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Un embrione e due sessi L’autogol della scienza
di
EDOARDO BONCINELLI
Un paio di gruppi di ricerca statunitensi
hanno unito le loro forze per produrre un embrione umano che contiene cellule
di due tipi diversi e che sono anche di sesso diverso. Hanno prodotto cioè un
ermafrodito, un organismo che contiene tanto cellule maschili che femminili,
anche se in potenza. L'embrione non è stato fatto crescere oltre un certo
stadio e non condurrà a nessun neonato. L'esperimento, presentato a Madrid,
al congresso della Società europea di riproduzione umana, ha scatenato subito
una ridda di commenti. Si tratta di un imbarazzante esempio di scienza
inutile, un tipo di scienza di cui si parla poco, ma che appesta tutti i
laboratori del mondo. Non che chi ha progettato ed eseguito tale esperimento
non abbia spiegato perché lo ha fatto; ma certo non ha persuaso nessuno,
attirandosi al contempo una pioggia di critiche a proposito delle
implicazioni etiche dell’operazione. Insomma un vero autogol.
Perché qualcuno ha deciso di indulgere in una tale bizzarria? Lo scopo
dichiarato era quello di mettere a punto un metodo per salvare un embrione
geneticamente difettoso utilizzando cellule prelevate da un altro embrione
sano. Mescolando poche cellule di un embrione sano con quelle di un embrione
difettoso, si sarebbe riusciti, secondo gli autori, a ottenere un embrione, o
meglio un progetto di embrione, sano. Che cosa c’entra il sesso? Niente. E’
solo un espediente tecnico. Per distinguere facilmente le cellule di un tipo
da quelle dell’altro tipo si è scelto di prenderle di sesso diverso, poiché
il sesso di una cellula è una caratteristica molto facilmente osservabile.
L’esperimento, che al momento non potrebbe esser condotto se non negli Stati
Uniti, non sembra presentare alcun aspetto positivo e non costituisce nessun
avanzamento, né teorico né pratico. La produzione di un embrione ibrido,
ottenuto fondendo cellule di due diversi embrioni, non è una novità. E’ stata
ripetutamente ottenuta in diversi mammiferi e non si vede perché replicarla
utilizzando embrioni umani. Se l’osservazione che poche cellule sane hanno
invaso un embrione costituito da una maggioranza di cellule difettose può
essere interessante, non si capisce tuttavia come si possa essere sicuri
dell’esito dell’esperimento qualora venisse condotto in circostanze diverse.
Trattandosi di esseri umani, non è sufficiente una garanzia che quasi tutte
le cellule siano sane. Occorre essere sicuri che tutte le cellule siano sane
o, almeno, che siano sane le cellule presenti nei distretti vitali del corpo.
Sembra insomma un esperimento difficilmente riproducibile, che presenta più
rischi che promesse e che crea soltanto problemi.
Non abbiamo bisogno di questa scienza, inutile oltre che inopportuna. Ci sono
ancora tante altre belle cose da fare che non presentano problemi di sorta,
come ad esempio la recente determinazione dell’intera sequenza del cromosoma
Y umano. O che presentano qualche problema ma aprono al contempo fantastiche
prospettive. Purtroppo esistono moltissimi esempi di scienza inutile,
soprattutto nel campo della riproduzione umana e delle cosiddette cellule
staminali. E non solo negli Stati Uniti.
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