![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 DICEMBRE 2003 |
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I medici
inglesi: «Organi in vendita» |
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Proposta choc per un
mercato «etico e controllato dal servizio sanitario pubblico» |
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Un «mercato etico» degli organi,
offerti da persone vive, per salvare vite umane e porre fine allo
sfruttamento delle popolazioni più povere, spesso costrette a vendere organi
per sopravvivere. E' la proposta choc della comunità medica britannica, appoggiata da alcuni
tra i principali chirurghi del Paese, ma allo stesso tempo criticata
duramente da altri luminari della scienza, secondo i quali l'iniziativa - che
richiederebbe una modifica legislativa - peggiorerebbe una situazione già
difficile. Nel Regno Unito, una legge del 1989 (la Human Organ Transplants Act) vieta
di accettare organi da persone con le quali non ci sia un rapporto di
parentela, a meno che non ci sia l'autorizzazione di un'apposita commissione
medica. Anche in quel caso, però, il passaggio dell'organo non può avvenire
dietro il pagamento di una somma di denaro. Ma John Harris, professore di bioetica all'università di Manchester, ed
uno dei principali promotori della proposta, ritiene che questa legge sia
controproducente e oggi la potente organizzazione che rappresenta i medici
del Paese - la British Medical Association - comincia un dibattito a porte
chiuse sul possibile cambiamento radicale del sistema. Harris, scrive il quotidiano britannico The Guardian, sosterrà che i
donatori sani che vogliono cedere un rene o una parte del fegato ad un
paziente malato hanno il diritto di farlo. Un «mercato etico e legale» degli
organi potrebbe salvare migliaia di vite umane, ha osservato il professore,
ma è importante che sia altamente regolamentato. L'associazione muove così il primo passo per cercare di abbattere il muro
etico, finora apparentemente insormontabile, secondo cui è sbagliato creare
un mercato degli organi. Harris vuole gettare le basi legali per permettere
al servizio sanitario nazionale di comprare organi da donatori vivi in Europa
ed ha le idee molto chiare. Secondo il docente dell'Università di Manchester, infatti, un sistema di
compravendita legale degli organi dovrebbe essere gestito di fatto dal
servizio sanitario nazionale, che dovrebbe avere il monopolio sull'acquisto
degli organi. Per i donatori, sarebbero previsti incentivi a fronte dei
rischi che correrebbero, come pagamenti esentasse ed il mantenimento di
eventuali sussidi statali. Harris preferisce non pronunciarsi sulle somme di denaro, la cui entità
dovrebbe essere notevole. Sotto la direzione della sanità pubblica, sostiene
Harris, verrebbero garantiti non solo gli standard dei trapianti, ma anche la
destinazione degli organi, che andrebbero ai pazienti con maggior bisogno. Non concorda il professor Alastair Campbell della Bristol University,
secondo il quale l'idea di un mercato «etico e regolamentato» è «una
leggenda». Un mercato del genere, aggiunge, equivarrebbe allo sfruttamento
del corpo umano e non migliorerebbe la situazione per i poveri. |
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