RASSEGNA STAMPA

6 APRILE 2003
GILBERTO CORBELLINI
[Evoluzioni dell'intelligenza artificiale

Attraverso quali dinamiche sociali il computer è riuscito a diventare uno strumento ormai indispensabile allo svolgimento di molte attività umane?  A questa domanda prova a rispondere un agile lavoro del sociologo Davide Bennato, che cerca di capire quali fattori, al di là dello sviluppo tecnologico, hanno contribuito al successo del computer.  La ricerca si snoda a partire dalle metafore che hanno favorito la costruzione sociale dell'information technology.  Nel primo capitolo Bennato passa in rassegna gli studi sociologi di impianto costruttivista sullo sviluppo della tecnologia e quindi definisce quali obiettivi della ricerca, la caratterizzazione del senso ovvero delle valenze simboliche che metafore come quella del computer/cervello elettronico assumevano all'interno di differenti gruppi sociali.  Gli altri due capitoli del libro esaminano i contesti sociali di utilizzazione del computer, rispettivamente come strumento scientifico e quindi come strumento di comunicazione.

L'approccio costruttivista di Bennato è, per così dire, moderato.  Nel libro non c'è traccia di un interesse per il ruolo delle metafore del computer nella costruzione scientifica dell'informatica, ma neppure si attribuisce alle dinamiche sociali l'origine dei concetti e delle teorie della computer science.  Lo studio prende in esame come i fattori socio-culturali sono riusciti a manipolare le flessibilità progettuali che comunque sussistono nell'ambito dei vincoli operativi imposti dalle leggi naturali che governano il funzionamento dei calcolatori.

Per quanto riguarda la storia dei percorsi teorici interni alle scienze dell'artificiale che sono scaturiti dalla metafora della macchina "pensante" o "intelligente" e che hanno prodotto il computer, va segnalata la pubblicazione dell'edizione inglese del libro di Roberto Cordeschi sui legami storico-epistemologici tra i temi della cibernetica e dell'intelligenza artificiale e i problemi della psicologia e della biologia.  Lo studio di Cordeschi esamina la protostoria della modellizzazíone dei comportamenti adattativi animali attraverso meccanismi "artificiali", mostrando attraverso quali passaggi la nozione di "macchina" ha cominciato a incamerare i nuovi concetti "dinamici" dell'organizzazione funzionale che emergevano dagli sviluppi della ricerca fisiologica e psicologica.  L'approccio "funzionaristico", che concepisce i modelli artificiali per testare la validità delle teorie del comportamento, trova le sue radici storico-concettuali nel dibattito tra Jacques Loeb e Herbert Jennings, all'inizio del secolo, riguardante le prospettive degli approcci meccanicistici e vitalistici e in particolare la contrapposizione tra comportamenti di livello superiore intelligenti in quanto guidati da scopi e comportamenti innati.  Il libro presenta quindi una ricca e originale ricostruzione delle origini dell'assocíazionismo e del connessionismo, sottolineando l'originalità della legge dell'effetto di Thorndike, e analizzando alcuni modelli meccanici della memoria e dell'apprendimento.  Nei primi due capitoli, cosi come il terzo, dove Cordeschi si concentra sul grande e affascinante progetto del comportamentismo simulativo di Clark Hull, vengono descritte diverse macchine "pre-cibernetiche" che venivano esibite al pubblico e descritte come "intelligenti" o "pensanti" e di cui la storiografia del l'artificiale aveva praticamente dimenticato l'esistenza. Il libro descrive quindi la nascita della cibernetica sulla base delle tesi meccanicistiche e rappresentazionaliste di Kenneth Craik e al recupero della "teleologia" attraverso la definizione della cibernetica come scienza del governo e dell'autoregolazione di sistemi meccanici dotati, appunto, di uno scopo.  Le novità dell'edizione inglese riguardano la ricostruzione delle origini dell'idea di cercare di riprodurre mediante programmi per computer digitali il comportamento umano e il contributo di Newell e Simon alla definizione del programma dell'intelligenza artificiale.  Un capitolo è stato aggiunto per seguire gli sviluppi delle strategie e dei risultati conseguiti dall'intelligenza artificiale e il rilancio negli anni Ottanta dei tentativi di implementare nuove rappresentazioni formali dell'organizzazione funzionale del cervello attraverso le reti neuralí.  Nel nuovo capitolo viene esaminato anche l'impatto del modello neurologico dell'apprendimento per associazione proposto da Loebb nel 1949 sulla elaborazione di nuovi algoritmi dell'apprendimento e in relazione lo sviluppo di modelli computazioni del sistema nervoso. Infine, Cordeschi ricostruisce il panorama delle idee e della ricerca nel campo della vita artificiale, nonché l'influenza dell'euristica ispirata a modelli biologici sugli sviluppi della robotica.

La ricerca di Cordeschi mostra come le diverse tradizioni "filosofiche" dell'artificiale (funzionalismo, simulazione, rappresentazionalismo, mentalismo e identità di principi esplicativi) trovano le loro radici in un'evoluzione adattativa di metodologie diversificate, di cui gli attuali sviluppi non sempre colgono le originali potenzialità euristiche originario.
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vedi anche
Scienze Cognitive