RASSEGNA STAMPA

18 MARZO 2003
SANTI LO GIUDICE
[Marshall Mcluhan: «La luce e il mezzo» Lo spirito e la materia nel “villaggio globale”

MARSHALL MCLUHAN La luce e il mezzo Armando Editore pagine 220 - Euro 16,00 Heinrich Heine fu ebreo d'origine, cristiano luterano, per motivi di opportunità sociale, cristiano cattolico, per rispetto della confessione di fede della moglie. Questo dicono i critici poco benevoli nei suoi confronti. Invero Heine, dal tempo del suo trasferimento a Parigi, si è sentito sciolto dai vincoli di sangue, di razza e di religione. Condizione che gli ha consentito di leggere gli accadimenti passati e presenti della sua terra in prospettiva radical-liberale, al punto da scrivere, ad esempio, pagine d'inaudita rilevanza speculativa intorno alla funzione storica del cattolicesimo. Spinto al cattolicesimo non da «divina celia» o da «pie' forcuto», come per lo più sostenuto, ma dalla visione universalistica della chiesa di Roma, considera Lutero in errore per avere ritenuto la vendita delle indulgenze un fatto accidentale, mentre, a suo dire, è l'espressione del tipico compromesso dell'etica cattolica con la morale dei sensi. «Tu puoi – egli scrive – dare ascolto alle tenere inclinazioni del tuo cuore e abbracciare una bella fanciulla, ma devi anche ammettere che questo fu un vergognoso peccato e farne penitenza». Che, poi, tale penitenza potesse concretarsi in danaro era tanto utile per la Chiesa quanto benefico per l'umanità. Ne consegue: «Il commercio delle indulgenze non era un abuso, ma la conseguenza di tutto il sistema ecclesiastico». Che la vendita delle indulgenze fosse la conseguenza di un processo dottrinario solidificato nel tempo lo si coglieva nel fatto, precisa Heine, che Leone X non teneva in alcun conto Lutero, avvinto com'era dalla «fabbrica di S. Pietro, le cui spese venivano fronteggiate dalla vendita delle indulgenze», sicché «il peccato costituiva la fonte di denaro necessaria alla costruzione dell'edificio, il quale così diveniva un monumento del piacere sensuale». Ora, per Heine, Lutero non poteva mai comprendere l'operato della Chiesa e quello di Leone X, perché incomprensibile gli appariva la costruzione di San Pietro, trionfo dello spiritualismo, grazie all'apporto del sensualismo. Spiritualismo e Sensualismo traducevano, per Lutero, due visioni di vita opposte: l'una che cercava di esaltare lo spirito tendendo a distruggere la materia; l'altra, che si sforzava di affermare i naturali diritti della materia contro le usurpazioni dello spirito. Heine, in opposizione a Lutero, alla tradizione illuministica francese e a certa tradizione romantica teutonica, riteneva, invece, la Chiesa cattolica un'istituzione rivoluzionaria, autenticamente «protestante» per il coraggio mostrato nell'avvicinare le due visioni di vita, al punto da farle concrescere in una visione d'insieme. Sensibili analogie con il pensiero di Heine si rintracciano nelle indagini socio-psicologiche di Marshall McLuhan. Questi, noto per i suoi studi sui mass-media, antesignano della nuova fede nel verbo elettronico all'insegna del convincimento che «il mezzo è il messaggio», autore di opere sull'opportunità, al cospetto dell'espansione delle sfide terroristiche degli anni Settanta, di «staccare la spina», in realtà era un uomo di fede, dedito alla lettura della Sacra Bibbia, al raccoglimento e alla preghiera. Questa dimensione intima ci giunge grazie al volume La luce e il mezzo che accoglie brevi saggi e interviste da lui rilasciate in tempi diversi, su temi che vanno dalla religione alle implicazioni psicologiche e sociali dei mass-media. Il volume è di rilevante importanza, almeno per due ragioni. La prima ci palesa il nutrimento della sua anima: dalla lettura comparata della Sacra Bibbia in diverse lingue agli studi di autori molto amati come San Tommaso, San Francesco, ma anche Chesterton e Cervantes, Rabelais e Balzac, passa una sottile linea rossa attenta a cogliere le implicazioni delle moderne tecniche di riproduzione e amplificazioni dei messaggi con la voce dei classici percepita come «mezzo» che apre il cuore e l'intelligenza degli uomini alla «luce». La seconda, di più complesso spessore innovativo, rintraccia nel cattolicesimo il terreno utile all'incontro con la tecnologia, alla nascita e alla diffusione del «villaggio globale». Di formazione protestante in età matura McLuhan viene avvinto dal cattolicesimo, che si presenta come una luce rivelativa di un nuovo modo di leggere il mondo e di dare significato alla vita. La fede nel cattolicesimo gli appare ben disposta alla «carnalità», intesa nell'accezione di amore per la vita e per il piacere sensuale, che giudica come il valore di base alla giusta comprensione del mezzo elettronico. Poesia e scienza, arte e