![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 6 APRILE 2003 |
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I
confini del sapere sono ogni giorno più confusi e la globalizzazione rischia di
omogeneizzare le interpretazioni che proprio sui nuovi paradigmi della contemporaneità
si fondano. La macchina, di cui l'uomo
è ormai la protesi, la tecnica senza la quale l'uomo non sarebbe mai stato
quell'essere pensante che è, la scienza che confonde sempre più le sue regole,
mutando il proprio terreno di gioco senza alcuna avvisaglia, sono centrali
nella struttura del pensiero contemporaneo, anche se attorno a
esse
si stenta a delineare una chiara forma di pensiero.
Uscito
per le ricercate edizioni di Olschki il volume L'uomo e le macchine, curato da Mimma Bresciani Califano,
raccoglie gli interventi di moderni philosophers
al ciclo di conferenze «Sapere e Narrare» organizzate dalla Fondazione
Carlo Marchi, intorno al tema centrale della macchina. Uso il termine di "filosofi" nella
sua accezione in auge sino all'Ottocento: poi il positivismo e la pretesa
autonomia delle scienze, che rivendicavano una "risorgimentale"
indipendenza, ha cambiato gli scenari e le parti. Paolo Rossi, già autore di un memorabile I filosofi e le macchine (1962 e 1971), apre nobilmente il volume e
ne consacra la scientificità, ma forse più intrigante è certo la presenza di
"cose" che sopravanzano le idee, le modificano, le forgiano. La "cosa" e la sua materialità
scompare spesso di fronte alle grandi visioni del mondo e il progresso sembra
un'entità astratta, a cui applicare paradigmi etici ed estetici. La chiave a stella di Primo Levi, le
automobili di Bukowski, gli occhiali "presi sul serio" da Thomas
Maldonado, sono le epifanie di un'evoluzione a cui Darwin non ha certo pensato,
ma a cui Samuel Butler ha ben presto posto rimedio. Gli stimoli, che queste "cose" (a cui volentieri vedrei
affiancate le lavatrici e i carrelli dei supermercati) sollecitano, dovrebbero
allargare il dibattito intorno a una meditazione sul contemporaneo, dimentica
per un attimo dei paradigmi dell'intelligenza artificiale e delle reti globali,
della manipolazione genetica e della "big science", e che invece ci
riconducesse a una quotidianità minore, ma non per questo meno coinvolgente. In un mondo che rischia sempre più di
diventare un Erewhon, partendo dalle
considerazioni "politiche" di Franco Volpi, bisogna avere il coraggio
di arrivare alla fotocopiatrice di Primo Levi, non senza un pizzico
d'ironia. Come sempre si parla di
libri, di cose, e questa è una lettura consigliata soprattutto per quei
tecnocrati, che ritengono inutile ogni rimessa in discussione della loro
supremazia intellettuale e che guardano alle "filosofie", ambigue e
metaforiche, soltanto come a un lusso intellettuale, da sfoggiare in non-si-sa-quale
salotto. Meglio un nuovo balbettio,
fantascientifico e utopico, ripercorrendo le strade di Francis Bacon
(l'ambivalenza del nome è assolutamente intenzionale), e la speranza di una
"nuova" tecnologia.
«L'uomo e le macchine», a cura di Mimma
Bresciani Califano, Olschki, Firenze 2002, pagg. XIV-218, € 23,00.