![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 24 MARZO 2003 |
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ROMA - Solo pochi giorni fa, si è
conclusa la "settimana mondiale per la consapevolezza del cervello",
che ha visto neuroscienziati di ogni angolo del pianeta impegnati nel non
facile compito di condividere con il grande pubblico le loro più recenti
scoperte. Scoperte così straordinarie che c'è chi non esita a parlare di
"secondo Rinascimento", poiché dagli studi sul cervello arriva una
rivoluzione concettuale che rischia di sconvolgere il nostro modo di
considerare i pensieri e le emozioni che ci animano. Armati delle tecniche di
neuroimmagine, con cui è possibile "vedere" il cervello umano mentre
è in azione, i ricercatori stanno affrontando una dopo l'altra tutte le
funzioni cerebrali più complesse, a caccia delle basi nervose delle nostre
emozioni e dei nostri pensieri.
Per molti dei quali oggi è possibile seguire il percorso all'interno delle reti
neurali fino a disegnare vere e proprie mappe cerebrali dei comportamenti
superiori.
Qualche tempo fa, ad
esempio, le ricerche di un gruppo di scienziati dell'università di Princeton
hanno inaugurato le indagini sulle basi biologiche delle scelte morali.
Scoprendo che quando siamo alle prese con un dilemma etico non lo affrontiamo
sempre con le sole armi della razionalità. Secondo quanto riferito su
"Science" da Jonathan Cohen e colleghi, se la situazione da cui nasce
il dilemma è "impersonale" (è lecito lasciar morire una persona per
salvarne altre cinque?) nel cervello si attivano solamente le aree responsabili
del pensiero analitico e razionale, come la corteccia prefrontale.
Ma se il problema diventa più "personale" (è lecito uccidere una
persona per salvarne altre cinque?), ad attivarsi sono anche, anzi soprattutto,
i sistemi neurali responsabili delle emozioni. Le implicazioni di queste
ricerche, che hanno invaso i domini della filosofia e della religione, non
sfuggono agli esperti. Tanto che la Dana Alliance for Brain, l'organizzazione
no profit che promuove la settimana mondiale sul cervello, ha dedicato il primo
capitolo del suo rapporto annuale sui progressi delle neuroscienze ad un nuovo
settore: la "neuroetica", vale a dire la riflessione sulle questione
etiche sollevate dalle scoperte delle neuroscienze.
Che, a differenza della filosofia, sembrano ad esempio capaci di offrire
risposte concrete, e sufficientemente comprovate, agli interrogativi sui limiti
del libero arbitrio (e quindi della responsabilità individuale) con conseguenze
anche in sede legale.
Inoltre, se le tecniche di neuroimmagine continueranno a perfezionarsi sempre
di più, prima o poi si porranno problemi di rispetto della privacy o del
cattivo uso di strumenti in grado di rendere visibile la parte più nascosta e
segreta di noi. Per non parlare dell'uso di farmaci per potenziare il cervello.
Che da un lato potrebbero renderci un po' meno imperfetti, ma dall'altro
potrebbero alterare la nostra stessa identità.
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