RASSEGNA STAMPA

13 APRILE 2003
editoriale
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Il teologo della scienza
Un nuovo volume di padre Lino Ciccone


  Il volume “Bioetica - Storia, principi, questioni” (Ed.Ares) è solo l'ultimo contributo che padre Lino Ciccone, docente di Morale e di Bioetica del Collegio Alberoni e della Facoltà teologica di Lugano, ha dato nel settore della ricerca morale abbinata al problema della vita. Nel 1984 è apparso "Non uccidere", poi altri dedicati all'amore umano, alla salute e alla malattia, ed altri ancora. Con l'ultima sua opera, in oltre 400 pagine, padre Ciccone passa in rassegna i progressi delle scienze mediche e biologiche e dà il suo giudizio di moralista, mai mettendosi in cattedra, ma spiegando con semplicità il quadro d'insieme entro cui si pongono i problemi tanto che l'opera può essere gradita sia allo specialista sia al lettore comune, sia al credente come all'agnostico. Con lo stesso autore abbiamo cercato di comprendere alcuni tra i molti problemi affrontati in questa pubblicazione. Perché un docente di morale ha scelto la bioetica? Più che una scelta è stata un'aggiunta. Non è un'alternativa. Senza abbandonare la teologia morale, ho aggiunto la bioetica confermando l'interesse per i problemi riguardanti la vita umana non soltanto in un'ottica biologica, ma anche filosofica con attenzione a ciò che dicono le scienze umane. E' una disciplina molto giovane! Sì, il termine nasce con l'oncologo Van Rensellaer Potter che nel 1970 pubblica l'articolo “Bioethics: the Science of Survival”. Nelle sue opere, accanto ai principi generali, è sempre attento agli aspetti concreti. Per me è stato sempre spontaneo non fare trattazioni atemporali ed astratte, ma guardare ai termini in cui ogni problema si pone e alla situazione culturale e storica del nostro tempo. Nel suo libro inizia dagli albori della vita e parla di uno statuto dell'embrione umano. Di che si tratta? E' la risposta alla domanda: chi è l'embrione? E' un semplice agglomerato di cellule, come qualche scienziato di tutto rispetto in Italia ha manifestato come sua risposta, oppure è il momento iniziale di un nuovo individuo umano che inizia il suo cammino e quindi già uno di noi? Come è stata l'espressione usata dal comitato nazionale per la bioetica con un'espressione molto felice. E' uno di noi, quindi va trattato come un essere umano. Oggi si parla di fecondazione artificiale, extracorporea, intracorporea, ecc. Perché tutta questa attenzione all'inizio della vita umana? Sono le novità delle cosiddette scienze biomediche. Sono i progressi recenti e rapidi che hanno reso possibile quello che fino a ieri era un sogno o una fantasia irrealizzabile, mettendo di mezzo quello che costituisce uno dei misteri presenti nell'esistenza umana sulla terra qual è la comparsa di nuovi essere umani, la generazione o meglio ancora, come veniva chiamata un tempo, la procreazione. Il tutto in un grappolo di problemi sotto tutti gli aspetti. Su questa problematica come si esprime il moralista? Dipende dove si colloca nelle sue concezioni antropologiche. A seconda della concezione che si ha dell'uomo, l'antropologia fonda l'etica le cui risposte, per questo, oggi sono diversificate e contrapposte perché viviamo in un mondo caratterizzato dal pluralismo culturale. La risposta del moralista cattolico? Non vorrei limitare il discorso a chi professa la fede. Parlerei piuttosto di quella bioetica chiamata d'impostazione personalistica perché mette al centro la persona. Dentro questa corrente trova posto anche il cattolico come quello dichiaratamente non cattolico. Dalla centralità della persona umana deriva anche l'esigenza per cui il rispetto della sua dignità di persona deve essere attuato anche nelle modalità con cui viene chiamata all'esistenza e non essere trattata come un oggetto che si produce in un laboratorio di biologia oppure con tecniche che sono rispettose della dignità di persona. Nel suo libro tratta anche il problema della clonazione. Come valuta questo nuovo capitolo della biologia? Sulla clonazione c'è stato un coro unanime nel condannarla. Si può dire che sia stata superata in modo talmente scandaloso l'esigenza di rispetto della persona umana, che sono saltati le differenze di concezione antropologica e di base. Qualunque sia il punto di partenza, da tutte le organizzazioni internazionali e dai singoli Stati, da comitati di bioetica nazionali e internazionali, è arrivato un coro unanime di riprovazione e di rifiuto di questa forma di prepotenza sul nuovo essere umano. Prepotenza perché gli si assegnano i caratteri che deve avere. Nel suo libro ricorre spesso l'ingegneria genetica, termine che richiama, nel modo comune di esprimersi, la scienza della costruzione. Perché l'uomo di oggi si pone il problema di voler fare l'ingegnere del corpo umano? La genetica si sviluppa dopo la comparsa della biologia molecolare che ha consentito di capire qualche cosa di più del cosiddetto Genoma, cioè il patrimonio ereditario di ogni essere vivente. L'uomo non vuol solo scoprire questo patrimonio, ma pretende anche di metterci le mani e manipolarlo a volontà. Quindi l'ingegneria genetica fa parte di questa nuova genetica che non si contenta più di registrare