filosofia, gioco e danza, allegria e amicizia, musica sacra e lo stesso rito eucaristico appaiono ai suoi occhi del tutto simili alla radio e alla televisione. Di qui lo specifico della sua versione, che consiste in una sorta di ribaltamento della prospettiva sociologica tradizionale dell'etica capitalistica. Mcluhan, in contrasto con le tesi weberiane, ritiene l'etica capitalista protestante rigida, dunque, astratta, fondata su idee e concetti piuttosto che sulle emozioni sensuali, condizionata dalle proibizioni e dai divieti piuttosto che dalla comunione dell'amore. Alza, invece, inni di gioia all'eterna attualità del cattolicesimo, che meglio traduce, tramite il potere catartico della confessione, l'avvicinarsi della carne allo spirito fino al punto di prendere coscienza dell'avvenuta fusione. Ed è la fusione di carne e spirito il paradigma della sua scoperta più significativa: «il mezzo è il messaggio». Nel dire, che la «fede è un tipo di percezione, un senso come la vista, l'udito o il tatto ed è tanto reale e concreto quanto i sensi», intende che non è dato agli uomini impossessarsi del «messaggio» se questo viene separato dalla concretezza delle manifestazioni, a cominciare dai misteri, dai dommi, dai riti, dalla casistica tutta cattolica di amare la realtà delle cose insieme alla loro rappresentazione. Mcluhan non è Heine. Tuttavia, riteniamo, che il profeta della modernità tecnologica non sia passato dal cimitero di Montmartre per pregare sulla tomba del più grande poeta tedesco. La celebrazione che entrambi offrono del cattolicesimo non è sorretta dalla medesima finalità. La Chiesa cattolica, rispetto a quella protestante portatrice del nesso colpa-peccato-dolore, appare a Mcluhan e Heine, vicina alla percezione immediata dei sensi. Con la differenza che per il primo la percezione corporea, quando si traduce in immagine, si dilegua alla stessa stregua del passaggio di una sequenza di un film, da cui ricavano vantaggi in tanti, e i vantaggi sono in rapporto alla maggiore o minore diffusione del prodotto: di qui l'etica capitalista, che Mcluhan ha espulso dalla porta princpale, rientra dalla finestra e si colloca nella stanza più grande e più addobbata della casa del mondo dove si decidono le sorti dell'umanità. Per Heine, invece, la percezione corporea lega la sensualità alla spiritualità non in nome e per conto di una scenografia di potere, ma in nome e per conto di un uomo che ha accettato la crocifissione per indicare agli umani la strada della presa di coscienza dell'uguale dignità di fronte a Dio e di fronte alla sofferenza dell'altro aperta alla carità, inaugurata da Cristo a testimoniare della presenza di Dio nel tempo della Chiesa cattolica. Mcluhan non mostra benevolenza nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche, poco inclini a comprendere sia la frontiera dei nuovi media e sia le trasformazioni psicologiche promosse dalla televisione soprattutto nelle nuove generazioni. Ma, abbandonare i vecchi riti a vantaggio di nuove forme di coinvolgimento dei fedeli, non è cosa facile e, forse, nemmeno opportuna. La Chiesa è portatrice di un profilo istituzionale, legato alla sua storicità (parrocchie e diocesi, concili e conferenze episcopali, istituzioni papali e ordiamenti canonici, istituti e associazioni) che si presta a ogni sorta di rappresentazione; ma la Chiesa è portatrice di un volto «misterico, trascendente (in essa è presente il mistero del Verbum divino, in essa irrompe l'azione sacramentaria di Cristo), non codificabile in nessuna forma di espressione e di rappresentazione. Che la Chiesa conceda al messaggio dei media il «linguaggio della pubblica piazza» è accettabile, ma ben opera alla difesa dei propri steccati teologici allorquando la pochezza umana vuol tutto ricondurre al proprio sguardo. Mcluhan in qualità di sociologo della contemporaneità ha spesso interpretato al meglio il nostro quotidiano. Nel ricondurre il suo «villaggio globale» al «villaggio celeste» ha, però, poco compreso l'essenza universalistica che accompagna il valore terapeutico dell'istituto cattolico della confessione. E la confessione non è una rappresentazione esteriore, scenica, un'iperbole letteraria ma qualcosa di intimo, di privata familiarità intraducibile in qualsivoglia forma, che libera dal peso della colpa e, nello spirito dell'amore come si figura nel vangelo giovanneo, apre alla speranza di un avvenire non più all'insegna dell'incertezza, ma alla luce della coscienza che si dona al sopraggiunto messaggio della «buona novella». È la coscienza della pochezza dell'uomo, e non l'onnipotenza messaggera dei suoi mezzi, che testimonia dell'immortalità dell'alto messaggio spirituale della chiesa di San Pietro e di San Paolo.
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