![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 27 MAGGIO 2003 |
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Francesco De Sanctis, nella prefazione al lavoro di Luisella Battaglia che si
presenta domani alle 17 al Suor Orsola, intitolato Alle origini dell’etica
ambientale ( Dedalo libri, pp. 207, euro 14) ricorda come il riconoscimento del
«prossimo» come titolare di diritti costituisca una fuoriuscita dalla natura e
«segna la nascita del mondo etico, al cui interno soltanto si rende possibile
emancipare i deboli e salvaguardare vita e dignità». Si tocca così il punto
focale dell’etica ambientale della Battaglia, poggiata sulla solida premessa di
un «umanesimo ecologico». Per intendere il punto bisogna guardare alla vasta
letteratura naturalistica che, relativizzando l’uomo nella natura, annulla ogni
distinzione tra uomo e ambiente, immergendolo in un bios in cui tutte le forme
naturali sono eguali. È il cosiddetto «fondamentalismo ecologico», abbastanza
in voga, anche se a volte per pura ignoranza dei suoi fondamenti, da cui
naturalmente ogni profilo etico è di per sé cancellato, non c’è responsabilità
individuale, non c’è norma, non possono esserci diritti per nessuno, è
necessariamente il regno della forza. Non a caso questo ecologismo ha radici
lontane e improntò di se anche i furori naturalistici del nazismo, poi ha avuto
numerosi revival e alimenta fanatismi di varia natura, anche politici.
La Battaglia conduce un’attenta ricostruzione dei presupposti
filosofico-storici dell’ecologismo e mette a nudo le sue deviazioni
totalitarie. Il presupposto del suo ragionare è «umanistico» e, conoscendo i
termini della tradizione filosofica, il significato forte e debole delle
parole, come quella di antropocentrico, non la spaventa (questo libro anzi ha
la benefica funzione di un grande esorcismo). Un pensiero di Gregory Bateson
avverte la diversità di un antromorfismo che «parla di sé» ed uno che «parla
anche di noi», cioè di un umanesimo che informa di sé eticamente ciò che ci
circonda ed educa l’uomo ad un’etica della responsabilità anche verso
l’ambiente. In questa opera di ristabilimento di alcuni elementari principi
della tradizione filosofica occidentale nella considerazione dell’ecologismo la
Battaglia si fa scortare da quattro grandi numi tutelari: Voltaire, che
rappresenta l’uscita dal primo meccanicismo razionalistico e l’apertura, nel
nome della tolleranza, a una più ampia sfera di forme viventi, Thoreau, il
campione del naturalismo che si volge in individualismo, che misura se stesso
tra i boschi nelle mitiche rive del lago di Walden (chi non ha letto quelle
pagine nulla ha capito del moderno), Michelet, il grande storico, che invera la
rivoluzione giacobina nei sentimenti profondi della tradizione romantica, ed
infine Gandhi, che si erge tra Oriente ed Occidente a segnare la strada della
non violenza, nel suo significato universale.
Data la qualità della sua analisi la Battaglia ci resta debitrice di un ancora
più approfondito percorso attraverso la cultura dal ’700 ad oggi. A riguardo
vorremmo notare che a differenza di Voltaire, per vie molto diverse, in
Thoreau, Michelet e Gandhi, non si può prescindere, quanto al loro rapporto con
la natura, dal «sacro», perché tutti e tre lo avvertono come limite
invalicabile nella coscienza dell’uomo ciascuno naturalmente a modo suo. E di
qui è inevitabile riandare alle origini religiose, monoteiste e panteiste, che
stanno al fondo di tutte le nostre civiltà.