RASSEGNA STAMPA

6 LUGLIO 2003
ARMANDO MASSARENTI
[Nel suo ultimo libro, lo studioso propone un’idea forte di oggettività e certezza della scienza

La ragione esaltata dai suoi limiti

 

 

       La scienza è piena di concetti, idee, scoperte che sembrano fatte apposta per sovvertire il senso comune, rivelandoci quanto erronee, talvolta bizzarre, possano essere le nostre intuizioni. Ma proprio gli errori hanno molto da insegnarci. Non solo nel senso, banale, secondo cui nella scienza, come nella vita, dobbiamo “imparare dai nostri errori”. Molti dei nostri errori sono interessanti proprio perché si ripresentano con regolarità. Li commettiamo  puntualmente  anche quando le scoperte scientifiche li hanno sconfessati, o anche quando basterebbe un semplice ragionamento per evitarli.  Essi  ritornano  con una tenacia che segnala qualcosa di profondo. Qualcosa che affonda le radici nella costituzione di una comune «natura umana».

       Le «ultime notizie su mente,  cultura,  natura»  raccolte da Massimo Piattelli Palmarini in I linguaggi della scieza riguardano   soprattutto   1e «scienze cognitive», che sono state le grandi smascheratrici di tali sistematici “errori” e principali protagoniste (con biologia e la genetica) del riabilitazione  della   vecchia idea di «natura umana». Le «scienze cognitive», materia che egli insegna all’Univertà dell’Arizona, certo, delineano il punto di vista privilegiato di Piattelli Palmarini. Dominano anche libri  precedenti, più sistematici, come L’arte di persuadere, La voglia studiare, L’illusione di sapere. Ma è in raccolte come questa - simile alla splendida galleria di ritratti e di idee scientifiche e filosofiche che uscì nel 1987 con il titolo S come cultura - che gli interessi  di  Piattelli Palmarini emergono in tutta la loro ricchezza e varietà. Egli spazia in tutti i saperi scientifici, senza assurdi sincretismi o analogie improvvisate, ma con la concretezza di chi ha il privilegio di poterli osservare da vicino. La  frequentazione dei protagonisti della ricerca - Jacques Monod, Rita Levi-Montalcini, Francis  Crick,  Noam Chomsky, Steven Pinker - lo ha portato a sviluppare una visione della scienza che ripropone un’idea forte di oggettività e di certezza, in netta controtendenza rispetto a un’epistemologia  troppo incline a relativizzare la portata delle scoperte.

       Piattelli Palmarini fa questo esempio. La  struttura molecolare del benzene apparve in sogno al chimico Kekulé nel 1880 in forma di serpente che si morde la coda. Ma quella figura scoperta «con gli occhi della mente» «è reale, è vera, c’è in natura». Ed era una «verità scientifica», confermata da un notevole numero di conoscenze e di argomentazioni, anche durante tutto il periodo in cui si credeva che non si sarebbe mai riusciti a «vederla»: cioè prima del 1988, quando inaspettatamente la molecola fu fotografata confermando la forma apparsa in sogno. 

       Nella scienza,  conclude Piattelli Palmarini, non di rado, anche se non  sempre, si raggiungono delle conoscenze certe. È stupido negarlo. Al contrario che in altri ambiti dell’esperienza, si può fare appello a «molti dati indipendenti e convergenti, ottenuti con tecniche diverse, sotto sguardi teorici diversi». Quando cinque o sei di quei metodi e procedimenti convergono verso una certa verità, è del  tutto irragionevole non considerarla tale. Oggi, però, parole come “verità”,  “oggettiva”, “certezza” sono del tutto fuori moda. Chi le usa rischia di passare per arrogante e dogmatico. Così persino i direttori delle più importanti riviste - «Nature» e «Science» - per amore di un malinteso pluralismo, ogni tanto pubblicano ricerche che non hanno prodotto le necessarie conferme, come accadde con l’articolo sulla “memoria dell’acqua” che avrebbe dovuto dimostrare la fondatezza dell’omeopatia, e che fu ben presto  sconfessato  da ricerche più accurate.

       Piattelli Palmarini corre volentieri il rischio di passare per arrogante, e dobbiamo essergliene grati. Il testo ne guadagna in chiarezza e incisività, sia quando mostra l’infondatezza di idee e concezioni diffuse sia quando si tratta di affermare delle «verità». Questa «arroganza» va ribattezzata con il suo vero nome: uno spirito critico vigile e privo di autocompiacimenti e di timori reverenziali. L’«innatismo» in linguistica e in immunologia, l’emergere spontaneo delle norme cooperative, l’equilibrio di Nash, la teoria delle decisioni razionali, gli sviluppi della biologia e della neurologia, i recenti straordinari esperimenti di psicologia cognitiva, compresi quelli del Nobel per l’Economia Daniel Kanheman, lo sviluppo di scienze parallele come la fisica ingenua, la psicologia ingenua, l’economia ingenua, la biologia ingenua eccetera che cercano di dare una spiegazione sistematica delle visioni e  degli errori radicati nel senso comune: sono tutte idee, scoperte, concetti che alimentano  ulteriori ragionamenti su temi di carattere etico, sociale, politico, come le nuove tecnologie, la clonazione, i brevetti genetici, il limiti dell’intelligenza artificiale, i sistemi scolastici. Uno scrigno di idee «sovversive» che ormai solo la scienza ci sa offrire, che si sposano mirabilmente con la pacata ragionevolezza di un illuminato riformista.

 

 

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Scienze Cognitive