![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 GENNAIO 2004 |
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Tanti
anni fa, nell'età d'oro della filosofia della scienza, quando Rudolf Carnap
seguiva le orme di Bertrand Russell e Ludwig Wittgenstein, e Moritz Schlick
riuniva i suoi giovani allievi a parlare di fisica e di conoscenza, le cose
erano semplici. C'era "la scienza", che ci garantiva un sapere
affidabile (certo o probabile che fosse), c'era l'esperienza, la solida base
su cui erigere l'edificio del Sapere, e c'era "il metodo", che
ci spiegava come giungere alla scienza passando, per l'esperienza. Poi le
cose si sono complicate: l'unità della scienza, il rapporto con l'esperienza,
l'idea
stessa di metodo scientifico sono stati soggetti
a una serie di revisioni critiche che hanno definitivamente frustrato il sogno
"fondazionalista".
Ma
la scienza è ancora con noi. O meglio lo sono le varie discipline scientifiche,
alle quali ci affidiamo tuttora per comprendere e modificare il mondo. E
all'interno delle varie scienze permangono e si sviluppano metodi
sempre più sofisticati per la ricerca della verità o, quanto meno, per
la giustificazione delle ipotesi, il controllo sperimentale, la valutazione dei
risultati di una ricerca. E ciascuna di queste scienze, moltiplicando come in
un gioco di specchi l'antica
visione neo-empirista,
intrattiene rapporti fecondi con una varietà di problemi filosofici, sia
specifici per la singola disciplina, sia generali e comuni a più settori di ricerca.
La crisi delle visioni
unitarie
di scienza e metodo ha quindi moltiplicato e non diminuito l'esigenza della
riflessione filosofica; così come il progredire della ricerca in settori sempre
più ampi ha accresciuto il peso filosofico del pensiero scientifico.
Di
tutto ciò rende conto in modo ricco e approfondito Filosofie delle scienze,
volume collettaneo curato da
Nicla Vassallo, che fin dal titolo è un inno alla visione
"plurale" delle scienze e della conoscenza. Il testo contiene, oltre
all'introduzione di Vassallo, undici contributi dedicati alle filosofie di
altrettante scienze: biologia (D. Walsh), chimica (R. Hendry), economia (D.
Hausman), fisica (M. Dorato), logica (D. Giaretta), matematica (E. Monconi),
medicina (G. Corbellim), psicoanalisi (A. Pagnini), psicologia (A. Civita), scienze
cognitive (M. Frixione), scienze sociali (D. Sparti).
La
prima impressione che scaturisce dalla lettura dei diversi contributi è quella
di una grande ricchezza concettuale, unita alla presenza di alcune preoccupazioni
teoretiche comuni. Per quel che riguarda il primo aspetto, "la
quantità" di tematiche filosoficamente rilevanti connesse alle singole scienze è tale da sorprendere il non
addetto ai lavori.
Se facciamo filosofia della chimica, dobbiamo chiederci se esistono
genuini poteri causali attribuibili alle sostanze chimiche, o se tutto si
riduce alla costituzione fisica, toccando le questioni classiche della
riduzione e dell'emergenza. In filosofia della biologia possiamo interrogarci
sullo statuto epistemologico della teoria dell'evoluzione e sulla natura della spiegazione biologica. Occupandoci di
economia, affrontiamo i temi della razionalità, dell'interesse personale,
del benessere, della giustizia. La medicina vede il conflitto tra il modello
biosperimentale e quello epidemiologico, la discussione circa la spiegazione causale
della malattia, la definizione stessa di salute e malattia. E questo è solo
l'inizio: la fisica ci mette di fronte al significato filosofico delle grandi
rivoluzioni, relativistica e quantistica; la psicoanalisi ha da sempre uno
statuto controverso, come, per altri versi, la psicologia e le scienze sociali;
le neonate scienze cognitive tentano di far coesistere un estremo pluralismo esplicativo
all'interno del quadro unitario offerto dal paradigma computazionale che assimila
mente ed elaborazione dell'informazione.
Passando
alle preoccupazioni teoretiche comuni, la centralità che assumono i temi della spiegazione,
della riduzione, dell'efficacia causale, sembra rivalutare alcune tematiche
care alla filosofia della scienza "classica". Ripensate
in un contesto che, più che di
pluralismo al singolare, fa riferimento ad almeno tre "pluralismi": un
pluralismo di metodi (nelle varie discipline, ma anche all'interno dei singoli
settori, come testimoniano biologia, psicologia, medicina, scienze sociali), un
pluralismo di leggi (legate ai diversi concetti di spiegazione), un pluralismo
di entità: le ontologie speciali di cui trattano le varie scienze non collimano, e qualche volta appaiono in
conflitto.
Di
fatto, il pluralismo delle entità
potrebbe far sorgere qualche nostalgia della perduta unità:
non abitiamo forse "unico" mondo? E non sarebbe bello che tutta la
varietà "emergente" ai più alti livelli di complessità si
manifestasse a partire da principi di base dei livelli più semplici (giù giù
fino alla fisica)? Vassallo rifugge questa tentazione, fin nella scelta di
ordinare le discipline in ordine alfabetico, rifiutando ogni gerarchia a priori. E caratterizza ciò che è
comune alle varie scienze nei termini
delle «somiglianze di famiglia» care a Wittgenstein (criteri vaghi e necessariamente
imprecisi, per quanto non arbitrari). Tuttavia spesso nei singoli saggi sembra
trasparire l'esigenza di una convergenza e di un'integrazione tra i saperi. Fallibilismo, pluralismo,
relatività ontologica sono ingredienti di una ricetta filosofica che potrebbe
decostruire, e non solo spiegare la molteplicità delle conoscenze scientifiche.
Tanto più che - adottando lo slogan carnapiano: «in logica non c'è morale» - la
curatrice sembra programmaticamente rinunciare al riferimento alle
"virtù" epistemiche che caratterizzano l'impresa scientifica. Restano
le scienze, intrise di filosofia, e le molte affascinanti questioni concettuali
che sorgono al loro interno. Abbastanza per essere grati a lei e agli autori
per questo prezioso strumento. E per ricominciare, ciascuno per proprio conto,
a ripensare le scienze.