[CON LA SARS IL MONDO SI SCOPRE VULNERABILE
Virus globale
E' ben vero - come sostengono, a ragione, alcuni
osservatori - che niente in questa strana epidemia sembra giustificare il
panico planetario che sta suscitando. Non le cifre che esprimono la morbilità e
la mortalità; non la letalità, il ritmo e le modalità di diffusione, neppure
lontanamente paragonabili a quelli della pandemia di «Spagnola», ancora
presente alla memoria collettiva in quanto iscritta nel secolo breve e
lunghissimo, il Novecento, che ci siamo appena lasciati alle spalle. Resta però
il fatto che gli effetti - in termini di «costi» e di danni all'economia, di
paura e di allarme sociale - si stanno rivelando non meno nefasti di quelli
prodotti da un'emergenza epidemica globale di più sinistre dimensioni in
termini di numero di contagiati e di morti.
Così - al di là delle reticenze e dei colpevoli silenzi
della Cina - la Sars sta suonando per la comunità internazionale un poderoso
campanello d'allarme per quanto riguarda, da una parte la globalizzazione dei
rischi; dall'altra la questione dell'impegno globale per la salute.
Sempre più spesso, in qualche angolo del mondo, uno
sconosciuto e insidioso agente infettivo comincia a far danni come nel cupo
scenario immaginato in La peste scarlatta (1912) da Jack London per il
2013: «La cosa più strana era che ogni giorno comparivano batteri nuovi. Molti
anni fa, quando c'erano solo pochi uomini sulla terra, anche le malattie erano
poche. Ma poi man mano che gli uomini aumentavano e venivano a vivere insieme
in grandi città, anche le malattie crebbero...».
Alcune malattie, circoscritte alle regioni dell'Africa
occidentale, come la febbre di Lassa, sono arrivate in Europa, viaggiando nel
circuito del moderno turismo di massa, che confluisce - insieme alle condizioni
biologiche, ai mutamenti indotti dall'uomo nel delicato equilibrio di
ecosistemi, a nuovi generi di vita e abitudini culturali - a favorire la
circolazione e l'evoluzione di nuovi agenti patogeni. Come, per l'appunto, il
virus della Sars, arrivato dalla Cina, dove i sistemi agricoli di allevamento
integrato anatra-maiale sono all'origine delle pandemie influenzali.
La vulnerabilità di tutti i paesi del mondo che la
famigerata «polmonite atipica» sta disvelando con tanta spietata evidenza,
propone un «principio della responsabilità» che non può essere «locale»,
limitato nello spazio e nel tempo, ma ampliato fino a comprendere una capacità
«globale» di previsione e di prevenzione, capace di eliminare dal nostro futuro
lo spettro di emergenze sanitarie come quella che stiamo vivendo.
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