| [L’extraterrestre ha sbagliato
pianeta
di Luciano Coen e Achille Varzi
LUI. Ma tu ci credi ai marziani?
Lei. Intendi dire gli extraterrestri?
Lui. Sì. Credi che vi siano dei pianeti abitati,
oltre alla Terra?
Lei. Non so se direi che ci credo. (Non ho delle
vere e proprie opinioni in proposito.) Ma certamente la probabilità che
esistano altre forme di vita è molto elevata.
Lui. Come fai a dirlo?
Lei. Carl Sagan (quando era direttore del
Laboratory for Planetary Studies della Cornell University) diceva che il numero
delle stelle nell'universo è maggiore di quello dei granelli di sabbia su tutte
le spiagge del nostro pianeta. Fai un po' tu i conti. Se ogni stella ha qualche
pianeta, la probabilità che nessuno di questi pianeti ospiti delle forme di
vita mi sembra infima.
Lui. Proviamo davvero fare due conti. Quanti
granelli di sabbia ci sono sulle nostre coste?
Lei. Dipende dalle loro dimensioni.
Lui. Assumiamo una media di mezzo millimetro per
ogni granello.
Lei. In tal caso, disponendoli regolarmente
potremmo farcene stare ... 8000 in un centimetro cubo.
Lui. Quindi otto miliardi per ogni metro cubo.
Lei. Prendiamo adesso 360.000 chilometri di costa
(l'estensione costiera globale sul nostro pianeta si aggira sul milione di
chilometri, di cui circa il 36% è costituito da spiagge sabbiose). Calcolando
un'ampiezza media di 50 metri e una profondità di 2, otteniamo un volume totale
di 36 miliardi di metri cubi di sabbia costiera.
Lui. Quindi sulle nostre coste ci sono 8 x 36 = 288
miliardi di miliardi di granelli di sabbia.
Lei. Granello più granello meno...
Lui. E il numero delle stelle è maggiore?
Lei. Cosi diceva Sagan, di cui era nota la capacità
di illustrare con immagini vivide concetti altrimenti inafferrabili. In effetti
il numero delle stelle è di gran lunga maggiore.
Lui. Ma se si dice che nel firmamento ce ne sono
cinquemila.
Lei. Quelle sono le stelle che riusciamo a vedere a
occhio nudo (per così dire), e si tratta per lo più di astri a una distanza
massima di 1000 anni luce. Ovviamente però ce ne sono molte di più. Basta
pensare che solo la nostra galassia ha un diametro di oltre 100.000 anni luce,
e che i dati più recenti parlano di un totale di circa 130 miliardi di
galassie.
Lui. Se quindi la nostra galassia fosse nella
media, nell'universo ci sarebbero circa 50.000 miliardi di miliardi di stelle.
Lei. Proprio così: un cinque seguito da ventidue
zeri. Un numero enorme, non trovi? E ovviamente il numero dei pianeti sarà
ancora maggiore. Quindi a questo punto sarai d'accordo: la probabilità che
nessuno di questi pianeti ospiti delle forme di vita è veramente infima.
Lui. Mi hai convinto. È ragionevole supporre che vi siano
altre forme di vita, altri pianeti abitati. Però allora non ti sembra strano
che queste forme di vita non comunichino fra loro?
Lei. Non mi sembra strano perché non so se è vero. Magari
in parti remote dell'universo si fanno tornei di calcio interplanetari. Che ne
sappiamo noi?
Lui. Non ti sembra strano che nessuna di queste forme di
vita comunichi con noi?
Lei. Lo diceva anche Fermi: se gli extraterrestri
esistessero, per quale motivo non ci hanno mai fatto visita?
Lui. Appunto.
Lei. Per me la risposta è ovvia. Innanzitutto, non
è detto che siano forme di vita evolute a tal punto. Secondo, se anche fossero
molto più evolute di noi, non è detto che sarebbero in grado di farci visita, o
anche solo di mandarci dei segnali. Ricordati che le distanze sono enormi: ci
vogliono centinaia di migliaia di anni per attraversare una galassia viaggiando
alla velocità della luce. E poi, anche supponendo che i nostri amici
extraterrestri dispongano di mezzi di trasporto eccezionali, mi chiedo perché
mai dovrebbero venire a visitare proprio noi. La probabilità è veramente molto
bassa, considerato il numero di pianeti con cui siamo in concorrenza.
Lui. Tu parli sempre in termini di probabilità...
Lei. Hai ragione, scusa. Ma non è solo una questione di
probabilità. Dobbiamo stare attenti a non peccare di provincialismo. Mio zio
abita in un anonimo quartiere della periferia e dice di non aver mai visto in
vita sua un turista passare da quelle parti. Questo non lo autorizza a dire che
i turisti non esistono!
Lui. Vuoi forse dire che il nostro pianeta è un posto
noioso che nessun turista intergalattico si sognerebbe di visitare?
Lei. Non dico questo. Dico che sarebbe presuntuoso
pensare che il nostro pianeta sia così interessante. Chissà quanti luoghi ameni
ci sono in giro per l'universo. Il fatto che nessun extraterrestre venga a
visitare noi non mi sembra proprio un buon motivo per pensare che non ci siano
extraterrestri.
Lui. Forse un po' di pubblicità
intergalattica non guasterebbe...
Lei. Ho i miei dubbi. E poi, se ci pensi,
oltre alla vastità dello spazio bisogna mettere in conto quella del tempo. L'universo
esiste da miliardi di anni. Perché mai gli extraterrestri dovrebbero venire a
visitarci proprio adesso? Magari sono passati di qui un milione di anni fa. Magari
si sono anche fermati a lungo prima di ripartire per altre mete, prima che
l'umanità facesse la sua comparsa sul pianeta. Metti pure che siano venuti in
epoche più recenti, quando già la terra era come la conosciamo noi. I nostri
antenati potrebbero non essere stati nelle condizioni di accorgersene. (Fino a
pochi secoli fa il concetto stesso di «extraterrestre» era impensabile: si
credeva che la terra fosse l'unico pianeta.) Non si può certo pretendere che
quelli vengano a visitarci quando fa comodo a noi.
Lui. Neanche se li invitiamo?
Lei. Se anche li invitassimo chissà quanto ci
metterebbero prima di arrivare. Li allettiamo con la scusa dei mondiali di
calcio e quando quelli sbarcano si ritro-vano in un mondo in cui lo sport è una
curiosità archeologica. Meglio non ri-schiare e affidarsi semplicemente ai
calcoli. La probabilità che gli extraterrestri esistano è altissima; quella che
vengano a farci visita, hic et nunc, è bassissima.
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