RASSEGNA STAMPA

2 MARZO 2003
ARMANDO MASSARENTI
[Un Hegel in cui riconoscersi

Honneth, nato nel 1949, è il più importante allievo di Jürgen Habermas.  Insegna Filosofia all'Università di Francoforte ed è direttore della celeberrima Scuola di Francoforte, fondata da Horkheimer e Adorno (di cui ricorre quest'anno il centenario della nascita).  Rispetto alla filosofia habermasiana, che si era distaccata dal carattere dialettico della teoria della critica dei primi francofortesí (e, soprattutto, dalla devastante "negatività" di Adorno) per concentrarsi sui temi della "normatività" e dell'etica della comunicazione, Honneth rappresenta per certi versi un ritorno alle origini, all'insegna di un recupero della lezione di Hegel.  Il carattere formale della filosofia di Habermas, ma anche della maggior parte delle "teorie della giustizia" elaborate in ambito angloamericano, da Rawls a Walzer, secondo Honneth è insufficiente per elaborate una teoria critica della società capace di stare al passo coi tempi e di tenere conto della natura del legame sociale.

In questo senso va inteso il suo ritorno a Hegel.  A un Hegel integrato dal pragmatismo alla John Dewey e da una serie di considerazioni empiriche ispirate dalla psicologia sociale di George Herbert Mead, riletto in maniera originale a partire dal tema della Lotta per il riconoscimento.  Questo è appunto il titolo del suo libro più importante, pubblicato in Germania nel 1992 e ora tradotto dal Saggiatore (pagg. 250, € 19,50) con il sottotitolo Proposte per un'etica del conflitto, mentre per le edizioni Manifesto libri esce Il dolore dell'indeterminato.  Una attualizzazione della filosofia politica di Hegel (scritto nel 2001, pagg. 144, € 14).

Per capire il senso della filosofia etico politica di Hegel Honneth propone di partire dalla Filosofia del diritto, un testo trascurato nel dibattito contemporaneo, che ha il pregio di porre al centro dell'analisi del formarsi della volontà civile la dinamica dei conflitti sociali, fornendo gli strumenti per comprendere la costante tensione tra desiderio di universalità normativa e necessità di emancipazione individuale. «Capire dove cominciano a sorgere i primi sintomi delle patologie sociali - scrive Antonio Carnevale nell'introduzione - vuol dire innanzitutto non dimenticare che il riconoscimento intersoggettivo si deve sviluppare, da una parte, tenendo presente il crescendo di consapevolezza che i singoli hanno della loro individualità, e dall'altra educando la propria persona alla capacità di rapportarsi agli altri, imparando a vivere l'imprescindibile dipendenza delle nostre vite dal riconoscimento che altri ci offrono».  Ciò che Honneth cerca di offrire è, in definitiva, una idea dell'intersoggettività e dell'emancipazione individuale che non sia puramente astratta e utopistica, ma basata su una visione realistica della psicologia umana e dei legami sociali.

Alla luce di tutto ciò vanno anche lette le osservazioni svolte da Honneth sulle analisi del totalitarismo di Arendt e Adorno nell'articolo, scritto espressamente per il Domenicale, che qui pubblichiamo e che riprende il tema della relazione da lui tenuta nel recente «Seminario Humboldt», tenutosi a Firenze dal 6 all'8 febbraio, su «Tradizione, pensiero radicale e illuminismo.  La filosofia e le scienze della società in Germania e in Italia dopo il 1945».
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