![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 13 FEBBRAIO 2003 |
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La clonazione tra etica e spirito di ricerca
Intenso dibattito al Lions. Redi: «La medicina ha dei limiti»
«No
ad ogni tipo di clonazione in ambito umano», è la risposta di Carlo Alberto
Redi, del Centro di eccellenza di biologia applicata dell'Università di Pavia,
al quesito suggerito nel tema del meeting organizzato da Lions Club: «Cellule
staminali, trapianto o clonazione». L'incontro, ha detto Virginia Zaliani,
rientra nello spirito dell'associazione che vuole contribuire al dibattito
sociale, a far prendere coscienza di certe tematiche. E molte erano le persone
presenti al tennis Club di Pavia desiderose di documentarsi su temi attorno ai
quali spesso si mescolano disinformazione e confusione. Qualche settimana fa la
setta dei Realiani annunciava la nascita del primo essere umano clonato, mentre
è ancora aperto il dibattito sulla clonazione della pecora Dolly. «Chi vorrebbe
un clone brutto, stupido, malato? - prosegue Redi -. La medicina ha dei
limiti. Niente da dire per la clonazione in zootecnia per permettere ad esempio
alla mucche di produrre più latte e per la terapia cellulare. Sono necessarie
però regole precise, ma il nostro paese rischia di rinchiudersi sull'ennesima
disputa politica non operando alcuna scelta». La platea si fa attenta anche
perchè è stata preparata ai nuovi concetti da Edoardo Ascari, docente di
medicina interna all'Università di Pavia, che ha spiegato la differenza tra
clonazione e trapianto. Nella prima c'è una cellula uovo che riceve un nucleo
nuovo proveniente da una cellula adulta che genera lo stesso individuo da cui è
stata prelevata. Nel trapianto invece si trasferiscono in un organismo nuove
cellule. «Con queste cellule staminali, ottenute dall'embrione, dal sangue
placentare, nei feti abortivi e nel midollo osseo dell'adulto, si sostituiscono
quelle difettose o assenti curando così molte malattie - ha spiegato Franco
Locatelli, dell'oncoematologia pediatrica del San Matteo -. Nel 1968 è avvenuto
il primo trapianto e la ricerca prosegue. E' necessario però mettere in guardia
dalla medicina delle illusioni e dall'altro lato affrontare gli interrogativi
etici». Già, perché nessuna obiezione se il donatore è adulto, ma quando è un
embrione le cose cambiano. Paolo ha cinque anni e solo un trapianto di cellule
staminali compatibili lo può guarire, mamma e papa concepiscono cinque
embrioni, ma solo una sorellina è compatibile e quindi nascerà e salverà Paolo.
Tutto ciò è etico?
Una domanda che si fanno i bioetici, insieme ad altri quesiti: «Siamo sicuri
che dietro al desiderio di efficaci terapie non ci sia anche la recondita
ambizione di un genere umano perfetto e immortale...», ha considerato Giovanna
Ruberto docente di bioetica all'Università di Pavia. «In questo campo è
importante un'informazione corretta perché ognuno possa poi prendere posizione
- ha commentato Arturo Mapelli, presidente del comitato di bioetica -, per
questo Lion Club ha scelto di affrontare questo argomento nello spirito della
difesa delle dignità umana».