![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 GIUGNO 2003 |
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Anche nella natura l’etica è tolleranza Ho aperto il libro di Luisella Battaglia Alle
origini dell’etica ambientale (Dedalo, Bari) con l’idea, suggerita anche
dal titolo, di trovarmi di fronte a una trattazione di questioni specifiche
svolta col linguaggio specifico che attiene alla materia. Ma leggendo ho
capito che questo libro mi riservava più di una sorpresa e qualche scoperta
proprio di carattere letterario. Perché, è vero, l’argomento è quello del
titolo ed è svolto col rigore che richiede, ma dentro vi circola una passione
e un sentimento che trovano spesso, per esprimersi, un linguaggio che potrei
definire poetico. E non solo nella bella scelta di citazioni ma nella rete di
connessioni, di ragionamenti, di osservazioni che l’autrice tesse intorno a
queste citazioni per condurre con chiarezza e logica avvincente il suo
discorso. Il suo discorso inizia con una domanda: «Esistono principi morali
che dovremmo adottare nel modo di trattare il mondo non umano?». E per «mondo
non umano» s’intende non soltanto quello degli animali, tutti gli animali,
perfino gli insetti, ma anche le piante, gli alberi, i fiori, la Natura
insomma, e anche il paesaggio. A questo quesito l’autrice risponde non solo
con la propria voce, ma rileggendo per noi quattro scrittori che si sono
occupati della questione molto prima che questa diventasse la questione cruciale
della nostra epoca. Gli scrittori sono Voltaire, Michelet, Thoreau e Gandhi,
tutti ben noti e che in questo libro, attraverso le citazioni che dalle loro
opere vengono fatte, sembrano quasi del tutto inediti. E anche questo va
riconosciuto all’autrice. I quattro scrittori sono vissuti in Paesi ed epoche
diverse, ma sono animati dalla stessa visione di un umanesimo che oggi
definiamo ecologico e da un senso di appartenenza a tutto ciò che vive, che
si configura come una comunità di destino su questa terra dove - secondo
Voltaire - siamo capitati, uomini e animali, senza sapere il perché, diretti
verso un’ignota avventura. Tutti e quattro questi scrittori esprimono una
critica alla filosofia antropocentrica delle epoche precedenti. Per ciascuno
di essi l’autrice ci spiega le ragioni che l’hanno spinta a rileggere l’opera
e a segnalarne i diversi approcci al tema che le sta a cuore: «L’etica del
riconoscimento» in Voltaire, e cioè una filosofia della tolleranza, e il
riconoscimento dell’animale come una creatura simile a noi e come noi capace
di soffrire e di sentire; il che significa riconoscere, contro Cartesio, il
carattere non meccanico del vivente. «La grande città universale» in Michelet
e dunque l’estensione, oltre i confini della nostra specie, di quell’idea di
emancipazione e di fraternità conquistata dalla Rivoluzione francese di cui
Michelet fu lo storico insigne. «La ricomposizione dell’armonia» tra uomo e
Natura, in Thoreau, che preannuncia l’arrivo dell’epoca ecologica e in lui
congiunta con un’ideologia della libertà che trova nella solitudine della
vita nei boschi una sorgente di energia vitale. «Il principio dell’anima»
intesa come sollecitudine fraterna per ogni essere vivente, in Gandhi, e
l’appartenenza a quel «mondo unico» dell’induismo che comporta l’identità
«anche con quegli esseri che strisciano sulla terra». E qui vorrei accennare,
con un solo esempio, alla scrittura di questo libro, che ha una sua ben
avvertibile qualità: «Universale è dunque l’attesa di riabilitazione. Anche
gli insetti, il grande "popolo delle tenebre", avanzano la loro
istanza, eloquente perché espressa dalle tecniche ingegnose delle loro
energie amorose, rivelate dalle ali, dai colori, dal luccichio che illumina
le notti e, insieme, terribile per il numero di coloro che la reclamano dalle
profondità della terra e delle acque, dall’interno di ogni pianta, dall’aria
stessa che respiriamo». E ancora: «L’insetto appare un vero e proprio enigma,
un enigma tra l’altro poco rassicurante (...). Del resto è così piccolo che sembra
non si sia tenuti ad essere giusti verso di lui (...). Ma in che senso, ci si
potrebbe chiedere, contano le dimensioni per la giustizia?». A me sembra
bello, letterariamente. |
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