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Il
volume “Bioetica - Storia, principi, questioni” (Ed.Ares) è solo l'ultimo
contributo che padre Lino Ciccone, docente di Morale e di Bioetica del
Collegio Alberoni e della Facoltà teologica di Lugano, ha dato nel settore
della ricerca morale abbinata al problema della vita. Nel 1984 è apparso
"Non uccidere", poi altri dedicati all'amore umano, alla salute e
alla malattia, ed altri ancora. Con l'ultima sua opera, in oltre 400 pagine,
padre Ciccone passa in rassegna i progressi delle scienze mediche e
biologiche e dà il suo giudizio di moralista, mai mettendosi in cattedra, ma
spiegando con semplicità il quadro d'insieme entro cui si pongono i problemi
tanto che l'opera può essere gradita sia allo specialista sia al lettore
comune, sia al credente come all'agnostico. Con lo stesso autore abbiamo
cercato di comprendere alcuni tra i molti problemi affrontati in questa
pubblicazione. Perché un docente di morale ha scelto la bioetica? Più che una
scelta è stata un'aggiunta. Non è un'alternativa. Senza abbandonare la
teologia morale, ho aggiunto la bioetica confermando l'interesse per i
problemi riguardanti la vita umana non soltanto in un'ottica biologica, ma
anche filosofica con attenzione a ciò che dicono le scienze umane. E' una
disciplina molto giovane! Sì, il termine nasce con l'oncologo Van Rensellaer
Potter che nel 1970 pubblica l'articolo “Bioethics: the Science of Survival”.
Nelle sue opere, accanto ai principi generali, è sempre attento agli aspetti
concreti. Per me è stato sempre spontaneo non fare trattazioni atemporali ed astratte,
ma guardare ai termini in cui ogni problema si pone e alla situazione
culturale e storica del nostro tempo. Nel suo libro inizia dagli albori della
vita e parla di uno statuto dell'embrione umano. Di che si tratta? E' la
risposta alla domanda: chi è l'embrione? E' un semplice agglomerato di
cellule, come qualche scienziato di tutto rispetto in Italia ha manifestato
come sua risposta, oppure è il momento iniziale di un nuovo individuo umano
che inizia il suo cammino e quindi già uno di noi? Come è stata l'espressione
usata dal comitato nazionale per la bioetica con un'espressione molto felice.
E' uno di noi, quindi va trattato come un essere umano. Oggi si parla di
fecondazione artificiale, extracorporea, intracorporea, ecc. Perché tutta
questa attenzione all'inizio della vita umana? Sono le novità delle
cosiddette scienze biomediche. Sono i progressi recenti e rapidi che hanno
reso possibile quello che fino a ieri era un sogno o una fantasia
irrealizzabile, mettendo di mezzo quello che costituisce uno dei misteri
presenti nell'esistenza umana sulla terra qual è la comparsa di nuovi essere
umani, la generazione o meglio ancora, come veniva chiamata un tempo, la
procreazione. Il tutto in un grappolo di problemi sotto tutti gli aspetti. Su
questa problematica come si esprime il moralista? Dipende dove si colloca
nelle sue concezioni antropologiche. A seconda della concezione che si ha
dell'uomo, l'antropologia fonda l'etica le cui risposte, per questo, oggi
sono diversificate e contrapposte perché viviamo in un mondo caratterizzato
dal pluralismo culturale. La risposta del moralista cattolico? Non vorrei
limitare il discorso a chi professa la fede. Parlerei piuttosto di quella
bioetica chiamata d'impostazione personalistica perché mette al centro la persona.
Dentro questa corrente trova posto anche il cattolico come quello
dichiaratamente non cattolico. Dalla centralità della persona umana deriva
anche l'esigenza per cui il rispetto della sua dignità di persona deve essere
attuato anche nelle modalità con cui viene chiamata all'esistenza e non
essere trattata come un oggetto che si produce in un laboratorio di biologia
oppure con tecniche che sono rispettose della dignità di persona. Nel suo
libro tratta anche il problema della clonazione. Come valuta questo nuovo
capitolo della biologia? Sulla clonazione c'è stato un coro unanime nel
condannarla. Si può dire che sia stata superata in modo talmente scandaloso
l'esigenza di rispetto della persona umana, che sono saltati le differenze di
concezione antropologica e di base. Qualunque sia il punto di partenza, da
tutte le organizzazioni internazionali e dai singoli Stati, da comitati di
bioetica nazionali e internazionali, è arrivato un coro unanime di
riprovazione e di rifiuto di questa forma di prepotenza sul nuovo essere
umano. Prepotenza perché gli si assegnano i caratteri che deve avere. Nel suo
libro ricorre spesso l'ingegneria genetica, termine che richiama, nel modo
comune di esprimersi, la scienza della costruzione. Perché l'uomo di oggi si
pone il problema di voler fare l'ingegnere del corpo umano? La genetica si
sviluppa dopo la comparsa della biologia molecolare che ha consentito di
capire qualche cosa di più del cosiddetto Genoma, cioè il patrimonio
ereditario di ogni essere vivente. L'uomo non vuol solo scoprire questo
patrimonio, ma pretende anche di metterci le mani e manipolarlo a volontà.
