RASSEGNA STAMPA

6 GIUGNO 2003
SALVO VITRANO
[Il blog è libertà

Estrae di tasca una stick memory - una memoria portatile formato accendino che può contenere la stessa quantità di dati di centinaia di floppy - e la inserisce subito nel notebook che gli hanno preparato al tavolo della Facoltà di Sociologia della Federico II, da dove avvierà il suo seminario sulla Sociologia della Cultura digitale. Il professor Derrick de Kerckhove, celebre teorico dei media e direttore del McLuhan Program dell’Università di Toronto, è anche lui un po’ cyborg. Come tutti noi del resto, ormai in un modo o nell’altro coinvolti nella rete telematica che si estende da un capo all’altro del pianeta modificando spazio e tempo, relazioni sociali e culture.
«Il medium è il messaggio» sostenne Marshall McLuhan, maestro di de Kerckhove, per dire, nell’epoca del trionfo della tv, che tecnologie e ambiente della comunicazione erano più decisivi per la nostra vita che i "contenuti", modellati in qualche modo dalle caratteristiche d’ogni media. E ora de Kerckhove tira fuori un altro slogan che potrebbe segnare un’epoca: «Il blog è l’anima del cyborg». Un po’ complicato, forse, per chi non vive on line e non ha ancora captato la ”rivoluzione dei blog”, ma intuitivo per la platea di studenti di sociologia.
Il blog è come un sito che ognuno può crearsi, gestire e aggiornare istantaneamente, senza particolari conoscenze tecnologiche, stabilendo collegamenti e scambi a volontà con altri milioni di blog e con l’intera rete. Il che determina un ambiente di comunicazione nello stesso tempo individualizzato e aperto al massimo. Il cyborg è l’uomo esteso verso la rete la rete e riconciliato, dice de Kerckhove, con la tecnologia. L’anima nuova del cyborg nasce perché «la rete modifica la nostra tradizionale identità, determina un nuovo sé fluido e connesso». Come la scrittura alfabetica aveva creato un particolare tipo di identità individuale
Agli studenti de Kerckhove chiarisce: «Voi siete naturalmente digitali, ci siete nati dentro. Le persone come me, cresciute prima del digitale, possono spiegarvi il cambiamento». È già una linea di programma per il nuovo corso di laurea in Culture digitali e della Comunicazione che partirà col prossimo anno accademico alla Federico II, nell’ambito della Facoltà di Sociologia, grazie anche al contributo di de Kerckhove.
Finora il professore aveva lavorato a Napoli con l’Istituto Suor Orsola Benincasa e con l’Orientale, ma è affascinato dalla possibilità di portare i temi del digitale nel cuore di una delle Università più antiche del mondo, intitolata a un sovrano che fu a suo modo un artefice di ”connessioni” tra culture diverse. E pensa già, d’intesa con la preside della Facoltà di Sociologia, la professoressa Enrica Amaturo, alla possibilità di un’Università Federativa: «Avrebbe centri in vari luoghi di studio e di ricerca, tutti connessi in rete naturalmente. Forse è un’utopia, ma non è un male. Lavorando sulle utopie si cambia il mondo».
Professor de Kerckhove, perché secondo lei i blog sono così importanti? Dopotutto non sono una semplificazione dei siti Internet, qualcosa che esiste da anni?
«Chiariamo innanzitutto - risponde de Kerckhove - che i grandi cambiamenti culturali dipendono dalle tecnologie. La stampa e poi la tv hanno cambiato il mondo. Per i blog la tecnologia ha determinato specificità che ne fanno qualcosa di radicalmente nuovo. Tutta la ricerca backtracking, le keywords, i mezzi con i quali dal testo di un blog si può arrivare a migliaia di altri testi, e poi c’è l’aspetto essenziale dell’ipertinenza».
Può chiarire che cos’è l’ipertinenza?
«Sì. Ho scoperto su un blog che è un concetto che ho inventato io. In effetti l’ho usato e intendo dire che le cose scritte in un blog non vanno fuori così genericamente verso tutto il mondo, come nell’informazione tradizionale. Hanno invece una possibilità di connessione pertinentissima con le persone che hanno per esse un interesse specifico. Tutto il Web ora va verso l’ipertinenza. Il blog segna una via. Secondo me è la terza fase decisiva. La prima è quella di Tim Berner Lee, la creazione vera e propria, con il punto di accelerazione di Mosaic, la seconda è quella di Yahoo, di Google,in cui il Web diventa usabile perché c'è la possibilità di navigare con pertinenza nel Web. La terza è il blog, che da quando esiste ha cambiato le caratteristiche di risposta dei motori di ricerca».
Lei sa che Google sta mettendo a punto un motore di ricerca specifico per i blog.
«Sì, e credo che ne valga la pena. Credo che li faranno anche altri gruppi, come Yahoo, Altavista, e che daranno impulso a strategie del tutto differenti di attraversamento della rete rispetto a quelle finora note. I blog e l’ipertinenza dissolvono le gerarchie della comunicazione e dell’informazione».
Eppure nell’informazione tradizionale, stampa e radiotelevisione stiamo assistendo a tentativi, spesso riusciti, di accentramento e di controllo. Per esempio con i giornalisti inseriti nella missione militare durante la guerra in Iraq.
«È vero. Ma il blog riesce a sfuggire. Giornalisti statunitensi hanno creato i loro blog per scrivere in libertà. A volte sono stati costretti a interrompere il blog dai loro editori, cosa che io considero un forma grave di censura, contro la libertà di espressione del pensiero prevista dalla Costituzione americana. Il blog è un problema per l’informazione. Al di là dei giornalisti che ne hanno uno ci sono milioni di persone che si comunicano idee non conformistiche. Se si va attraverso i blog statunitensi si vede che i contrari alla guerra sono stati molti di più di quanto è apparso attraverso l'informazione ufficiale».

 

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