![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 12 FEBBRAIO 2003 |
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Avete presenti i
“cattivi" dell’ultimo romanzo di Michael Crichton, Preda? Sono
microscopici robottini che inseguono e uccidono gli uomini, muovendosi come
nubi di polvere animate. Ebbene, alla periferia di Roma, nella zona di Talenti,
si stanno studiando robottini che, se non proprio così piccoli, certo sono
microscopici, sempre più intelligenti e rappresentano uno dei modelli a cui lo
scrittore americano si è ispirato al punto da citare i risultati ottenuti da
Stefano Nolfi e collaboratori dell'Istituto di scienze cognitive e tecnologie
del Cnr di Roma. Questi robottini si inseriscono in un nuovissimo filone di
ricerca, quello noto agli appassionati come “robotica evolutiva". Qui i
robot non si muovono sulla base di un programma predefinito, ma “imparano da
soli" a muoversi e lavorare. E’ una sfida, insomma, lanciata al prossimo
futuro dalla robotica “intelligente".
Si può addirittura affermare che i lavori pionieristici di Nolfi e del suo
gruppo di ricerca sono stati fra i primi nel mondo. «Qui a Roma i primi studi
di robotica evolutiva sono iniziati nella seconda metà degli Anni 80, dal
gruppo che ancora esiste, composto da me, Domenico Parisi e altri fra cui anche
Dario Floreano, che oggi lavora a Losanna e con cui abbiamo in corso diverse
collaborazioni», spiega Nolfi. «I primi lavori riguardavano quella che viene
definita “vita artificiale", e si limitavano a simulazioni al computer del
comportamento di questi robottini. Ma si trattava comunque di simulazioni molto
sofisticate che tenevano conto delle caratteristiche anche fisiche degli
oggetti. Poi le prime applicazioni su robot veri e propri sono arrivate nel
1993-94».
«E' un settore di ricerca nuovo, che però si sta espandendo rapidamente e ora
nel mondo ci sono già 30-40 laboratori in cui si lavora sulla robotica
evolutiva», continua Nolfi.
Che cosa fanno i robot “evoluti"? Si inseguono, si catturano ma possono
anche imparare a raccogliere oggetti, a muoversi nell'ambiente circostante
senza inciampare negli ostacoli. E' la grande novità nell'intelligenza
artificiale. Crichton parla addirittura di “rivoluzione". Si tratta infatti
di un modo nuovo di vedere e costruire robot. Classicamente, i robot si muovono
sulla base di un programma di software studiato a tavolino dal programmatore
informatico, ma questo non riesce mai a prevedere tutte le incognite che
vengono dalla realtà. Quindi, prima o poi, il robot “tradizionale" si
blocca.
E qui il salto in avanti. I nuovi robottini lavorano senza che il programmatore
definisca con precisione i loro movimenti. Viene data loro una base di
partenza, la possibilità di imparare e un fine: poi sono loro a raggiungere
l'obiettivo, in modo a volte imprevedibile. Lo fanno sfruttando un programma
che, in un certo senso, è il risultato di una “evoluzione matematica" di
un altro programma di partenza. In altre parole si parte da un software che poi
viene modificato autonomamente dal computer fino a quando il robot riesce a
muoversi bene nello spazio. «Solo in questo modo è possibile mettere a punto
macchine in grado di destreggiarsi in determinate situazioni ambientali», ha
spiegato Nolfi.
Chi ha visto all'opera questi robot certo non può che rimanere affascinato dai
grandi passi avanti che in pochi anni la ricerca nel campo dell'intelligenza
artificiale è riuscita a compiere. I nuovi robottini sono così bravi ad
adattarsi all'ambiente che può capitare di vederli trasformati in attori della
più classica commedia della vita: quella che vede gareggiare preda e predatore.
Il robottino programmato come cacciatore, infatti, affina col passare del tempo
la propria capacità di catturare la preda. Rapidamente si passa da una
situazione in cui il predatore insegue la preda, a una in cui il predatore
aspetta il momento in cui la preda è più vicina per attaccare e bloccarla: una
strategia che in natura si vede spesso, per esempio tra i ragni.
«Una delle prime applicazioni di queste tecniche è già inserita nel nuovo
prototipo giocattolo-robot della Sony, il cane Aibo», spiega Nolfi. «Ma fra
poco tempo potremo avere anche aspirapolveri autonomi capaci di andare in giro
per la stanza ripulendola, senza sbattere contro gli ostacoli e passando sotto
ai mobili».