RASSEGNA STAMPA

21 MARZO 2003
GIANNI SANTAMARIA
[Valori e scelte di libertà fra Popper e Hayek

Il politico che volesse partecipare al nuovo quiz televisivo «Chi vuol esser liberale?» e sbaragliare l'ormai nutrita concorrenza, farebbe bene a prendere in mano il nuovo libro di Dario Antiseri e dare, come si suol dire, una ripassatina ai "fondamentali". Princìpi liberali (Rubbettino, pagine 120, euro 6) è infatti un vero e proprio vademecum attraverso tutte le idee cardine del liberalismo esposte dai vari Rosmini, Sturzo, Popper e naturalmente dagli esponenti della scuola viennese, primo fra tutti von Hayek, cui il docente della Luiss si ispira particolarmente.
Insomma, un completo manualetto, cui attingere verità inossidabili? Sarebbe fare un torto all'autore e al principio forse primo, motore mobile del pensiero sulla libertà, che lo studioso così riformula: «Se io so di essere fallibile e tu sei consapevole della tua fallibilità, allora - se ci sta davvero a cuore di risolvere i problemi - io aspetterò con ansia le tue alternative e le tue critiche; e tu sarai grato delle mie alternative alle tue proposte e delle mie critiche. Insomma: discuteremo. E la discussione è l'anima della democrazia». Nei tredici capitoletti si snodano tutti i caratteri che contrappongono liberali e statalisti (o utopisti ingenui, di fatto nemici della libertà). Oltre al già citato fallibilismo di matrice popperiana, troviamo il «politeismo dei valori», che non sono derivati dalla scienza. Sulla scorta della riflessione di Wittgenstein e Weber (riprendendo la ormai classica distinzione tra etica della convinzione e della responsabilità) Antiseri giunge ad affermare che «i valori supremi sono oggetto di scelte di coscienza, non sono né teoremi "dimostrati", né assiomi "autoevidenti" e "autofondantisi"».
La serie prosegue con concetti complementari tra loro e patrimonio anche della dottrina sociale cristiana: dal valore della parzialità della conoscenza individuale, alla competizione; dalla sussidiarietà, al valore sociale dell'impresa; dalla centralità del consumatore in tale sistema, fino ai concetti di uguaglianza e solidarietà a torto ritenuti alieni dalla società di mercato, mentre ad esempio per von Hayek essa per funzionare «deve» essere solidale. Infine tre mazzate a qualsiasi idea assolutista, centralista e dirigista: l'antiperfettismo alla Rosmini, che giudica i sistemi politici come in sé incapaci di risolvere una volta per tutte i problemi dell'uomo, anche se questo a volte affida loro speranze assolute. Il riformismo. La meritocrazia, antidoto a sistemi bloccati da burocrazia e corruzione.
La quattordicesima e conclusiva riflessione Antiseri la dedica a un identikit dell'Homo liberalis, che non è conservatore, non è anticlericale, diffida delle dietrologie, è attento al quis custodet custodes, cioè non tanto a chi esercita al potere ma a come lo si controlla. Guarda all'individuo, piuttosto che a «entità superiori», come Stato e partiti, nel nome delle quali si può compiere di tutto. E, infine, «sa che la (presunta) società perfetta è la negazione della società aperta: in ogni utopista sonnecchia un capitano di ventura».

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vedi anche
Filosofia (e) politica