[UNA DOTTRINA
POLITICA CHE NEGA LA POLITICA STESSA: PER LA SINISTRA NON E' (PIU') UN
RIFERIMENTO
Marx, l'eredità impossibile
ANCHE la società umana è terreno di un insanabile
conflitto, anche per essa è possibile narrare una storia che trovi
nell'incessante dipanarsi di questo conflitto in un dialogo la manifestazione di
un carattere supremamente razionale, e anche in questa storia il registro
etico, l'attenzione, l'interesse e il rispetto per l'altro hanno la posizione
privilegiata di riflettere l'insieme totale in una delle sue parti.
Tutto ciò io riassumo dicendo che l'essere umano è
intrinsecamente politico. Ma la politica, così intesa, fa paura, è una
condizione destabilizzante e perpetuamente insicura, una minaccia perpetua per
ogni impero «millenario»; dunque molti sono i tentativi di censurarla .... Il
più subdolo fra questi tentativi ... è il liberalismo «tollerante» affermatosi
con la rivoluzione industriale: quello che, con la saggezza d'accatto e la
benevolenza pelosa di un vecchio zio un po' sporcaccione, ci esorta a lasciare
che ognuno obbedisca ai suoi valori e realizzi i suoi progetti purché non
faccia male ad altri e stia alle regole. Dimenticando naturalmente, volendo
dimenticare, che proprio le regole sono in discussione e che non esiste alcun
modo neutrale per decidere, né alcuna indipendente autorità che possa stabilire
che cosa sia far male a un altro (se il comportamento omosessuale di A dà
fastidio a B, chi fa male a chi?) o quanto male sia necessario evitare (sparare
a un altro? soffiargli in faccia il fumo di una sigaretta? masticare vistosamente
la cicca in sua presenza?).
La società aperta ha molti nemici; i più pericolosi sono
i suoi presunti alleati che tentano non di interrompere il conflitto con
un'azione di forza ma di addormentarlo con una nenia piacevole e suadente. Non
a caso, il mito in cui s'inquadra la loro azione concreta - il loro cosiddetto
liberismo economico - è l'immagine provvidenziale di una mano superiore che
guida agenti inconsapevoli verso il bene comune e quindi ne esorcizza e
disinnesca la conflittualità. Quanti invocano questo mito ... si comportano
spesso in modo ben diverso da quanto esso richiederebbe. Invece di permettere
il libero sfogo degli egoismi individuali[... difendono ostinati posizioni di
potere e di monopolio, reagiscono con strumenti militari e polizieschi ai
tentativi di promuovere una reale liberalizzazione e scatenare una reale
concorrenza, tessono congiure e intrighi nell'ombra per evitare ogni autentico
movimento verso l'uniformità e la ragionevolezza dei prezzi .... Così,
paradossalmente, a credere in pratica ... alla società «aperta» del liberalismo
e del liberismo rimangono soprattutto alcuni dei suoi «nemici», fra cui Marx
e i marxisti .... Questo strano connubio dà luogo a numerose storture.
In primo luogo, se la politica è il nostro stesso essere
allora ogni seria, profonda antropologia dovrebbe consistere nello studio serio
e profondo di quel conflitto che noi siamo: delle sue vicende e dei suoi
percorsi ... Se la politica invece è un epifenomeno, allora sarà lecito
lasciarsi andare, senza scrupoli e con la presunzione di un'assoluta impunità,
al comportamento di volta in volta più «conveniente» ...
In secondo luogo, avendo sostituito il pluralismo che ci
caratterizza con un livello uniforme di analisi, non c'è più un altro cui
eventualmente fare attenzione; quindi il registro etico ... è non tanto
respinto ... quanto dissolto, sia nella forma negativa in cui giudica il mondo
e lo trova inaccettabile sia in quella positiva in cui dichiara la necessità
deontica, l'obbligatorietà di certi esiti alternativi - quale che possa essere
la loro realizzabilità pratica ....
