RASSEGNA STAMPA

6 MARZO 2003
FRANCO CARRETTA
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Huxley, i pericoli del potere

 

In libreria a cinquant'anni dalla prima edizione il saggio Scienza, libertà e pace. Una riflessione fitta di riferimenti colti sui rischi delle concentrazioni della potenza tecnologica

 

All'indomani del secondo conflitto mondiale lo scrittore Aldous Huxley pubblicò un saggio sui rapporti tra potere economico, sviluppo tecnologico, scienza e società. Il testo, di estrema attualità, viene ora riproposto, a più di cinquant'anni dalla sua unica traduzione italiana, corredato da una prefazione di Goffredo Fofi e dall'introduzione originale del filosofo Enzo Paci. La pregevole iniziativa è anche arricchita, in appendice, da un breve scritto del 1931, il Saggio sulla Grazia,  che indaga i motivi etici dell'agire umano e prefigura nei suoi contenuti un altro importante testo dell'autore del Mondo Nuovo, la Filosofia perenne.

 Le Edizioni Medusa offrono dunque, con Scienza, libertà e pace, un interessante quanto opportuno esempio dei cimenti saggistici del romanziere inglese, complemento indispensabile del suo côté narrativo, cui si dedicò con sempre maggiore impegno col trascorrere degli anni.
Cruciali i temi trattati e cocente la loro rinnovata utilità dopo le frettolose speranze suscitate dalla fine della guerra fredda. Se incubo atomico e batteriologico sembravano fantasmi scongiurati, inalterati sono però rimasti, lungo gli anni, i legami tra potere economico-finanziario e ricerca scientifica, tra sviluppo tecnologico e realizzazione di strumenti di controllo e distruzione sempre più sofisticati. Infranto il sogno umanistico di un'evoluzione in senso etico di scienza e politica, torna perciò in primo piano l'ammaestramento di Huxley, come di Thoreau, Jonas, Pareyson, fino alle odierne insistenze dell'economista e filosofo Amartya Sen circa la necessità di un direzionamento etico delle società contemporanee.

Tanti sono infatti i riferimenti, dichiarati quanto sottesi e futuri, di queste pagine. La tecnologia quale risultato della metafisica come postulato da Hans Jonas, esito ultimo di quel sentimento di elezione che porta l'uomo a credersi padrone  del proprio ambiente e della natura capovolgendo l'assunto originario della creazione. L'ideologia, che orienta a prescindere dall'etica le capacità realizzative dell'uomo, quale intossicazione delle idee secondo l'analisi di Luigi Pareyson. L'etica del sentire come risposta al pessimismo dell'intelligenza di Henry Thoreau. E ancora, per non ricordare che i più celebri, i riferimenti a Gandhi e Tolstoj.

Proprio una citazione dello scrittore russo apre il saggio principale del volume: «Se l'ordinamento di una società è cattivo (come il nostro lo è) e un piccolo numero di persone ha il potere sopra la maggioranza e l'opprime, ogni vittoria sulla Natura servirà inevitabilmente soltanto a rafforzare quel potere e quell'oppressione.». Ciò non vale solo per i regimi dittatoriali ma anche per le democrazie, sempre più inclini a strutturarsi come oligarchie agglomerate intorno a specifici gruppi di interesse economico-commerciale. In questo contesto Huxley individua, vichianamente, il ripetersi di un andamento ciclico lungo il quale le masse cedono dapprima a gruppi di potere parte della loro libertà in cambio di sicurezza, salvo poi provare insofferenza e ribellarsi quando il bisogno di libertà prende di nuovo il sopravvento.

L'alternarsi di queste due fasi fa sì che le stesse democrazie occidentali divengano una sorta di moderne società feudali, governate da oligarchie cui si delega la propria libertà in cambio di protezione. La variabile, lungo questo percorso circolare, è la crescente capacità di controllo, e di asservimento ai propri interessi, del gruppo dominante, una capacità direttamente proporzionale al perfezionarsi degli strumenti che scienza e tecnologia mettono a sua disposizione.

Dalla ricerca farmacologica all'informazione, dalle spese militari ai crescenti, sciagurati, interventi sulla natura non c'è paese che non debba confrontarsi con le riflessioni contenute in questo saggio. Come rompere il cerchio? Giustamente notava Enzo Paci che, se nulla si può obiettare circa la critica huxleiana ad un concetto messianico - quindi tecnicizzato - di progresso, la risposta a tali problemi non può risiedere unicamente nel coltivare una dimensione mistica di eternità dei valori, tantomeno dare luogo ad un nuovo luddismo. La costruzione di un ponte tra le due realtà, spirituale ed empirica, può e deve invece concretarsi in una riconsiderazione del patto sociale che conduca antinomie e lotte nell'alveo di una legge più «umanistica».


Aldous Huxley, Scienza, libertà e pace, Edizioni Medusa, pp. 105, € 12

 

 

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