RASSEGNA STAMPA

11 MARZO 2003
ERMANNO BENCIVENGA
[UNA DOTTRINA POLITICA CHE NEGA LA POLITICA STESSA: PER LA SINISTRA NON E' (PIU') UN RIFERIMENTO
Marx, l'eredità impossibile




ANCHE la società umana è terreno di un insanabile conflitto, anche per essa è possibile narrare una storia che trovi nell'incessante dipanarsi di questo conflitto in un dialogo la manifestazione di un carattere supremamente razionale, e anche in questa storia il registro etico, l'attenzione, l'interesse e il rispetto per l'altro hanno la posizione privilegiata di riflettere l'insieme totale in una delle sue parti.

Tutto ciò io riassumo dicendo che l'essere umano è intrinsecamente politico. Ma la politica, così intesa, fa paura, è una condizione destabilizzante e perpetuamente insicura, una minaccia perpetua per ogni impero «millenario»; dunque molti sono i tentativi di censurarla .... Il più subdolo fra questi tentativi ... è il liberalismo «tollerante» affermatosi con la rivoluzione industriale: quello che, con la saggezza d'accatto e la benevolenza pelosa di un vecchio zio un po' sporcaccione, ci esorta a lasciare che ognuno obbedisca ai suoi valori e realizzi i suoi progetti purché non faccia male ad altri e stia alle regole. Dimenticando naturalmente, volendo dimenticare, che proprio le regole sono in discussione e che non esiste alcun modo neutrale per decidere, né alcuna indipendente autorità che possa stabilire che cosa sia far male a un altro (se il comportamento omosessuale di A dà fastidio a B, chi fa male a chi?) o quanto male sia necessario evitare (sparare a un altro? soffiargli in faccia il fumo di una sigaretta? masticare vistosamente la cicca in sua presenza?).

La società aperta ha molti nemici; i più pericolosi sono i suoi presunti alleati che tentano non di interrompere il conflitto con un'azione di forza ma di addormentarlo con una nenia piacevole e suadente. Non a caso, il mito in cui s'inquadra la loro azione concreta - il loro cosiddetto liberismo economico - è l'immagine provvidenziale di una mano superiore che guida agenti inconsapevoli verso il bene comune e quindi ne esorcizza e disinnesca la conflittualità. Quanti invocano questo mito ... si comportano spesso in modo ben diverso da quanto esso richiederebbe. Invece di permettere il libero sfogo degli egoismi individuali[... difendono ostinati posizioni di potere e di monopolio, reagiscono con strumenti militari e polizieschi ai tentativi di promuovere una reale liberalizzazione e scatenare una reale concorrenza, tessono congiure e intrighi nell'ombra per evitare ogni autentico movimento verso l'uniformità e la ragionevolezza dei prezzi .... Così, paradossalmente, a credere in pratica ... alla società «aperta» del liberalismo e del liberismo rimangono soprattutto alcuni dei suoi «nemici», fra cui Marx e i marxisti .... Questo strano connubio dà luogo a numerose storture.

In primo luogo, se la politica è il nostro stesso essere allora ogni seria, profonda antropologia dovrebbe consistere nello studio serio e profondo di quel conflitto che noi siamo: delle sue vicende e dei suoi percorsi ... Se la politica invece è un epifenomeno, allora sarà lecito lasciarsi andare, senza scrupoli e con la presunzione di un'assoluta impunità, al comportamento di volta in volta più «conveniente» ...
In secondo luogo, avendo sostituito il pluralismo che ci caratterizza con un livello uniforme di analisi, non c'è più un altro cui eventualmente fare attenzione; quindi il registro etico ... è non tanto respinto ... quanto dissolto, sia nella forma negativa in cui giudica il mondo e lo trova inaccettabile sia in quella positiva in cui dichiara la necessità deontica, l'obbligatorietà di certi esiti alternativi - quale che possa essere la loro realizzabilità pratica ....