l'essenza delle regole della vita, ma vuole intervenire per modificarle Si prefigura addirittura di sostituire l'evoluzione affidata a dinamiche incontrollabili, come è stato finora, e fare dell'uomo l'artefice di tutta l'evoluzione. Quindi ci sono dei seri pericoli morali? Non solo. Ci sono anche grosse incognite sugli obiettivi. Per quanto si siano realizzati progressi stupefacenti di conoscenze, siamo ancora molto lontani dal poter dire di conoscere tutto e c'è da chiedersi se si arriverà mai a conoscere tutto di quello che è il patrimonio genetico umano. Da qui il carattere di “salto nel buio” di ogni manomissione del patrimonio genetico. Sperimentazione sugli animali. A volte si ha quasi l'impressione che il nostro mondo sia più propenso a rispettare gli animali che l'uomo, soprattutto quando c'è di mezzo la ricerca scientifica. Qual è il giudizio del moralista? Innanzitutto vanno precisati meglio i termini. Si parla tante volte di vivisezione e questo fa immediatamente scattare la molla della difesa degli animali che si immaginano sottoposti a sevizie da vivi quando invece vengono più semplicemente utilizzati per il bene dell'uomo. Rifiutare questo significa detronizzare l'uomo dal suo posto che gli spetta ben al di sopra di tutti gli altri esseri viventi. Comunque nella sperimentazione sugli animali dev'essere posta massima cura nell'evitare loro sofferenze con l'uso di anestetici e non si deve oltrepassare ciò che è strettamente necessario per il bene dell'uomo. Lei parla anche di trapianti d'organi. Tutti ricordano che quando Barnard trapiantò il primo cuore, ci si posero seri problemi morali. In seguito la questione morale è stata di molto ridimensionata. Ora com'è la situazione dal versante etico? Più che positiva. Si sta tentando di strappare alla morte persone che sarebbero altrimenti destinate a morire oppure condannate, come quelle che soffrono di insufficienza renale, ad essere schiave di una macchina. A volte si grida al miracolo, ma non c'è nessun intervento di forze soprannaturali, ma solo il frutto dell'intelligenza umana. Si tratta piuttosto di fare chiarezza sul vero concetto di morte cerebrale. Per chi non ha familiarità con i termini tecnici, sarebbe meglio parlare di "morte pura e semplice", anziché per arresto cardiaco, che pure c'è in questo caso, per infarto cerebrale totale. E' con l'assenza di ogni circolazione nel cervello che le sue cellule muoiono nel giro di pochi minuti in quanto non ricevono apporti nutritivi e ossigeno da parte del sangue. C'è quindi la necessità di fare chiarezza! Soprattutto a livello di opinione pubblica, ma si trovano oppositori anche tra i filosofi e gli scienziati che vorrebbero ancora far coincidere la morte con la morte di tutto l'organismo. A quel punto il trapianto non è più possibile. Nel suo libro parla di droga, alcolismo e tabagismo. Nell'immaginario collettivo, tutti d'accordo, o quasi, sulla droga, mentre per l'alcool e il tabacco vi è in molti ancora indulgenza. Quale la posizione della morale? Ridurre il discorso a poche parole si rischia di essere deformanti. Indubbiamente, mentre non esiste un uso di droga moderato (a parte quello terapeutico) che non nuoccia, ciò si verifica sia con l'alcool che con il tabacco. Un uso moderato non è in nessun modo lesivo della dignità della persona umana. Però, fatta questa graduatoria di tossicità delle sostanze, quando si arriva alla dipendenza è chiaro che si tratta di una menomazione della dote squisitamente umana che è la libertà che viene in qualche modo limitata. Inoltre, quando siamo a livello di dipendenza, vuol anche dire che c'è un uso dannoso alla salute. Nella Bioetica clinica rientra anche l'Aids che ha provocato nel tempo, all'interno della Chiesa, posizioni contrastanti. Quale la sua valutazione? Siamo davanti ad una forma di patologia denominata “comportamentale”. Non ci si ammala di Aids se non si assumono comportamenti che in genere non si devono assumere. Per avere il contagio occorre avere un contatto in modo tale che ci sia un trasferimento di sangue infetto che deve entrare in circolo. E questo accade assumendo comportamenti che nulla impone di assumere al punto che uno dei maggiori infettivologi italiani, quali il Moroni, da anni va ripetendo che basterebbe modificare questi comportamenti per vedere crollare l'epidemia senza nessuna terapia specifica. Un'ultima domanda sui nuovi peccati contro l'ambiente. Ambiente, ma non solo. Basti pensare alla guida dell'auto. Con quanta tranquillità ci si infischia delle norme! Molti, evitati i controlli, si sentono a posto in coscienza. Quindi non solo l'ambiente. Ci sono diversi ambiti in cui prevale ancora la concezione penalistica delle esigenze del bene e del male morale, anziché quella autentica di ciò che è bene e ciò che è male. Chiudiamo con un suo parere sul domani Si può essere ottimisti semplicemente in base a due fattori: guardando alla storia e condividendo la convinzione che non tutto è affidato al gioco della libertà umana. Chi ci ha creato si interessa anche di queste creature e senza intervenire per incanalare la libertà in un senso piuttosto che in un altro, sa ricavare il bene persino dal male.

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