In terzo luogo, la natura specifica del riduzionismo
marxista è economica; più precisamente, la sua legge è la concorrenza, agente
esecutivo del capitalismo. Nasce così l'identificazione con l'aggressore tipica
di Marx e dei suoi seguaci: l'ammirazione evidente per la natura progressiva
del capitalismo, la preferenza di quest'ultimo a ogni sua alternativa reale
(geografica o storica che sia), la proiezione in un futuro finalmente «umano»
di quello che può solo essere descritto come un capitalismo pienamente
sviluppato - bisogni infiniti e infinite possibilità di realizzazione,
produzione esasperata e potere sui mezzi di produzione disperso fra tutti i
produttori, secondo le modalità di un azionariato popolare «a tappeto».
Il
destino di una fiducia indiscussa nel potere taumaturgico di Pil e
industrialismo avanzato, del consociativismo tra imprese e sindacati, di una
visione dei paesi del Terzo Mondo come inevitabilmente «in via di sviluppo» è
scritto in questa identificazione, insieme con il persistente imbarazzo dei
partiti (post)marxisti nel gestire ogni manifestazione di radicale differenza:
dal femminismo all'ecologismo alle proteste giovanili (e non) contro una vita
guidata esclusivamente da compiti produttivi.
La posizione di preminenza assunta dal marxismo nella
sinistra internazionale ha causato naturalmente l'introduzione nel suo quadro
teorico di numerosi elementi e gradi di flessibilità; non sarebbe stato
possibile, altrimenti, inglobare in un'unica tradizione di pensiero esigenze
che spesso contrastavano con essa. Lo straordinario potere mimetico della
logica dialettica è stato di grande aiuto in questa operazione e ha permesso a
femministe, ecologisti e contestatori di varia natura di riconoscersi, purché
lo volessero, eredi di Marx. Molti, dunque, non si riconosceranno nella
categorizzazione piuttosto rigida che ho offerto qui. Ma è importante notare
che, con tutto il suo potere (e in contrasto con le sue ambizioni), quella
dialettica è solo una posizione possibile e ne esistono altre radicalmente
diverse. Per capire appieno le differenze in questione è meglio concentrarsi
sul nucleo portante del marxismo .... Allora, al di là degli equilibrismi
temporanei, molte sue caratteristiche costanti risulteranno più comprensibili ....
La sua tendenza al pentimento, per esempio: se il futuro incombe, e se non
esiste uno spazio da cui criticare il futuro o il presente che lo condiziona,
allora ogni qualvolta il futuro immediato si rivelerà diverso da quel che ci
aspettavamo avremo semplicemente sbagliato. Non potremo dire che avrebbe dovuto
andare diversamente, non avrebbe senso dirlo; dovremo solo rassegnarci al
fallimento.
La sua tendenza al terrorismo, intellettuale prima che
fisico, che ha dato a tanti sciagurati autori di destra scuse di ogni genere
per la loro sciagurata azione e che invece avrebbe dovuto dimostrare l'intima
risonanza fra la destra e questa sinistra, la loro comune origine
nell'adorazione dell'esistente - e in quel terrore di ogni alternativa che
dell'esistente rappresenta la più efficace protezione. La sua saccenteria,
profondamente antiumanistica: il suo ritenere una ristretta élite depositaria
del significato della storia e della saggezza dell'agire.
Due titani lottano in cielo mentre noi ci arrabattiamo
sul proscenio degli interessi terreni: Kant e Hegel. Il secondo ha affermato
che la storia ha sempre ragione; il primo ci invita a supporre che abbia sempre
avuto torto. In modo del tutto prevedibile, il secondo l'ha avuta vinta nel
mondo così come (tragicamente) è, e nulla può dimostrarne il successo meglio
della natura intimamente hegeliana del più popolare strumento teorico di
opposizione al reale, quello che ho analizzato qui. Ma il nostro è solo uno dei
mondi possibili, e certo non il più degno, ed è doveroso resistergli.
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