![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 LUGLIO 2003 |
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Il testamento biologico |
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Che la bioetica, almeno
dal punto di vista politico, sia argomento bipartisan è una considerazione
abbastanza incontrovertibile. E' sufficiente infatti guardare alle cronache
parlamentari per rendersi conto che ogni volta che il parlamento è chiamato a
discutere in materie di bioetica si formano maggioranze trasversali che
superano gli schieramenti. Un esempio di questo trasversalismo, che per chi ha una concezione laica
della bioetica, non è che positivo, lo abbiamo in questi giorni con la
presentazione in parlamento di un disegno di legge, a firma del repubblicano
Antonio Del Pennino e del verde Natale Ripamonti, sul cosiddetto «testamento
biologico». Il progetto, che vede l'appoggio del presidente del senato
Marcello Pera e di Giuliano Amato, prevede il riconoscimento giuridico della
Biocard (vedi in Internet www.zadig.it/speciali/biocard/biocard.php), un
documento elaborato già a metà degli anni '90 dalla Consulta di Bioetica di
Milano, attraverso cui i cittadini possono dichiarare anticipatamente a quali
terapie, o non terapie, qualora si trovassero di fronte a malattie gravemente
menomanti e irreversibili. Premesso che il «testamento biologico» non ha nulla a che fare con
l'eutanasia, infatti è molto diverso sospendere una terapia inutile e
dolorosa e fare una iniezione letale, il riconoscimento giuridico della
Biocard rappresenta una prima forma di difesa contro l'accanimento
terapeutico. L'abuso di terapie sanitarie, che grazie all'introduzione di
tecnologie biomediche sempre più sofisticate, specialmente delle misure di
sostegno vitale, permettono un prolungamento anche considerevole del processo
del morire e della sofferenza, viene unanimemente condannato sia
nell'opinione pubblica che negli strati più accorti della classe medica.
Giova ricordare che nel codice deontologico del 1999 ha dettato regole più rigorose
sugli accanimenti terapeutici. Ma nonostante ciò non dobbiamo dimenticare che per le più svariate
ragioni, tutte riconducibili ad una concezione della vita come puro e
semplice funzionamento di organi biologici, sono ancora molti i casi in cui
il medico curante, in assenza di indicazioni precise sulla volontà del
paziente, è costretto ad agire sotto il rischio di essere accusato, se non
penalmente almeno moralmente, di non avere fatto tutto il necessario. Al di là però dell'accanimento terapeutico e di ogni altra considerazione
di carattere bioetico, dal consenso informato al diritto
all'autodeterminazione, il progetto di legge Del Pennino-Ripamonti evidenzia
come, su questioni fondamentali che riguardano diritti fondamentali dei
cittadini, sia possibile trovare una convergenza trasversale. E il fatto che
questo progetto sia supportato dal consenso diverse personalità del mondo
culturale, da Rita Levi Montalcini a Umberto Veronesi, da Ernesto Galli Della
Loggia a Franco Cardini, ma anche da esponenti politici di varia estrazione,
i sindaci di Milano Gabriele Albertini e Torino Sergio Chiamparino, il
portavoce di Berlusconi Sandro Biondi e la parlamentare diessina Chiaromonte,
oltre a far sperare in un felice esito del progetto (tanto più che il
ministro Sirchia non sembra pregiudizialmente contrario), in una stagione di
dialogo bioetico, dove i problemi veri e i diritti dei cittadini facciano
aggio sulle chiusure ideologiche. |