RASSEGNA STAMPA

14 GENNAIO 2004
PAOLO PIFFER
[Remo Bodei: «L'etica, mezzo per orientarsi nell'era globale»
L'identità in conflitto dell'uomo moderno: è l'attualità di Pirandello


Autore di numerosi saggi, con all'attivo più di 200 articoli e un suo posto nel ponderoso "Le filosofie del Novecento" edito da Bruno Mondadori, Remo Bodei è oggi a Trento per "Theatrum philosophicum. Il Novecento e i linguaggi della modernità", ciclo di incontri, conferenze e seminari sui temi filosofici nel teatro contemporaneo, organizzato dall'Università.
L'appuntamento è alle 17 alla facoltà di Lettere (aula 1), in via S.Croce. Parlerà di Luigi Pirandello: "Scissione della coscienza e personalità multiple". E' un piacere sentire Bodei, sempre attento al dibattito culturale, che si discuta di biotecnologie o di convivenza. Raggiunto telefonicamente a Pisa, dove è docente di storia della filosofia all'Università, il filosofo inizia con un ricordo di Norberto Bobbio che della facoltà di Sociologia, a Trento, fu direttore nel 1970. "Lo conoscevo da 30 anni. E' uno dei maestri indimenticabili per il suo rigore e l'onestà intellettuale. Con lui si discuteva sempre in maniera non banale. Le sue risposte non erano mai preconfezionate. Era un uomo ammirevole. Resta il suo insegnamento non solo come studioso ma anche come persona".
A Trento lei parlerà di Pirandello. Quale l'attualità del "siciliano"?
«C'è in Pirandello la coscienza dei drammi che si svolgono sia all'interno dell'individuo che nel rapporto tra l'individuo e la società. In lui non c'è più l'idea dell'uomo intero, integro, tutto d'un pezzo, che sa sempre cosa è giusto fare. Nella sua produzione ci sono sessanta opere, tra romanzi, racconti e lavori teatrali, che trattano della scissione della coscienza e della moltiplicazione delle personalità. In Pirandello c'è l'idea che dentro di noi stanno molte anime tra loro in conflitto».
E' l'eterno conflitto con noi stessi e tra noi e la società.
«Vede. E' soltanto lo stato civile che ci attribuisce un'identità, che ci da un nome e un cognome. Tempo, spazio e necessità, "le trappole della vita", come le chiama Pirandello, sono le coordinate entro le quali nasciamo, senza volerlo, in una determinata città, condizionati da tradizioni locali, familiari e nazionali che ci spingono ad un ruolo fisso. A fronte di tutto questo c'è la ribellione al ruolo di "Uno, nessuno e centomila"».
In un mondo dominato dalla tecnica, il filosofo a che "serve"?
«A nulla, ma neanche la musica di Mozart serve a qualche cosa. Direi però che la filosofia "serve", anche se il termine è limitato, ad orientarsi in un mondo in continua trasformazione in cui la tecnica ci dà solo risposte parziali. Il filosofo si pone domande che riguardano noi stessi e il nostro rapporto con il mondo, è un aumento di consapevolezza. Senza 2500 anni di filosofia il mondo sarebbe ancor più violento, più fanatico, più credulone».
Nel concreto, cosa significa?
«Vuol dire che dobbiamo evitare un doppio errore: il nuovismo in base al quale si crede che tutto nasce dal nulla, e il "passatismo" che fa della tradizione un macigno. Il mondo non nasce ogni giorno continuamente e non è senza passato. Nello stesso tempo non possiamo credere che nulla cambi e che, comunque, i cambiamenti siano superficiali. E' invece necessario concepire la realtà come qualche cosa in movimento e in base a questo determinare nuove regole».
Parlando di globalizzazione, quello che lei dice come si può realizzare?
«Ad esempio con nuove regole nei confronti dei poteri occulti, intendendo con questi le grandi società multinazionali, i paradisi fiscali, i mercati finanziari, per stare all'attualità penso alla Parmalat. E' ora di strappare questo velo mistico che avvolge tutto ciò con nuove regole e nuovi controlli. Questa globalizzazione, che attraverso la tecnica ha assunto un ruolo diverso rispetto al passato, sta riducendo il ruolo degli Stati nazionali. Tutto ciò riguarda anche la filosofia e l'etica».
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