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LONDRA. Proposta della comunità medica britannica
Organi
«doc» in vendita contro il traffico illegale
Londra. Un «mercato
etico» degli organi, offerti da persone vive, per salvare migliaia di vite
umane e porre fine allo sfruttamento delle popolazioni più povere. È la
proposta shock della comunità medica britannica, appoggiata da alcuni tra i
principali chirurghi del Paese, ma allo stesso tempo criticata duramente da
altri luminari della scienza, secondo i quali l’iniziativa - che
richiederebbe una modifica legislativa - peggiorerebbe una situazione
già difficile. Nel Regno Unito, una legge del 1989 (la Human Organ Transplants
Act) vieta infatti di accettare organi da persone con le quali non ci
sia un rapporto di parentela, a meno che non ci sia l’autorizzazione di
un’apposita commisione medica. Anche in quel caso, però, il passaggio
dell’organo non può avvenire dietro il pagamento di una somma di denaro. Ma
John Harris, professore di bioetica all’università di Manchester ed uno dei
principali promotori della proposta, ritiene che questa legge sia
controproducente e la potente organizzazione che rappresenta i medici del Paese
- la British Medical Association - comincia un dibattito a
porte chiuse sul possibile cambiamento radicale del sistema. Harris, scrive il
quotidiano britannico « The Guardian » , sosterrà che i
donatori sani che vogliono cedere un rene o una parte del fegato ad un paziente
malato hanno il diritto di farlo. Un «mercato etico e legale» degli organi
potrebbe salvare migliaia di vite umane, ha osservato il professore, ma è
importante che sia altamente regolamentato.
L’associazione muove così il primo passo per cercare di abbattere il muro
etico, finora apparentemente insormontabile, secondo cui è sbagliato creare un
mercato degli organi. Harris vuole gettare le basi legali per permettere al
servizio sanitario nazionale di comprare organi da donatori vivi in Europa ed
ha le idee molto chiare.
Secondo il docente dell’Università di Manchester, infatti, un sistema di
compravendita legale degli organi dovrebbe essere gestito di fatto dal servizio
sanitario nazionale . Per i donatori, sarebbero previsti incentivi a
fronte dei rischi, come pagamenti esentasse ed il mantenimento di eventuali
sussidi statali.
La British Medical Association ha rivelato che nel 1997 una società turca
chiedeva 22.000 sterline (oltre 30.000 euro odierni) per trapianti di reni
ottenuti da donatori indiani o russi. Nel Regno Unito, la lista d’attesa per il
trapianto degli organi è aumentata del 31% negli ultimi dieci anni. Ed i tempi
di attesa vanno da una media di 506 giorni per un rene a 60 giorni per un
fegato.
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