![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 3 DICEMBRE 2003 |
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Morto il
filosofo che ha indagato su macchine e mente
Somenzi, l’umanità degli automi
IL ragionamento può essere meccanizzato?, si chiedeva all'inizio degli anni
Cinquanta Vittorio Somenzi in occasione di uno dei primi congressi di
cibernetica tenutosi a Londra. In quegli anni la cibernetica si presentava come
una disciplina emergente, in grado di dischiudere nuovi orizzonti. Grazie a una
macchina intelligente, Alan Turing aveva decifrato il codice segreto usato dai
tedeschi per intercettare i sommergibili alleati e ideato un codice sicuro per
i messaggi radio usati dagli alleati. L'era del computer, ispirato alla
“macchina di Turing”, era ai suoi inizi, e le menti artificiali proiettavano la
loro ombra su quelle naturali: sarebbe stato possibile, si domandavano filosofi
e scienziati, comprendere la nostra mente e altri sistemi intelligenti alla
luce delle conoscenze che provenivano dalla cibernetica? Su questa scia, nacque
in Italia la Scuola Operativa Italiana, promossa da Silvio Ceccato, Giuseppe
Vaccarino e da Vittorio Somenzi: tre persone originali e innovative rispetto
alla cultura italiana.
Somenzi, scomparso ieri a Roma all’età di 85 anni, guardava alle relazioni tra
le capacità degli automi e quelle della mente umana, come indica uno dei suoi
saggi più originali, intitolato appunto La filosofia degli automi ,
scritto insieme a Roberto Cordeschi, in cui si esaminano gli influssi reciproci
tra evoluzione delle macchine e conoscenze in biologia. Nelle teorie di
Somenzi, evidentemente materialistiche, c'era ben poco spazio per l'idealismo
ancora dominante in Italia: il cervello era per lui la “macchina” che rendeva
possibile il pensiero, una macchina da decriptare, così come Turing aveva fatto
anni prima con Enigma. Fautore del cosiddetto costruzionismo, Somenzi riteneva
che la conoscenza risiedesse “nella testa” delle persone e che il pensiero
fosse una costruzione dipendente dall'esperienza: questa concezione ha
anticipato alcuni aspetti delle neuroscienze moderne che indicano come la
struttura dei circuiti nervosi sia estremamente individuale e derivi dalle
singole esperienze. Fondatore di una scuola oggi numerosa in Italia, docente
per lungo tempo di Filosofia della Scienza alla Sapienza, Somenzi ha anche
avuto il merito di scardinare quei ponti che nel nostro paese hanno separato
per lunghi anni i territori della filosofia da quelli della scienza, più
specificamente da quelli della neuroscienza.