RASSEGNA STAMPA

28 DICEMBRE 2003
GILBERTO CORBELLINI
[Non è il Dna il segreto della vita

Alla fine del 2003 saranno rimasti pochi a non sapere chi sono e che cosa hanno fatto James Watson e Francis Crick; o che cosa grosso modo è il Dna.  Anche in Italia sono state promosse numerose iniziative per ricordare l'evento scientifico ritenuto forse il più importante per la biologia del Novecento.  Alcune mostre sono state allestite negli ultimi mesi, sotto gli auspici del ministero dell'Istruzione, dell'università e della ricerca, prima a Napoli e ora anche a Milano (Museo della Scienza della Tecnica "Leonardo da Vinci"), a Roma (Centrale Montemartinì) e a Padova.

L'enfasi con cui è stato celebrato il contributo di Watson e Crick ha praticamente fatto dimenticate che esattamente trent'anni fa veniva inventata, all'Università di Stanford in California, la tecnica per scombinare il Dna stesso; ovvero che esattamente da tre decenni viviamo nell'era dell'ingegneria genetica. E, leggendo qua e là quanto è stato scritto sul Dna in chiave celebrativa, sembra che non ci si sia proprio accorti che con il sequenziamento del genoma umano forse si è definitivamente esaurita la spinta propulsiva dell'idea che nel Dna sia contenuta la spiegazione della vita.

Michel Morange, biologo molecolare all'Ecóle normale supérieure di Parigi, e uno dei migliori storici della biologia molecolare, analizza criticamente nel suo ultimo libro i procedimenti concettuali che nella storia della biologia hanno cercato di rispondere alla domanda «che cosa è la vita?».  E si sofferma sulle ragioni che nel corso dell'ultimo decennio hanno definitivamente messo in crisi quella che sembrava la risposta definitiva.  Vale a dire il concetto emerso con la scoperta della struttura del Dna e la decifrazione del codice genetico per cui la vita coinciderebbe con l'informazione genetica. I sistemi viventi sarebbero, secondo la visione divulgata dalla biologia molecolare negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, riconducibili all'informazione contenuta nelle sequenze del Dna.

Morange sottolinea che la scoperta degli Rna con funzioni catalitiche - i rìbozimi - ha dimostrato che l'informazione genetica e il codice genetico sono un'invenzione successiva del mondo vivente, ovvero un modo escogitato per riprodurre più efficacemente l'organizzazione biologica.  Prima che il Dna diventasse la molecola che porta l'informazione genetica esisteva il mondo dell'Rna, che racchiudeva in sé entrambe le funzioni che successivamente si sarebbero separate, ovvero quella di funzionare allo stesso tempo come memoria sia e come catalizzatore di reazioni chimiche.  Il Dna sta alla vita, afferma Morange, come la scrittura sta alla parola.

Gli acidi nucleici, peraltro. non devono le loro proprietà genetiche al fatto di essere dei polimeri o di potersi duplicare, ma alla trama di relazioni tra le loro proprietà e determinate funzioni intracellulari consente la riproduzione dì queste funzioni.  Anche per quanto riguarda i geni è entrata da tempo in crisi la visione ontologica tradizionale, che associava fisicamente e univocamente un gene a una data sequenza nucleidica e quindi a una altrettanto data funzione; geni ritenuti essenziali possono essere inattivati senza conseguenze e geni già noti trovano sempre nuove funzioni.

L'informazione biologica, ovvero le determinazioni che operano nella costruzione e nel funzionamento dei sistemi viventi non coincide dunque con il loro genoma, cioè con il loro Dna, come dimostra peraltro il fatto che i dati riguardanti le sequenze genomiche non fanno aumentare le conoscenze sui meccanismi fisiologici, e che sono sempre pìù in auge ì progetti cosiddetti di "postgenomíca".  Il che non vuol dire che il Dna non conti nulla, ma soltanto che il suo ruolo va compreso in un contesto evolutivo e funzionale.

La spiegazione della vita a livello genomico è utile ormai solo a chi vuole dare una parvenza di scientificità a posizioni metafisiche.  Consente ai teologi, ai filosofi e agli antievoluzionisti di argomentare contro l'ingegneria genetica e cellulare, o contro le idee di Darwin; ovvero dì far coincidere il genoma con l'identità individuale, come i bioeticisti cattolici, per attribuire in modo alquanto contraddittorio uno statuto etico a stadi dello sviluppo umano nei quali non esiste la minima traccia o potenzialità al di fuori dì un contesto che la realizzi, della persona.

Ma, allora, che cosa è la vita?  Morange osserva che non esiste a tutt'oggi una risposta a questa domanda che metta d'accordo tutti i biologi. Le caratteristiche comuni a tutti gli esseri viventi sono: a) il possesso di strutture molecolari complesse e in grado di produrre organizzazione acidi nucleici e le proteine; b) la capacità di mantenere con continuità, scambiando materia ed energia con l'ambiente esterno, un insieme enorme di reazioni chimiche estremamente specifiche (metabolismo); c) la capacità di riprodursi in modo imperfetto (evoluzione).

I ricercatori che studiano i differenti aspetti tendono a privilegiare una o l'altra di queste caratteristiche.  Ma esse sono strettamente collegate. Le strutture molecolari complesse, come gli acidi nucleici e le proteine, rendono possibili le reazioni chimiche del metabolismo, che mantengono in vita gli organismi e consentono loro di riprodursi. Il metabolismo permette la sintesi delle molecole complesse. La capacità di riprodursi in modo imperfetto rende possibile l'adattamento del metabolismo e delle strutture molecolari all'ambiente.

 

Michel Morange, «La vie expliquèe. 50 ans aprés la double helice», Odile Jacob, Parigi 2003, € 22,50

 

 

 

 

 

 

 

 

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