![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 MARZO 2003 |
|
|
Domani un convegno in
Cattolica |
||||
|
|
||||
|
|
|
|
Marcella
Tassinari Franchi La complessa
personalità di Simone Weil, quasi impossibile da riferire senza correre il
rischio di sacrificarla, dai numerosi scritti ci si rivela multiforme e
gigantesca, sia per profondità e vastità culturale, sia per passione ed
impeto. La sua eccezionalità scaturisce da due carismi complementari fra di
loro e che ella possedeva in misura straordinaria: intelligenza e amore.
L’uomo, la sua esistenza sia nel bene sia nella sofferenza, sono l’interesse
fondamentale nel quale la scrittrice si muove e cui dedicherà con passione la
sua attività di pensiero e di azione. Dai suoi Quaderni, (quattro volumi ed.
Biblioteca Adelphi) emerge di continuo l’inesausta volontà di ricerca e di
interpretazione dei valori quali il raggiungimento del bene, la resistenza al
male, la sete di libertà, di verità, di Dio. Vivere per Simone Weil significa
lottare per arrivare alla consapevolezza e quindi alla capacità di esprimere
e comunicare. La sua breve esistenza, consumatasi senza risparmio
intellettuale, psichico e fisico esprime, più ancora delle sue eloquenti
osservazioni, quanto fosse grande il disagio spirituale di fronte ad una
umanità che sembrava conformarsi in misura crescente all’idolatria di razza.
Si vivevano in quegli anni la preparazione e lo sviluppo di una guerra
mondiale che avrebbe causato lo sterminio di milioni d’innocenti. Guerra
paventata con angosciosa sofferenza e della quale ella non vide la fine, ma
di cui assunse il destino con animo religioso dividendo con gli altri ogni
tipo di privazione. Essa scrive: «Il legame tra umiltà e filosofia autentica
era noto nell’antichità. Tra i filosofi socratici, cinici, stoici l’essere
ingiuriati, colpiti e anche schiaffeggiati sopportando tutto ciò senza la
minima reazione di dignità istintiva era considerato parte del dovere
professionale. Poiché l’apostolato è una professione vicina o identica al
filosofo, il precetto di Cristo ai discepoli «porgete l’altra guancia» deve
essere considerato allo stesso modo,...» (Quaderni, vol. IV, pag. 289). La
Weil sembra voler porre le verità pensate, o acquisite per conoscenza, di
fronte alla drammaticità dell’esperienza esistenziale; vale a dire pone
l’uomo nella sua aspirazione verso l’amore a confronto con le realtà storiche
di male, di sofferenza e d’ingiustizia che è costretto a subìre. L’abisso fra
ciò che vorrebbe essere il bene e l’inalienabile presenza del male è la vera
e radicale lotta che l’uomo si trova a dover affrontare. La lacerazione
provocata dai due contrapposti elementi, la razionalità del pensiero greco,
viva nel pensiero moderno, e la volontà di pace, nella quale sono inscritti i
valori di giustizia, di verità e di amore, rimanevano irrisolti. Simone intuì
che la forza del pensiero, per essere tale, non doveva essere considerata nel
suo isolamento, ma doveva immergersi, sciogliersi nell’altro elemento di
forza, l’amore, per riuscire ad interpretare l’uomo nella sua completezza di
pensiero e di passione. Cristo le offriva una soluzione, come esprime nelle
ultime lettere ai famigliari e agli amici; emerge, dal doloroso contrasto, un
atteggiamento nuovo, non dimissionario, ma più comprensivo, quasi volesse
affermare che il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce, e
riconoscere l’insufficienza della razionalità di fronte al mistero. Padre
Perrin, al quale per anni si rivolse come ad un sicuro riferimento della religione
cattolica e al quale più volte chiese di poter ricevere il Battesimo, ancora
nell’ultimo incontro, prima che Simone partisse per l’America con i genitori,
ritenne opportuno rinviare l’avvenimento; forse lo preoccupava più la libertà
di pensiero di Simone, di quanto non fosse convinto della sua appassionata
volontà di adesione alla Chiesa. Sicuramente non era consapevole del rigore
morale con il quale ella imponeva a se stessa ogni sorta di privazione, sia
fisica sia spirituale, per sentirsi coinvolta in quell’olocausto cui si era
sottratta allontanandosi dalla Francia per salvare i propri cari, ma dove
sperava e credeva di riuscire a rientrare. La docilità delle sue ultime
osservazioni di fronte al diniego del Battesimo esprime la Simone ultima,
colei che si abbandona al volere di Dio e si fa interprete del suo pensiero
dicendo a se stessa, si vede che Dio mi vuole così, credente ed esterna
ancora, ancora in attesa. Simone Weil rientrò in Europa, e precisamente a
Londra, nell’agosto 1943, ormai irreparabilmente malata e tuttavia ancora
partecipe, attraverso gli amici, dei dolorosi avvenimenti che avevano
coinvolto il mondo. La sera del 24 agosto Simone si spegneva. Troppo presto
per riuscire a trasmettere in modo compiuto quei doni preziosi che la sua riflessione
aveva raccolto e la sua sensibilità aveva drammaticamente vissuto. |
|