandello la coscienza dei drammi che si svolgono sia all'interno
dell'individuo che nel rapporto tra l'individuo e la società. In lui non c'è
più l'idea dell'uomo intero, integro, tutto d'un pezzo, che sa sempre cosa è
giusto fare. Nella sua produzione ci sono sessanta opere, tra romanzi, racconti
e lavori teatrali, che trattano della scissione della coscienza e della
moltiplicazione delle personalità. In Pirandello c'è l'idea che dentro di noi
stanno molte anime tra loro in conflitto».
E' l'eterno conflitto con noi stessi e tra noi e la società.
«Vede. E' soltanto lo stato civile che ci attribuisce un'identità, che ci da un
nome e un cognome. Tempo, spazio e necessità, "le trappole della
vita", come le chiama Pirandello, sono le coordinate entro le quali
nasciamo, senza volerlo, in una determinata città, condizionati da tradizioni
locali, familiari e nazionali che ci spingono ad un ruolo fisso. A fronte di
tutto questo c'è la ribellione al ruolo di "Uno, nessuno e
centomila"».
In un mondo dominato dalla tecnica, il filosofo a che "serve"?
«A nulla, ma neanche la musica di Mozart serve a qualche cosa. Direi però che
la filosofia "serve", anche se il termine è limitato, ad orientarsi
in un mondo in continua trasformazione in cui la tecnica ci dà solo risposte
parziali. Il filosofo si pone domande che riguardano noi stessi e il nostro
rapporto con il mondo, è un aumento di consapevolezza. Senza 2500 anni di
filosofia il mondo sarebbe ancor più violento, più fanatico, più credulone».
Nel concreto, cosa significa?
«Vuol dire che dobbiamo evitare un doppio errore: il nuovismo in base al quale
si crede che tutto nasce dal nulla, e il "passatismo" che fa della
tradizione un macigno. Il mondo non nasce ogni giorno continuamente e non è
senza passato. Nello stesso tempo non possiamo credere che nulla cambi e che,
comunque, i cambiamenti siano superficiali. E' invece necessario concepire la
realtà come qualche cosa in movimento e in base a questo determinare nuove
regole».
Parlando di globalizzazione, quello che lei dice come si può realizzare?
«Ad esempio con nuove regole nei confronti dei poteri occulti, intendendo con
questi le grandi società multinazionali, i paradisi fiscali, i mercati
finanziari, per stare all'attualità penso alla Parmalat. E' ora di strappare
questo velo mistico che avvolge tutto ciò con nuove regole e nuovi controlli.
Questa globalizzazione, che attraverso la tecnica ha assunto un ruolo diverso
rispetto al passato, sta riducendo il ruolo degli Stati nazionali. Tutto ciò
riguarda anche la filosofia e l'etica». |