![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 4 DICEMBRE 2003 |
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«Gli
organi? Compriamoli dai vivi»
La proposta, avanzata da un gruppo di medici inglesi,
prevede l'acquisto di organi per facilitare i trapianti. Ma l'ordine
professionale boccia l'iniziativa
Gran Bretagna
Sono seimila le persone che a marzo erano in attesa di un organo per il
trapianto. E nell'ultimo anno 400 malati sono morti aspettando l'intervento.
Una situazione che ora alcuni medici sperano di modificare proponendo
l'acquisto di organi da persone disposte, dietro pagamento, a cedere un rene,
parte del fegato o midollo osseo.
Il dibattito sulla donazione degli organi in
Gran Bretagna ha raggiunto la fase propositiva. Con una dichiarazione che farà
certamente discutere alcuni tra i medici più famosi del paese, ieri, hanno chiesto
la possibilità per il servizio sanitario nazionale (Nhs) di pagare donatori di
organi ancora in vita. Questo per cercare di far fronte alla cronica carenza di
organi. Secondo i medici, donatori viventi potrebbero essere più disponibili a
cedere un rene, parte del fegato o midollo osseo dietro compenso. La proposta è
stata fatta ad una conferenza che si è svolta ieri, ma ha visto il netto
rifiuto della British Medical Association. Eppure, sostengono i medici, a marzo
c'erano seimila persone in lista d'attesa per un trapianto di organi che non
c'erano. A rendere più grave la situazione il fatto che negli ultimi dodici
mesi, quattrocento persone sono morte proprio perché non è stato possibile
effettuare il trapianto. Nel Regno unito, dicono ancora gli autori della
proposta, i donatori viventi sono strategici e fondamentali per quel che
riguarda la donazione dei reni. Si tratta di persone che sacrificano un organo
perfettamente funzionante per salvare magari un parente. Lo fanno a titolo
gratuito e personale. Secondo i medici un incentivo monetario potrebbe
aumentare il numero dei donatori. Pagare per un organo da trapianto è illegale
in quasi tutto il mondo: fiorente invece è il mercato nero degli organi. Un bel
film recente di Stephen Frears («Dirty Pretty Things») ambientato a Londra
denuncia proprio il traffico di organi di cui spesso sono vittime (nel senso
che vengono comprati e venduti esclusivamente per i loro organi) bambini e
cittadini immigrati. In qualche modo la proposta, argomentano i medici, potrebbe
anche aiutare a colpire il mercato nero degli organi.
La posizione dell'associazione medica britannica è stata
però inequivocabile. Il professor Michael Wilks ha detto che «la Bma è
assolutamente contraria al pagamento dei donatori in cambio di organi e non ha
intenzione di cambiare la sua politica». A Wilks rispondono alcuni esperti di
bioetica, sostenendo che «un mercato etico» degli organi è non solo possibile
ma anche auspicabile. Scrivendo nella rivista della British Medical
Association, uno di questi esperti, il professor Harris, ha scritto che «il
servizio sanitario nazionale potrebbe comprare organi e tessuti come acquista
macchinari per la dialisi o droghe. Potrebbe quindi mettere a disposizione
questi organi sulla base dell'urgenza e secondo principi di una equa
distribuzione. Il paziente non dovrebbe pagare nulla».
Il dibattito sulla donazione di organi (e sulla carenza
cronica di questi ultimi) è in corso da tempo. E ha prodotto anche qualche
esperimento. Per esempio a Bristol il Frenchay Hospital sta conducendo un
programma pilota volto ad aumentare il numero di donatori di organi.
Riprendendo un'idea sperimentata in Spagna, l'ospedale si è dotato di un team
che ha come compito quello di identificare potenziali donatori e quindi di
rivolgersi ai loro parenti per ottenere il consenso alla donazione. Dopo
Bristol, oggi l'esperimento è condotto a macchia di leopardo un po' in tutto il
paese. Ci sono trenta squadre al lavoro in diversi ospedali. In Spagna il
progetto è ormai parte integrante dei programmi di cento ospedali e non è un
caso, dicono gli organizzatori, che la Spagna sia oggi il paese in cui si
effettuano più trapianti al mondo. Secondo il progetto gli organi vengono
registrati in una sorta di centrale di controllo messa in piedi dall'organizzazione
nazionale per i trapianti. Se non ci sono emergenze, ogni singolo ospedale può
utilizzare gli organi per quei casi definiti non urgenti. Una recente indagine
ha rivelato che nonostante la maggioranza della popolazione sia a favore della
donazione degli organi, alla prova dei fatti soltanto una persona su sei si è
iscritta al registro nazionale dei donatori. I casi di decessi degli ultimi
mesi hanno spinto ieri i medici a sottolineare, anche in modo provocatorio, la
necessità di nuove strategie per assicurare che chi ne ha bisogno possa
effettuare il trapianto e possibilmente in tempi rapidi.
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