RASSEGNA STAMPA

13 MARZO 2003
ERMANNO BENCIVENGA
[LOGICA DI TUTTI I GIORNI
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OGGI e domani si tiene, presso il Laboratorio di Scienze Cognitive di Rovereto (una delle sedi dell'Università di Trento), un convegno internazionale sul tema: la logica nella filosofia. Fra i relatori Bas van Fraassen ed Eldar Shafir di Princeton, Krister Segerberg dell'Università di Uppsala e Achille Varzi della Columbia. Gli iscritti sono una quarantina di studiosi italiani e stranieri (olandesi, norvegesi, americani, australiani) che, in un formato workshop teso a incoraggiare al massimo la discussione, dibatteranno l'uso della disciplina razionale per antonomasia nelle scienze naturali e sociali, nell'etica, nella metafisica e nel decision making. Astrusità accademiche? Tutt'altro: è invece un'occasione unica in Italia per tentare una valutazione complessiva di uno strumento che nel XX secolo si è rivelato di straordinario valore pratico. Un paio di esempi. Negli anni Quaranta il logico inglese Alan Turing fu arruolato dal servizio segreto allo scopo di decifrare il codice Enigma, mediante il quale il comando tedesco teneva i contatti con i propri sommergibili. Per risolvere il problema, Turing (che si occupava di questioni esoteriche, fra cui la struttura logica delle dimostrazioni matematiche, e che seguendo tali suoi interessi aveva analizzato con grande profondità la nozione di procedimento meccanico) realizzò un'autentica macchina per ragionare, che calcolava in breve tempo una quantità enorme di combinazioni possibili. Era così venuto alla luce l'antenato di quei computer che oggi dominano il nostro lavoro, la nostra corrispondenza, la nostra ricerca di dati e perfino la nostra vita di relazione. Durante la guerra fredda nei think tank sovietici e (soprattutto) americani venne sviluppata a livelli di grande raffinatezza la «logica della decisione e dell'azione», per studiare la situazione paradossale del ricatto nucleare, cioè di una minaccia reciproca che nessuno dei due contendenti avrebbe potuto mettere in atto senza autodistruggersi. Il complicato sistema di aspettative incrociate che sottendeva questa situazione era trattato come un «gioco» da «vincere» adottando regole appropriate, seguendo la strada tracciata dal brillante logico ungherese-americano John von Neumann. Oggi, finita (almeno) quella guerra, la stessa disciplina è di uso corrente nell'elaborazione di strategie politiche ed economiche da parte di governi e multinazionali. I filosofi della scuola di Francoforte erano molto critici nei confronti di una logica che concepivano come preziosa assistente del potere costituito. Gli esempi di cui sopra dimostrano che essa può conferire enormi vantaggi a chi la usa, ed è innegabile che ai vantaggi per alcuni si accompagnino pericoli per altri. Ma la reazione più ragionevole a tale asimmetria non è l'abbandono di ogni rigore di analisi e lucidità di argomentazione, e lo scadimento a forme di espressione fatte di scatti emotivi e suggestioni subliminali. È invece la democratizzazione dello strumento: lo sforzo costante di applicare rigore e lucidità nella nostra conversazione quotidiana, di smascherare senza pietà fallacie, oscurità e contraddizioni latenti, nel nome di una comunicazione sempre più chiara, coerente e responsabile. Anche di questo si parlerà a Rovereto.
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