RASSEGNA STAMPA

12 GIUGNO 2003
MARCO GARZONIO
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Per la prima volta tradotte in italiano le lezioni dedicate dal padre della psicologia analitica alle «visioni» notturne

Jung, quell’opera d’arte chiamata sogno

Per la prima volta tradotto in italiano, Analisi dei sogni (di cui riportiamo alcuni brani) è un libro importante per conoscere Jung e il modo in cui lavorava con pazienti e allievi. Il volume propone infatti il resoconto del seminario tenuto dal novembre 1928 al giugno 1930, nel quale il fondatore della psicologia analitica porta il «caso» di un suo paziente - uomo d’affari di 45 anni «di buona intelligenza, colto, benestante, bene educato e socievole, sposato», con figli, «irritabile e particolarmente ansioso di evitare situazioni in cui qualcuno potrebbe rimproverarlo e ferirlo» - e i sogni di questi. Dalla sequenza («seguendo una serie di sogni dello stesso paziente avrete un’idea migliore di come si analizzano i sogni») emerge la problematica di un uomo «molto intellettuale e arido», che «cerca di forzare ogni cosa in uno schema razionalistico e di condurre la propria vita lungo binari diritti», così da escludere «la parte sentimento della sua personalità, quella parte sua che non era negli affari, dall’intera sua vita, persino da quella matrimoniale». L’approccio empirico, che di Jung condensa metodo e concezione psicologica, emerge dalle prime pagine («non fare mai alcuna supposizione, ma accertare i fatti»; «credo più ai fatti reali che alle teorie») e trova conferma nei trenta incontri seminariali. Immagini, parole, associazioni del paziente e suggestioni controtransferali dell’analista sono scandagliate in ogni valenza. E quando un chiarimento pare raggiunto, il «maestro» avanza il dubbio dello scienziato dell’anima che sa, perché lo ha sperimentato - «per circa 25 anni ho analizzato duemila sogni o più ogni anno» - come ogni interpretazione non è esaustiva. In modo pedagogico e insieme brillante Jung sprona gli allievi a intraprendere ricerche su simboli che emergono (ad esempio la croce del Cristianesimo e la mezza luna dell’Islam) perché i risultati aiutino la comprensione del «materiale storico» («le nostre menti sono forgiate dalla storia del genere umano»). Con forza invita a ricordare che il sogno è «situazione viva, come un animale con le antenne o con molti cordoni ombelicali», a tenere presenti «la sua atmosfera, la storia delle immagini che gli sono sottese», «il luogo in cui è messo in scena, che sia un albergo, una stazione, una strada, un bosco, sott’acqua, ecc. fa un’enorme differenza nell’interpretazione». La bussola è: «Dobbiamo trattare i sogni tenendo conto delle sfumature, dobbiamo trattarli come un’opera d’arte; non in modo logico e razionale... ma con un certo ritegno e una certa delicatezza. È l’arte creativa della natura a creare il sogno, e quindi dobbiamo essere alla sua altezza quando tentiamo di interpretarlo». L’ammonimento finale è di valore etico: «Se falliamo nel nostro onesto tentativo di portare quest’uomo da qualche parte, fallisco nell’arrivare io stesso da qualche parte. Faccio la mia strada solo se faccio la strada del paziente».


Il libro di Carl Gustav Jung, «Analisi dei sogni» (traduzione di Luciano Perez) è in uscita nei prossimi giorni per Bollati Boringhieri (pagine 708, 70). Il volume è accompagnato da un cd rom contenente un vasto corpo di immagini.

 

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