Quindi l'ingegneria genetica fa parte di questa nuova genetica che non si
contenta più di registrare l'essenza delle regole della vita, ma vuole
intervenire per modificarle Si prefigura addirittura di sostituire
l'evoluzione affidata a dinamiche incontrollabili, come è stato finora, e
fare dell'uomo l'artefice di tutta l'evoluzione. Quindi ci sono dei seri
pericoli morali? Non solo. Ci sono anche grosse incognite sugli obiettivi.
Per quanto si siano realizzati progressi stupefacenti di conoscenze, siamo
ancora molto lontani dal poter dire di conoscere tutto e c'è da chiedersi se
si arriverà mai a conoscere tutto di quello che è il patrimonio genetico
umano. Da qui il carattere di “salto nel buio” di ogni manomissione del
patrimonio genetico. Sperimentazione sugli animali. A volte si ha quasi
l'impressione che il nostro mondo sia più propenso a rispettare gli animali
che l'uomo, soprattutto quando c'è di mezzo la ricerca scientifica. Qual è il
giudizio del moralista? Innanzitutto vanno precisati meglio i termini. Si
parla tante volte di vivisezione e questo fa immediatamente scattare la molla
della difesa degli animali che si immaginano sottoposti a sevizie da vivi quando
invece vengono più semplicemente utilizzati per il bene dell'uomo. Rifiutare
questo significa detronizzare l'uomo dal suo posto che gli spetta ben al di
sopra di tutti gli altri esseri viventi. Comunque nella sperimentazione sugli
animali dev'essere posta massima cura nell'evitare loro sofferenze con l'uso
di anestetici e non si deve oltrepassare ciò che è strettamente necessario
per il bene dell'uomo. Lei parla anche di trapianti d'organi. Tutti ricordano
che quando Barnard trapiantò il primo cuore, ci si posero seri problemi
morali. In seguito la questione morale è stata di molto ridimensionata. Ora
com'è la situazione dal versante etico? Più che positiva. Si sta tentando di
strappare alla morte persone che sarebbero altrimenti destinate a morire oppure
condannate, come quelle che soffrono di insufficienza renale, ad essere
schiave di una macchina. A volte si grida al miracolo, ma non c'è nessun
intervento di forze soprannaturali, ma solo il frutto dell'intelligenza
umana. Si tratta piuttosto di fare chiarezza sul vero concetto di morte
cerebrale. Per chi non ha familiarità con i termini tecnici, sarebbe meglio
parlare di "morte pura e semplice", anziché per arresto cardiaco,
che pure c'è in questo caso, per infarto cerebrale totale. E' con l'assenza
di ogni circolazione nel cervello che le sue cellule muoiono nel giro di
pochi minuti in quanto non ricevono apporti nutritivi e ossigeno da parte del
sangue. C'è quindi la necessità di fare chiarezza! Soprattutto a livello di
opinione pubblica, ma si trovano oppositori anche tra i filosofi e gli
scienziati che vorrebbero ancora far coincidere la morte con la morte di
tutto l'organismo. A quel punto il trapianto non è più possibile. Nel suo
libro parla di droga, alcolismo e tabagismo. Nell'immaginario collettivo,
tutti d'accordo, o quasi, sulla droga, mentre per l'alcool e il tabacco vi è
in molti ancora indulgenza. Quale la posizione della morale? Ridurre il
discorso a poche parole si rischia di essere deformanti. Indubbiamente,
mentre non esiste un uso di droga moderato (a parte quello terapeutico) che
non nuoccia, ciò si verifica sia con l'alcool che con il tabacco. Un uso
moderato non è in nessun modo lesivo della dignità della persona umana. Però,
fatta questa graduatoria di tossicità delle sostanze, quando si arriva alla
dipendenza è chiaro che si tratta di una menomazione della dote squisitamente
umana che è la libertà che viene in qualche modo limitata. Inoltre, quando
siamo a livello di dipendenza, vuol anche dire che c'è un uso dannoso alla
salute. Nella Bioetica clinica rientra anche l'Aids che ha provocato nel
tempo, all'interno della Chiesa, posizioni contrastanti. Quale la sua
valutazione? Siamo davanti ad una forma di patologia denominata
“comportamentale”. Non ci si ammala di Aids se non si assumono comportamenti
che in genere non si devono assumere. Per avere il contagio occorre avere un
contatto in modo tale che ci sia un trasferimento di sangue infetto che deve
entrare in circolo. E questo accade assumendo comportamenti che nulla impone
di assumere al punto che uno dei maggiori infettivologi italiani, quali il
Moroni, da anni va ripetendo che basterebbe modificare questi comportamenti
per vedere crollare l'epidemia senza nessuna terapia specifica. Un'ultima
domanda sui nuovi peccati contro l'ambiente. Ambiente, ma non solo. Basti
pensare alla guida dell'auto. Con quanta tranquillità ci si infischia delle
norme! Molti, evitati i controlli, si sentono a posto in coscienza. Quindi
non solo l'ambiente. Ci sono diversi ambiti in cui prevale ancora la concezione
penalistica delle esigenze del bene e del male morale, anziché quella
autentica di ciò che è bene e ciò che è male. Chiudiamo con un suo parere sul
domani Si può essere ottimisti semplicemente in base a due fattori: guardando
alla storia e condividendo la convinzione che non tutto è affidato al gioco
della libertà umana. Chi ci ha creato si interessa anche di queste creature e
senza intervenire per incanalare la libertà in un senso piuttosto che in un
altro, sa ricavare il bene persino dal male.
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