RASSEGNA STAMPA

17 MAGGIO 2003
FRANCO VOLPI
[E' questione di tecnica

Dopo l'ennesimo litigio con Elfride Heidegger, avvenuto alla presenza del conteso Martin, Hannah Arendt prese carta e penna e indirizzò alla moglie del celebre filosofo una lettera di chiarimento.  Le ribadiva di non sentire alcun senso di colpa per averle amato il marito: la vita l'aveva punita abbastanza. «Guardi», le scrisse, «quando me ne andai da Marburgo mi ero ripromessa che non avrei più amato nessuno, e più tardi mi sono sposata con il primo venuto, senza amarlo».

Il malcapitato era Gunter Stern, diventato poi Gunter Anders.  Schiacciato tra due personalità come quella di Heidegger, di cui fu allievo, e quella della Arendt, di cui fu marito dopo la relatio interrupta di lei con il maestro, Anders ha faticato parecchio a trovare un proprio spazio sulla scena della filosofia.  In realtà, è stato uno degli spiriti più originali, eccentrici e ribelli nel pensiero tedesco del Novecento. La sua opera capitale, una «filosofia della tecnica» è una critica della società tecnocratica, stesa tra il 1942 e il 1979, è riproposta

ora da Bollati Boringhieri con una presentazione di Costanzo Preve: L'uomo è antiquato (vol. 1, pagg. 348, euro 26; vol. 11, pagg. 434, euro 28).

Figlio dello psicologo ebreo William Stern, il giovane Gunter, appassionato di musica, pittura e filosofia, aveva studiato con Cassirer e Panofsky ad Amburgo, poi con Husserl e Heidegger a Friburgo, laureandovici nel 1923.  Assistente di Max Scheler a Colonia, fu stroncato da Adorno per le sue tesi di filosofia della musica.  Rinunciò allora alla carriera accademica e intraprese quella di giornalista.  L'assidua collaborazione al Bosen-courier di belino fu peraltro all'origine del cambiamento di cognomi.  Per non pubblicare troppi articoli a sua firma, la direzione del giornale lo invitò a scegliersi un «altro» nome.  Anders, appunto.

In realtà, egli non scrisse poi molto su quel giornale, e si é dubitato di questa spiegazione.  Si è suggerito di leggere «Anders» come anagramma incompleto di «Arendt».  Versione che Anders ha respinto, ma in termini così risentiti da far nascere il sospetto che fosse quella buona.  Anders e Arendt si erano conosciuti a lezione da Heidegger nel 1925, e si erano sposati il 26 settembre 1929.  Da parte di lei più che per passione, per dimenticare Heidegger.  Al punto che definì l'ex-marito - che l'aveva aiutata a correggere il libro sul concetto di amore in Agostino, e con il quale aveva scritto un saggio a quattro mani su Rilke - un tipo «insignificante».

L'inevitabile divorzio, concordato per lettera, è del 9 agosto 1937.  Anders - la Gestapo aveva trovato nell'agenda di Brecht il suo indirizzo - era già fuggito a Parigi, quindi in America, dove sopravvisse aiutandosi con ogni sorta di oddjobs.  Dall'esperienza americana nacque la sua filosofia della tecnica.  Che Anders costruisce su un'«antropologia negativa», cioè sulla convinzione che sussista una «asincronia» tra le diverse facoltà dell'uomo - il produrre, il pensare e il sentire - e dunque uno «scarto prometeico» tra ciò che l'uomo può tecnicamente fare e ciò che riesce a pensare e sentire. L'uomo insomma è in permanente ritardo, è disfunzionale rispetto all'accelerazione tecnologica e alle sue continue innovazioni.  E' antiquato.

La tecnica planetaria - alleata a industria, economia e consumismo di massa innesca una dinamica inarrestabile di fronte alla quale non basta più l'undicesima Tesi su Feuerbach di Marx.  Cioè non basta più affermare che i filosofi si sono limitati a interpretare il mondo, e che ora si tratta di cambiarlo.  Non basta più perché ormai il mondo cambia anche senza il nostro intervento.  Bisogna invece interpretare questo cambiamento, perché esso non porti a un mondo senza di noi, a un regnum hominis privo del suo monarca.  Il problema è che noi vogliamo la realizzazione più libera e più grande possibile dell'individuo, e la vogliamo oggi.  Che vogliamo la felicità massima possibile, e la vogliamo ora.  Che vogliamo la soluzione di tutti i problemi sociali, e questo non in un giorno futuro, nell'avvenire, ma oggi stesso o al più tardi domani o dopodomani.  Sarà in grado la provincia dell'uomo di riconoscere i suoi limiti?
inizio pagina
vedi anche
analisi e commenti