![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 1 MAGGIO 2003 |
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I cent'anni
della Società Filosofica |
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ANCONA — Si sono conclusi i lavori del trentaquattresimo congresso nazionale
della Società Filosofica Italiana ospitato quest'anno, per la prima volta, ad
Ancona. Il convegno intitolato "Filosofia e scienza nella società
tecnologica" è stato promosso dall'Università Politecnica delle Marche
in collaborazione con l'Istituto Regionale di Ricerca Educativa. Nella prima
giornata Luciano Malusa dell'Università di Genova e Piero Di Giovanni
dell'Università di Palermo hanno ricostruito le origini della Società
Filosofica Italiana, in occasione del centenario della sua fondazione.
Entrambi hanno messo in evidenza, da un lato, la difficoltà di risalire a una
data di nascita precisa, e dall'altro la posizione innovativa che la Società
ebbe nei confronti della cultura filosofica del tempo. La seconda giornata ha
fatto luce sull'obiettivo comune dei diversi lavori, vale a dire quello di
realizzare una rinnovata alleanza tra filosofia e scienza. «Addirittura si
potrebbe parlare di tecno-etica - afferma Giancarlo Galeazzi - per supportare
la scienza in termini critici». "Il rapporto tra scienza ed etica"
è il titolo dell'intervento di Luigi Alici, dell'Università di Macerata, che
ha puntualizzato come prima di ogni altra discussione sia necessario un
reciproco riconoscimento della scienza e dell'etica. La tendenza
riduzionistica di infiltrarsi anche nell'impianto teorico delle scienze umane
(si pensi alla biotecnologia, alle neuroscienze, alla bioingegneria ecc.),
unita alla crescita ipertrofica degli apparati tecno-scientifici ha fatto sì
che proprio l'etica accogliesse questa nuova sfida. "Bene, persona e
responsabilità sono - afferma Alici - i vertici di un triangolo ideale
attorno cui costruire l'alleanza tra scienza ed etica". Con la relazione
sui "Paradigmi filosofici della bioetica" di Giovanni Fornero,
dell'Università di Torino, la filosofia si afferma vigorosamente come
nocciolo dell'esistenza, «esistere è filosofare» - sosteneva Nicola
Abbagnano, la cui tesi della ineludibilità della filosofia risulta oggi più
che mai attuale. Anche Fornero parla di una rinascita dell'etica come uno dei
fattori più significativi del pensiero del Novecento. Evidenzia a tal
proposito la forte componente filosofica della bioetica, che rappresenta a
suo parere una delle più alte incarnazioni dello spirito filosofico stesso.
Contrariamente a chi proclamava la morte della filosofia e la sua
sostituzione con le scienze sociali, la bioetica mostra come la filosofia sia
tuttora presente e come oggi i filosofi vengano "incalzati" e
interpellati su questioni come il bene e il male, il senso del nostro
esistere: la filosofia ha ripreso così la sua vocazione a interloquire
criticamente con gli altri ambiti della conoscenza sulle grandi questioni
dell'uomo. Nella giornata finale due grosse personalità, quali Enrico Berti e
Paolo Rossi. L'intervento di Paolo Rossi, "Scienza e tecnica: idee e
ideologie", può essere sintetizzato con la brillante immagine del mito
di Dedalo col quale Francis Bacon rappresentò nel 1600 la tecnica. Dedalo
(nel nostro caso la scienza) ha due caratteristiche: è ingegnosissimo ed
esecrabile al tempo stesso. Infame perché costruì il labirinto e ci mise
dentro il Minotauro, ma ingegnoso perché creò anche il filo d'Arianna per
potervi uscire. «Noi - sostiene Paolo Rossi - stiamo ancora costruendo il
labirinto e possiamo fare affidamento su Dedalo per cercare di costruire
anche il filo d'Arianna». Infine, un messaggio altrettanto rassicurante nei
confronti della scienza ci arriva dalle parole di Enrico Berti che nel
dibattito tra i due poli, scienza e tecnica, aggiunge un terzo polo, quello
della persona. Concludendo, a cento anni di distanza dalla nascita della
Società Filosofica Italiana, i rapporti tra filosofia e scienza sembrano
quasi ribaltati: intorno al 1903 la filosofia guardava ancora "con
sufficienza" alla scienza, quasi la snobbava, in virtù della sua
tendenza a confrontarsi in modo teorico e non operativo con gli altri ambiti
della conoscenza. Oggi invece è la scienza a chiamare in causa la filosofia,
col rischio quasi di fagocitarla, ma con la matura consapevolezza che è
impossibile gestire lo sviluppo tecnologico senza una dimensione
metascientifica, cioè autenticamente filosofica. |