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CULTURA
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Responsabilità,
«voce» moderna
Etica,
politica, ecologia alle prese con i paradossi della risposta
Nei giorni 5 e 6 giugno, nell'aula Nievo del Palazzo centrale dell'Università
di Padova, si svolgerà un convegno nazionale di studio, promosso
dall'Istituto italiano per gli studi filosofici e dal dipartimento di
filosofia, sul tema «Dimensioni della responsabilità nel pensiero moderno e
contemporaneo». Partecipano, fra gli altri, Remo Bodei e Umberto Curi, Sergio
Moravia e Carlo Sini. I lavori avranno inizio alle 15 di giovedì 5 giugno,
col saluto del Rettore, e proseguiranno per tutto il 6 giugno. Pubblichiamo
qui una sintesi della relazione introduttiva che verrà pronunciata da Umberto
Curi.
di Umberto Curi
Il termine "responsabilità" fa la sua prima comparsa nel lessico
filosofico in tempi relativamente recenti, per la precisione nel 1787, quando
Alexander Hamilton, nel Federalist, per descrivere quale debba essere il
rapporto fra i cittadini e il governo che essi esprimono adopera appunto il
termine "responsibility".
Da quel momento, il lemma è entrato sempre più frequentemente nell'uso, sia
in campo giuridico, dove esso allude all'esistenza di un legame di causa ed
effetto fra un agente e un determinato comportamento, sia dal punto di vista
etico, in quanto si riferisce al vincolo che lega ciascuno di noi alle
conseguenze delle proprie azioni. Più in particolare, si deve a Max Weber la
contrapposiizone fra l'etica della "convinzione" e l'etica della
"responsabilità": nel primo caso, vale il motto kantiano (purchè
sia fatta giustizia, vada pure in rovina il mondo intero), mentre nel secondo
caso si tratta di un "agire razionale rispetto allo scopo", nel
quale dunque colui che agisce deve preoccuparsi sia dei mezzi idonei ad
ottenere determinati scopi, sia degli effetti conseguenti al proprio operare.
L'etica della responsabilità ha trovato un convinto sostenitore in Hans
Jonas, secondo il quale è possibile conferire alla responsabilità il
carattere di un vero e proprio "principio ecologico", in forza del
quale ciascuno di noi è in qualche modo "obbligato" anche verso le
generazioni future (coloro che "non sono ancora nati") e
addirittura verso l'intero ambito della biosfera (Il principio
responsabilità, 1979).
Ma gli sviluppi filosoficamente più rilevanti della tematica della
responsabilità possono essere ritrovati nel pensiero francese contemporaneo,
soprattutto nelle opere di Emanuel Lévinas e di Jacques Derrida, i quali
hanno posto in evidenza soprattutto le difficoltà di ordine teorico e i
paradossi insiti nella stessa nozione di responsabilità. Difatti, se si fa
coincidere il significato più proprio di questa nozione con quello del
termine giuridico di "imputabilità", è inevitabile che se ne
smarrisca la valenza più specifica. Nelle lingue moderne europee, "responsabilità"
vuol dire essenzialmente "rispondere". Di conseguenza, essa implica
sostanzialmente due cose: che vi sia una voce, comunque definita, che
"chiama", e rispetto alla quale si "risponde" o meno. E
che questa "risposta", mediante la quale si attua una scelta, e
dunque si realizza una "decisione", porta con sé la decisione di
non rispondere ad altre voci che simultaneamente "chiamano". Per
riferirsi ad un esempio concreto. Se un governante amministra la cosa
pubblica badando agli interessi dei suoi cittadini, egli "risponde"
alla "chiamata" che da essi proviene, ma proprio per questo
contemporaneamente "non risponde" alla chiamata dei propri
personali interessi, posti in secondo piano rispetto a quelli degli altri. Da
questo punto di vista, ogni nostra azione, ogni nostro comportamento, è al
tempo stesso un atto massimamente responsabile e massimamente irresponsabile.
Non si può essere responsabili in "assoluto", ma solo in relazione
ad una voce specifica, rispetto ad altre voci che restano inascoltate. Paradigma
dell'intrinseca contraddittorietà della nozione di responsabilità è Abramo:
quando obbedisce alla richiesta dell'angelo di immolare Isacco, egli risponde
alla voce di Dio, ma con ciò stesso non risponde alla voce che gli imporrebbe
di non uccidere il proprio figlio.
Dall'ambito giuridico, a quello politico, etico e religioso, la nozione di
responsabilità esprime insomma una forte carica di problematicità, per la
quale non è pensabile alcuna semplice soluzione.
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