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ELZEVIRO Torna il filosofo liberale
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Leoni, un italiano alla scuola di Vienna
Capita talvolta di godere di maggiore
notorietà all'estero piuttosto che in patria. Il che è accaduto, fra gli
studiosi italiani di scienze sociali, a Guglielmo Ferrero nella prima metà
del Novecento e a Bruno Leoni nella seconda metà. Le loro vicende hanno una
singolare somiglianza, anche nella durata (oltre trent’anni) dell'eclissi che
si è abbattuta sulle opere da essi prodotte. Soffermiamoci su Leoni. Questi,
a differenza di Ferrero, ha insegnato in Italia. Ed è stato, a livello
internazionale, un personaggio di primo piano della cultura liberale.
L'interesse degli studiosi italiani per il suo penetrante lavoro si è
manifestato solo a partire dagli anni Novanta. Il maggiore momento si è avuto
per meritoria iniziativa di Raimondo Cubeddu e della casa editrice
Liberilibri di Macerata, che hanno reso disponibile la traduzione italiana di
Freedom and the law , un'opera che nella sua originaria versione aveva
già avuto tre ristampe. A ciò ha fatto seguito la raccolta e la
ripubblicazione di altri testi, a cui ora si aggiunge il recupero, per la
cura di Carlo Lottieri, delle Lezioni di filosofia del diritto ,
tenute da Leoni presso l'Università di Pavia nel 1959. Tale recupero è stato
di poco preceduto da una documentata monografia di Antonio Masala, che ha per
titolo Il liberalismo di Bruno Leoni . Entrambi i volumi compaiono per
i tipi dell’editore Rubbettino, che ha già annunziato la ripubblicazione
delle leoniane Lezioni di dottrina dello Stato .
Sembra quindi che Leoni si avvii ad avere in patria quel rilievo culturale
che non gli è mancato sul piano internazionale, dove il suo nome è
normalmente associato a quelli di Ludwig von Mises e di Friedrich A. von
Hayek: i maggiori esponenti di terza e quarta generazione della Scuola
austriaca di economia. Il che costituisce un legame che potrebbe a prima
vista sembrare sorprendente: perché Leoni viene di solito considerato un
filosofo del diritto. Ma egli ha scavalcato le frontiere della propria
disciplina, come gli «austriaci» hanno oltrepassato i rigidi confini
dell'economia. Il loro incontro è avvenuto al di fuori degli ambiti disciplinari,
in quel territorio, particolarmente fecondo, in cui si trovano i problemi.
Mises, Hayek e Leoni si sono intellettualmente incontrati davanti al problema
rappresentato dal come articolare le istituzioni di una società libera. E, se
Mises ha reso palese l'impossibilità che il mercato e il connesso sistema dei
prezzi siano sostituiti dalla volontà di un'autorità centrale, Leoni ha
mostrato come il diritto generato dalle interazioni sociali non possa essere
sostituito dalla legislazione prodotta dai parlamenti. Non solo.
Se Hayek ha insistito sulla dispersione delle conoscenze all'interno della
società, Leoni è disceso nel profondo delle istituzioni giuridiche romane,
per dire (con Catone il Censore) che quelle istituzioni non furono il «frutto
della creazione personale di un solo uomo, ma di moltissimi», e nel «corso di
una serie di secoli e di generazioni»; con il che il filosofo torinese ha
energicamente respinto la presuntuosa idea che si possano «concentrare tutti
i cervelli nella testa di un solo uomo».
L eoni ha fatto anche di più. Ha spiegato in termini individualistici
l'ordinamento giuridico. È partito dalle «pretese» individuali, ponendo in
connessione quelle di ciascuno con quelle degli altri. E ha visto in ciò il
farsi dell'ordinamento giuridico. Un'idea che consente di «catturare» anche
tramite il linguaggio del diritto quel sistema di cooperazione basato sullo
scambio e a cui diamo sovente il nome di mercato. La «lettura» economica
avviene mediante i concetti di domanda e di offerta; la «lettura» giuridica
si realizza attraverso il concetto di «pretesa» e la sua applicazione in un
contesto di reciprocità. Prezzi e norme sono pertanto entità simmetriche e
vengono generati dallo stesso processo sociale.
La doppia «lettura» della medesima realtà cooperativa ha consentito a Leoni
di chiarire che «ogni atto economico è di regola anche un atto giuridico». Da
cui segue che il sistema della libertà economica è tale, perché esso è
strettamente legato a un habitat giuridico che permette ai cittadini di annullare
le interferenze altrui, ivi comprese quelle delle «autorità». Siamo qui molto
lontani da Kelsen e dal positivismo giuridico.
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