[LOGICA DI TUTTI I
GIORNI
3
OGGI e domani si tiene, presso il Laboratorio di Scienze
Cognitive di Rovereto (una delle sedi dell'Università di Trento), un convegno
internazionale sul tema: la logica nella filosofia. Fra i relatori Bas van
Fraassen ed Eldar Shafir di Princeton, Krister Segerberg dell'Università di
Uppsala e Achille Varzi della Columbia. Gli iscritti sono una quarantina di
studiosi italiani e stranieri (olandesi, norvegesi, americani, australiani)
che, in un formato workshop teso a incoraggiare al massimo la
discussione, dibatteranno l'uso della disciplina razionale per antonomasia
nelle scienze naturali e sociali, nell'etica, nella metafisica e nel decision
making. Astrusità accademiche? Tutt'altro: è invece un'occasione unica in
Italia per tentare una valutazione complessiva di uno strumento che nel XX
secolo si è rivelato di straordinario valore pratico. Un paio di esempi. Negli
anni Quaranta il logico inglese Alan Turing fu arruolato dal servizio segreto
allo scopo di decifrare il codice Enigma, mediante il quale il comando tedesco
teneva i contatti con i propri sommergibili. Per risolvere il problema, Turing
(che si occupava di questioni esoteriche, fra cui la struttura logica delle
dimostrazioni matematiche, e che seguendo tali suoi interessi aveva analizzato
con grande profondità la nozione di procedimento meccanico) realizzò
un'autentica macchina per ragionare, che calcolava in breve tempo una quantità
enorme di combinazioni possibili. Era così venuto alla luce l'antenato di quei
computer che oggi dominano il nostro lavoro, la nostra corrispondenza, la
nostra ricerca di dati e perfino la nostra vita di relazione. Durante la guerra
fredda nei think tank sovietici e (soprattutto) americani venne sviluppata a
livelli di grande raffinatezza la «logica della decisione e dell'azione», per
studiare la situazione paradossale del ricatto nucleare, cioè di una minaccia
reciproca che nessuno dei due contendenti avrebbe potuto mettere in atto senza
autodistruggersi. Il complicato sistema di aspettative incrociate che
sottendeva questa situazione era trattato come un «gioco» da «vincere»
adottando regole appropriate, seguendo la strada tracciata dal brillante logico
ungherese-americano John von Neumann. Oggi, finita (almeno) quella guerra, la
stessa disciplina è di uso corrente nell'elaborazione di strategie politiche ed
economiche da parte di governi e multinazionali. I filosofi della scuola di
Francoforte erano molto critici nei confronti di una logica che concepivano
come preziosa assistente del potere costituito. Gli esempi di cui sopra
dimostrano che essa può conferire enormi vantaggi a chi la usa, ed è innegabile
che ai vantaggi per alcuni si accompagnino pericoli per altri. Ma la reazione
più ragionevole a tale asimmetria non è l'abbandono di ogni rigore di analisi e
lucidità di argomentazione, e lo scadimento a forme di espressione fatte di
scatti emotivi e suggestioni subliminali. È invece la democratizzazione dello
strumento: lo sforzo costante di applicare rigore e lucidità nella nostra
conversazione quotidiana, di smascherare senza pietà fallacie, oscurità e
contraddizioni latenti, nel nome di una comunicazione sempre più chiara,
coerente e responsabile. Anche di questo si parlerà a Rovereto. |