RASSEGNA STAMPA

24 GIUGNO 2003
RAFFAELE LA CAPRIA
[

ELZEVIRO Il libro di Luisella Battaglia

Anche nella natura l’etica è tolleranza

di RAFFAELE LA CAPRIA

Ho aperto il libro di Luisella Battaglia Alle origini dell’etica ambientale (Dedalo, Bari) con l’idea, suggerita anche dal titolo, di trovarmi di fronte a una trattazione di questioni specifiche svolta col linguaggio specifico che attiene alla materia. Ma leggendo ho capito che questo libro mi riservava più di una sorpresa e qualche scoperta proprio di carattere letterario. Perché, è vero, l’argomento è quello del titolo ed è svolto col rigore che richiede, ma dentro vi circola una passione e un sentimento che trovano spesso, per esprimersi, un linguaggio che potrei definire poetico. E non solo nella bella scelta di citazioni ma nella rete di connessioni, di ragionamenti, di osservazioni che l’autrice tesse intorno a queste citazioni per condurre con chiarezza e logica avvincente il suo discorso. Il suo discorso inizia con una domanda: «Esistono principi morali che dovremmo adottare nel modo di trattare il mondo non umano?». E per «mondo non umano» s’intende non soltanto quello degli animali, tutti gli animali, perfino gli insetti, ma anche le piante, gli alberi, i fiori, la Natura insomma, e anche il paesaggio. A questo quesito l’autrice risponde non solo con la propria voce, ma rileggendo per noi quattro scrittori che si sono occupati della questione molto prima che questa diventasse la questione cruciale della nostra epoca. Gli scrittori sono Voltaire, Michelet, Thoreau e Gandhi, tutti ben noti e che in questo libro, attraverso le citazioni che dalle loro opere vengono fatte, sembrano quasi del tutto inediti. E anche questo va riconosciuto all’autrice. I quattro scrittori sono vissuti in Paesi ed epoche diverse, ma sono animati dalla stessa visione di un umanesimo che oggi definiamo ecologico e da un senso di appartenenza a tutto ciò che vive, che si configura come una comunità di destino su questa terra dove - secondo Voltaire - siamo capitati, uomini e animali, senza sapere il perché, diretti verso un’ignota avventura. Tutti e quattro questi scrittori esprimono una critica alla filosofia antropocentrica delle epoche precedenti. Per ciascuno di essi l’autrice ci spiega le ragioni che l’hanno spinta a rileggere l’opera e a segnalarne i diversi approcci al tema che le sta a cuore: «L’etica del riconoscimento» in Voltaire, e cioè una filosofia della tolleranza, e il riconoscimento dell’animale come una creatura simile a noi e come noi capace di soffrire e di sentire; il che significa riconoscere, contro Cartesio, il carattere non meccanico del vivente. «La grande città universale» in Michelet e dunque l’estensione, oltre i confini della nostra specie, di quell’idea di emancipazione e di fraternità conquistata dalla Rivoluzione francese di cui Michelet fu lo storico insigne. «La ricomposizione dell’armonia» tra uomo e Natura, in Thoreau, che preannuncia l’arrivo dell’epoca ecologica e in lui congiunta con un’ideologia della libertà che trova nella solitudine della vita nei boschi una sorgente di energia vitale. «Il principio dell’anima» intesa come sollecitudine fraterna per ogni essere vivente, in Gandhi, e l’appartenenza a quel «mondo unico» dell’induismo che comporta l’identità «anche con quegli esseri che strisciano sulla terra». E qui vorrei accennare, con un solo esempio, alla scrittura di questo libro, che ha una sua ben avvertibile qualità: «Universale è dunque l’attesa di riabilitazione. Anche gli insetti, il grande "popolo delle tenebre", avanzano la loro istanza, eloquente perché espressa dalle tecniche ingegnose delle loro energie amorose, rivelate dalle ali, dai colori, dal luccichio che illumina le notti e, insieme, terribile per il numero di coloro che la reclamano dalle profondità della terra e delle acque, dall’interno di ogni pianta, dall’aria stessa che respiriamo». E ancora: «L’insetto appare un vero e proprio enigma, un enigma tra l’altro poco rassicurante (...). Del resto è così piccolo che sembra non si sia tenuti ad essere giusti verso di lui (...). Ma in che senso, ci si potrebbe chiedere, contano le dimensioni per la giustizia?». A me sembra bello, letterariamente.

 

 

inizio pagina
vedi anche
Bioetica