RASSEGNA STAMPA

11 MAGGIO 2003
UMBERTO BOTTAZZINI
[In Einstein c'è qualcosa di assoluto

Davvero "quante storie" si possono intrecciare tra letteratura e scienza! Storie come quelle di Ireneo Funes, l'uomo dalla memoria "totale", in grado con un'occhiata di percepire «tutti i tralci, i grappoli e gli acini d'una pergola», di ricordare le forme delle nubi australi dell'alba di un qualsiasi giorno e, dice Borges, di «confrontarle, nel ricordo, con la copertina marmorizzata d'un libro che aveva visto una sola volta».  E tuttavia «quasi incapace di idee generali, platoniche».  Al punto che «l'infastidiva il fatto che il cane delle tre e quattordici (visto di profilo) avesse lo stesso nome del cane delle tre e un quarto (visto di fronte)».  La storia di Ireneo ci fa pensare al ruolo privilegiato che le collocazioni spaziali e temporali hanno nella "costruzione" degli oggetti.  Alle proprietà di invarianza che distinguono gli oggetti della nostra esperienza quotidiana dagli oggetti di un uomo prerelativistico come Funes. «Ciò è, alla fin fine, il contenuto ultimo di qualsiasi "teoria della relatività"», afferma Sparzani.  La spiegazione della natura di questa "invarianza" è il filo conduttore del libro, al quale si annodano i molteplici fili che si rincorrono in queste pagine.

Raramente capita di leggere con tale piacere un libro che parla di scienza. O meglio, di scienza e di letteratura.  Poiché scrittori e poeti offrono a ogni passo spunti e suggestioni, inaspettate e insospettate.  Come nelle Coefore.  L'incredula Elettra riconosce Oreste trovando sulla tomba del padre il ricciolo dei capelli di suo fratello, «il cui capo è del tutto conforme» al suo; ma symmetros è l'aggettivo di Eschilo per suggerire la somiglianza. Symmetros sono i numeri pari e dispari e asymmetros sono la diagonale e il lato di un quadrato, dice Aristotele quando parla della dimostrazione della incommensurabilità della diagonale e dei lato di un quadrato.  A ragione Sparzani: tutto ciò «dà certamente un'idea - senza tanti commenti - della connotazione del termine nella scienza antica».  Un passo di Montesquieu del quale mostra di «non

capacitarsi» Leopardi nello Zibaldone serve a illustrare il senso moderno del termine,

Naturalmente, osserva Sparzani, «la necessità» della scienza di «congelare intorno a una parola ampiamente presente nel linguaggio naturale una definizione determinata» ha delimitato in maniera più rigida il significato della parola simmetria. «E' così che il legame tra simmetria e relatività diviene anche più stretta». E la spiegazione meno allusiva e più tecnica. Se la storia di Ireneo fa capire il senso  della "relatività" euclidea, l'invarianza rispetto al gruppo euclideo delle traslazioni e delle rotazioni nello spazio, la «fantasia della nave» dà il senso della "relatività" galileiana, l'invarianza rispetto alle trasformazioni del «gruppo di Galileo». «Quando una nave corre in acque calme, tutte le cose che sono fuori di essa sono viste in moto dai naviganti», scrive Copernico richiamando un passo dell'Eneide.  Prima di diventare celebre con l'immagine del «gran navilio» del Dialogo galileiano, la «fantasia della nave» si ritrova in Lucrezio e Virgilio, Giordano Bruno e sarà poi ripresa da Casanova («la barca andava, ma con moto così eguale che non me ne potevo accorgere»).

Lo stesso intreccio di scienza e letteratura si presenta quando si parla delle «virtù dell'inerzia, del sottile etere» e della relatività einsteiniana. «L'arte più grande nella vita del mondo e della cultura consiste nel saper trasformare un problema in un postulato» scrive Goethe in una lettera.  E' questa l'arte praticata da Einstein, che nel 1905 pone «assiomaticamente a fondamento della propria nuova teoria quanto prima andava invece spiegato».

Se il mondo della letteratura si rivela ricco di metafore e di immagini di scienza nelle pagine di Sparzani, è viceversa il mondo della matematica a fare da sfondo al romanzo di Vogel, che sembra uscito dalla migliore tradizione picaresca. E' la storia di Manuel, nipote di Miguel Torres da Silva, celebre narratore di storie, che studiava aritmetica e geometria e tentava di comprendere l'Ars Magna di Lullo.  In quella figura, in un gioco di specchi, si riflette la storia dell'apprendistato di Manuel nella Coimbra di fine Settecento, e del suo amore per una giovane incantevole.  Tra realtà e apparenza, con i numeri a fare da trama e filo conduttore

 

Antonio Sparzani, «Relatività, quante storie.  Un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto», Bollati Boringhieri editore, Torino 2003, pagg. 322, € 30,00.

 

Thomas Vogel, «L'ultima storia di Miguel Torres da Silva», Il Ponte alle Grazie, Firenze 2003, pagg. 176, € 10,00.
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