![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 11 MAGGIO 2003 |
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Perché Heisenberg, che era a capo del progetto tedesco
per la costruzione dell'arma atomica, nel 1941 volle andare a Copenaghen, città
occupata dai tedeschi, per far visita a Bohr, suo maestro e amico, metà ebreo e
tutt'altro che filo-tedesco? Su questa
domanda Michael Frayn ha costruito uno spettacolo che dal 1999 sta riscuotendo
grande successo. Di Copenaghen l'editore Sironi pubblica ora
il testo (Milano, pagg. 176, € 14,50) accompagnato dalla documentatissima
prefazione di Frayn e da una nuova post-prefazione che rende conto di quanto è
successo neo ultimi anni nel dibattito tra gli storici della scienza proprio in
relazione alla pièce. Ne proponiamo uno
stralcio relativo alla pubblicazione e una lettera inedita di Bohr. Dal 21 al 25 maggio lo spettacolo verrà
riproposto al Teatro Storchi di Modena nella versione italiana con Umberto
Orsini, Massimo Popolo e Giuliana Lojodice.
Venerdì 16 maggio, alle 21, sempre a Modena la Fondazione Collegio San
Carlo organizza un dibattito su Copenaghen
con Giovanni Battimelli, Silvie Coyaud, Pietro Greco, Stefano Ossicini.
Il
risultato più sorprendente del dibattito innescato dalla rappresentazione di Copenaghen, comunque, è stata la
pubblicazione dei documenti di Bohr.
Ero
stato informato privatamente dell'esistenza di almeno uno dei documenti a un
convegno sull'opera teatrale organizzato a Copenaghen dall'Archivio Bohr
nell'autunno 1999. Heisenberg aveva
reso pubblica la sua versione dell'incontro con Bohr del 1941, principalmente
in due luoghi: un memorandum scritto nel 1957 a Robert Jungk, che stava
preparando il materiale per Brighter than
a Thousand Suns, e le sue memorie, pubblicate nel 1969. Bohr, comunque, non aveva mai dato
pubblicamente la sua versione della storia, e gli storici erano stati obbligati
ad affidarsi a ciò che altre persone (principalmente suo figlio Aage e il suo
collega Stefan Rozental) ricordavano che avesse detto in proposito.
Tuttavia,
nel 1957, quando la lesse nel libro di Jungk, apparentemente Bohr era così
arrabbiato per la versione di Heisenberg che gli scrisse dissentendo, e
fornendo il proprio resoconto. Non
spedì mai la lettera, però, e alla
sua morte nel 1962 questa fu messa nell'Archivio dalla sua famiglia, da non
pubblicarsi per altri cinquant'anni.
Questo era tutto quello che poteva dirmi il mio informatore.
Non
ho detto niente al riguardo poiché pensavo di averlo saputo in confidenza. L'esistenza della lettera è stata menzionata
pubblicamente per la prima volta, a quanto ne so, dal professor Holton, a un
successivo convegno sull'opera teatrale organizzati a New York nel marzo 2000,
in occasione della sua locale rappresentazione. Disse che in effetti aveva visto la lettera; gli era stata
mostrata dalla famiglia Bohr. Si
sentiva obbligato a non divulgarne i contenuti, ma ricordo che promise che
quando finalmente sarebbe stata pubblicata, nel 2012, avrebbe cambiato
interamente la nostra visione dell'incontro.
A quel punto il segreto era svelato, e nel settembre 2001, a un
ulteriore convegno sull'opera teatrale all'Archivio Niels Bohr, fu annunciato
che la famiglia Bohr aveva deciso di pubblicare la lettera anzitempo. Venne anche fuori che non c'era solo una lettera, ma varie bozze alternative e le
relative annotazioni. Quando sono state
finalmente pubblicate in Rete, nel febbraio 2002, la questione della visita
ebbe sulla stampa una visibilità più grande che mai.
I
documenti mi sembrano sostenere assai bene la ricostruzione molto dettagliata
dell'atteggiamento di Bohr che Powers ha ricavato da altre fonti. Per me la cosa più sorprendente nel primo
tentativo di Bohr di scrivere la lettera è il tono notevolmente tagliente;
provenendo in particolare da un uomo tanto celebrato per la sua tolleranza:
«Credo di doverti dire che sono molto sorpreso di vedere quanto la tua memoria
ti ha ingannato... Personalmente, ricordo ogni parola delle nostre
conversazioni, che avvennero su uno sfondo di estremo dolore e tensione per noi
qui in Danimarca. In particolare, fece
una forte impressione sia su Magrethe che su di me, e su chiunque all'Istituto
a cui parlaste, che tu e Welzsácker esprimeste la vostra definita convinzione
che la Germania avrebbe vinto e che dunque era piuttosto folle da parte nostra
mantenere la speranza di un risultato diverso della guerra ed essere reticenti
per quanto riguardava tutte le offerte tedesche di cooperazione. E ricordo anche piuttosto bene la nostra
conversazione nella mia stanza all'Istituto, dove in termini vaghi parlasti in
una maniera che poteva solo darmi la ferma impressione che, sotto la tua guida,
in Germania si stava facendo di tutto per sviluppare armi atomiche, e che
dicesti che non c'era bisogno di parlare dei dettagli dato che ti erano
perfettamente familiari, e avevi speso i due anni precedenti lavorando più o
meno esclusivamente su quei preparativi.
Ascoltai questo senza parlare dato che era in questione un grande
problema per l'umanità, in cui, nonostante la nostra personale amicizia,
dovevamo essere considerati come rappresentanti di due parti impegnate in un
combattimento mortale».
Sentire
tutto questo dalla voce di Bohr è una rivelazione, e vorrei che fosse stato
disponibile quando ho scritto il testo teatrale. Riconosco che il Bohr reale rimase molto più arrabbiato per molto
più a lungo del mio personaggio, che affermò di aver fatto molta più attenzione
a quanto disse Heisenberg, e che affermò di ricordarla molto più
chiaramente. Questo modifica tuttavia
in qualche modo la nostra visione di quello che disse Heisenberg, e di quelle
che erano le sue intenzioni?
Leggermente,
penso, ma non fondamentalmente. Non c'è
mai stato disaccordo, tanto per cominciare, sul fatto che Heisenberg avesse
detto a varie persone all'Istituto che la Germania avrebbe vinto la guerra, e
che le sue mire, perlomeno all'Est, erano giustificate. Anche in questo caso, Aage e Rozental
avevano già dichiarato di ricordare Bohr dire che Heisenberg aveva parlato
delle implicazioni militari dell'energia atomica. Secondo Aage, «Mio padre era molto reticente ed espresse il suo
scetticismo date le grandi difficoltà tecniche che dovevano essere superate, ma
ebbe l'impressione che Heisenberg pensasse che le nuove possibilità potessero
decidere il risultato della guerra, se la guerra si fosse trascinata
oltre». Secondo Rozental, «Riesco solo
a ricordare quanto era eccitato Bohr dopo quella conversazione, e che riportò
che Heisenberg aveva detto qualcosa come, "Devi capire che se prendo parte
al progetto allora è nella ferma convinzione che si può fare"».
La lettera, comunque, è la prima conferma diretta che Bohr era convinto di essere stato invitato ad accettare le «offerte di cooperazione» tedesche.