In terzo luogo, la natura specifica del riduzionismo marxista è economica; più precisamente, la sua legge è la concorrenza, agente esecutivo del capitalismo. Nasce così l'identificazione con l'aggressore tipica di Marx e dei suoi seguaci: l'ammirazione evidente per la natura progressiva del capitalismo, la preferenza di quest'ultimo a ogni sua alternativa reale (geografica o storica che sia), la proiezione in un futuro finalmente «umano» di quello che può solo essere descritto come un capitalismo pienamente sviluppato - bisogni infiniti e infinite possibilità di realizzazione, produzione esasperata e potere sui mezzi di produzione disperso fra tutti i produttori, secondo le modalità di un azionariato popolare «a tappeto».

Il destino di una fiducia indiscussa nel potere taumaturgico di Pil e industrialismo avanzato, del consociativismo tra imprese e sindacati, di una visione dei paesi del Terzo Mondo come inevitabilmente «in via di sviluppo» è scritto in questa identificazione, insieme con il persistente imbarazzo dei partiti (post)marxisti nel gestire ogni manifestazione di radicale differenza: dal femminismo all'ecologismo alle proteste giovanili (e non) contro una vita guidata esclusivamente da compiti produttivi.

La posizione di preminenza assunta dal marxismo nella sinistra internazionale ha causato naturalmente l'introduzione nel suo quadro teorico di numerosi elementi e gradi di flessibilità; non sarebbe stato possibile, altrimenti, inglobare in un'unica tradizione di pensiero esigenze che spesso contrastavano con essa. Lo straordinario potere mimetico della logica dialettica è stato di grande aiuto in questa operazione e ha permesso a femministe, ecologisti e contestatori di varia natura di riconoscersi, purché lo volessero, eredi di Marx. Molti, dunque, non si riconosceranno nella categorizzazione piuttosto rigida che ho offerto qui. Ma è importante notare che, con tutto il suo potere (e in contrasto con le sue ambizioni), quella dialettica è solo una posizione possibile e ne esistono altre radicalmente diverse. Per capire appieno le differenze in questione è meglio concentrarsi sul nucleo portante del marxismo .... Allora, al di là degli equilibrismi temporanei, molte sue caratteristiche costanti risulteranno più comprensibili .... La sua tendenza al pentimento, per esempio: se il futuro incombe, e se non esiste uno spazio da cui criticare il futuro o il presente che lo condiziona, allora ogni qualvolta il futuro immediato si rivelerà diverso da quel che ci aspettavamo avremo semplicemente sbagliato. Non potremo dire che avrebbe dovuto andare diversamente, non avrebbe senso dirlo; dovremo solo rassegnarci al fallimento.

La sua tendenza al terrorismo, intellettuale prima che fisico, che ha dato a tanti sciagurati autori di destra scuse di ogni genere per la loro sciagurata azione e che invece avrebbe dovuto dimostrare l'intima risonanza fra la destra e questa sinistra, la loro comune origine nell'adorazione dell'esistente - e in quel terrore di ogni alternativa che dell'esistente rappresenta la più efficace protezione. La sua saccenteria, profondamente antiumanistica: il suo ritenere una ristretta élite depositaria del significato della storia e della saggezza dell'agire.

Due titani lottano in cielo mentre noi ci arrabattiamo sul proscenio degli interessi terreni: Kant e Hegel. Il secondo ha affermato che la storia ha sempre ragione; il primo ci invita a supporre che abbia sempre avuto torto. In modo del tutto prevedibile, il secondo l'ha avuta vinta nel mondo così come (tragicamente) è, e nulla può dimostrarne il successo meglio della natura intimamente hegeliana del più popolare strumento teorico di opposizione al reale, quello che ho analizzato qui. Ma il nostro è solo uno dei mondi possibili, e certo non il più degno, ed è doveroso resistergli.

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