|
SIENA — Mauro Barni, ex nostro sindaco, è in contrasto con il Comitato
nazionale di bioetica, di cui è vice presidente.
E', invece, vicino al premio Nobel per la letteratura José Saramago, a Rita
Levi Montalcini, Umberto Veronesi, Ferdinando Aiuti, ed altri 1300 luminari
della scienza e della ricerca italiani. Tutti sono solidali con Luca Coscioni
e la sua associazione "per la libertà di ricerca scientifica",
insieme nella battaglia per l'utilizzazione delle cellule staminali
embrionali per scopi avanzati. Sostengono la possibilità di riprodurre queste
cellule sane in individui malati di sclerosi ed altre patologie, aprendo
nuove possibilità di cura.
Il professor Barni non ha avuto incertezze a schierarsi su una posizione
opposta al Comitato di cui è anche presidente in Regione.
L'impegno a livello locale è portato avanti da Giulia Simi e dai membri
dell'associazione Luca Coscioni. In città possono contare sul sostegno pure
di Paolo Neri, Vincenzo De Leo, firmatari dell'appello ai parlamentari che
denuncia il "voto con il quale il Senato ha approvato un testo che, se
fosse confermato in aula, escluderebbe dalla brevettabilità delle invenzioni
biotecnologiche procedimenti e tecniche riguardanti le cellule staminali
embrionali umane". Anche quelle ottenute con la tecnica del Tnsa del
rapporto Dulbecco.
La storia di Luca Coscioni, già docente di politica economica, ex maratoneta,
nel 1995 colpito da sclerosi laterale amiotrofica, è conosciuta. Sono note
soprattutto le sue lotte; membro del Comitato di coordinamento dei radicali
nelle prime elezioni on line mai tenute al mondo da un partito politico,
nell'anno successivo sostenuto da premi Nobel e scienziati del mondo, ha
guidato la campagna elettorale per le politiche; è stato leader di campagne
contro certi divieti scientifici.
Umani e scientifici, ha spiegato Barni, i motivi che lo hanno convinto a
certe scelte.«Tutto si gioca — ha detto — sulla natura riconosciuta a queste
cellule: cioè, se devono già essere considerate forme di vita umana».
Ed ha aggiunto «sono contrario alla fecondazione artificiale ma sono, invece,
certo delle occasioni di poter utilizzare gli embrioni per il progresso
umano». Non è giusto, ha insistito, «che, se non utilizzati per la
fecondazione assistita, siano lasciati morire impedendo una grande
opportunità scientifica».
Barni non ha avuto dubbi a criticare anche la posizione dell'Italia al
simposio europeo, quando il nostro Paese «è rimasto isolato rispetto alla
vasta comunità scientifica internazionale».
Ed ancora, se la legge in discussione al Parlamento sulla brevettabilità
delle invenzioni biotecnologiche fosse approvata, «si impedirebbe al nostro
Paese di competere internazionalmente. Verrebbe meno per milioni di cittadini
la speranza di cura e guarigione in un futuro che invece sembra avvicinarsi
giorno dopo giorno».
|