RASSEGNA STAMPA

6 FEBBRAIO 2003
ALBERTO MOSCATO
[Al Sancarlino il prof. Claudio Ciancio
SPIRITO SCIENTIFICO DEL «METODO» DI BLAISE PASCAL

 

Il primo lavoro scientifico originale di Blaise Pascal fu un breve Saggio per le coniche, pubblicato nel 1640 in forma di manifesto-programma. Esso riassumeva le ricerche di un biennio, continuate in seguito e sistemate in un complesso di scritti, dei quali conosciamo solo un estratto e la descrizione che ne fece Leibniz nel 1676. Descartes, che fin dalla prima notizia che gliene aveva dato Mersenne non aveva nascosto la sua diffidenza per l’opera dell’adolescente sedicenne, dopo un’affrettata lettura, ne diede un giudizio poco generoso. Nel suo atteggiamento tuttavia non è da vedere tanto una manifestazione di gelosia o di cattivo carattere, quanto una difesa dei metodi algoritmici con cui egli si applicava agli stessi oggetti e nei quali vedeva l’unica via di progresso rispetto alle conoscenze degli antichi. Occorreva il duttile spirito di Leibniz, il cui genio matematico ha tratti affini a quello pascaliano, perché fosse riconosciuto il profondo interesse della via seguita da Pascal. Alcuni eventi, accaduti in quel torno di tempo portarono Pascal a un altro ordine di ricerche. Tornato nelle grazie di Richelieu, dopo un infortunio che per poco non gli costò la Bastiglia, il padre Blaise, Etienne ricevette il delicato incarico di riordinare l’anagrafe tributaria della Normandia, sconvolta dalla rivolta e dalla durissima repressione voluta dal Cardinale. Poiché il lavoro richiedeva calcoli penosi e procedeva a rilento, Blaise, che il padre aveva voluto suo diretto collaboratore, pensò di renderlo più agevole ricorrendo all’aiuto di una macchina calcolatrice. Procedendo di conserva nella chiarificazione teorica e nella pratica esecuzione del modello concepito, Pascal riuscì a trovare un congegno che consentiva la registrazione meccanica dei riporti, superando la principale difficoltà che aveva arrestato il suo diretto predecessore Napier. La «macchina aritmetica» di Pascal introduceva una radicale novità rispetto a tutte le macchine costruite in precedenza. Per la prima volta era conferita a una macchina la capacità di compiere operazioni meccaniche, interpretabili come operazioni intellettuali, ed era mostrata un’analogia fra operazioni meccaniche e operazioni mentali. Sul finire del 1646 un amico di famiglia, Pierre Petit, di passaggio a Rouen aveva riferito ai Pascal la classica esperienza con cui Torricelli aveva sostenuto la possibilità del vuoto in natura. Tutti i fisici erano profondamente interessati al problema offerto da quel vuoto apparente, essendo pressoché universale la credenza che la natura non potesse sostenere il vuoto. Blaise Pascal si mise subito all’opera al fine di precisare i termini dell’esperienza stessa e li trovò confermati, pur variandone talune condizioni. Poiché la malattia lo costrinse a tornare a Parigi, ebbe modo di discuterne anche con Descartes, che venne al suo capezzale a visitarlo. Descartes aveva una sua opinione sull’esperienza di Torricelli. Egli sosteneva che il vuoto apparente che si forma nel tubo era pieno di materia sottile. L’opposizione fra i due era nettissima. Pascal riteneva chimerica l’ipotesi di Descartes. Egli era istintivamente convinto che in fisica una ipotesi è priva di senso quando non sostenga la possibilità di essere verificata mediante mezzi fisici e la materia sottile era una nozione speculativa che non aveva alcun senso per la risoluzione di difficoltà effettive. Tutto quanto può aver attinenza a una teoria della scienza assumeva in Pascal il significato di una definizione critica di validità, configurantesi nell’ambito del contesto effettuale della scienza medesima. L’esperimento assumeva una funzione decisiva tanto per garantire la precisione e la compiutezza degli enunciati fondati su osservazioni, quanto per verificare il riferimento delle relazioni generali agli eventi designati. Esso determinava, nei confronti del pensiero logico, il contesto entro i limiti del quale le asserzioni mantenevano un significato fisico. Di fronte a talune obiezioni che gli venivano mosse, egli sentiva che l’unico modo di sbarazzarsene era quello di mostrare la loro estraneità al discorso effettivo della scienza indicandone il carattere aprioristico e l’infondatezza. Mentre si disponeva a coordinare i risultati delle sue esperienze in un grande Trattato del vuoto, Pascal cercò di chiarire alcuni principi generali di ricerca in una lucida Prefazione, di cui resta un notevole frammento. L’interesse maggiore dello scritto pascaliano sta in alcune rapide ma solide considerazioni relative alla diversa natura delle argomentazioni fondate su osservazioni e di quelle fondate sul ragionamento. Quel che è più originale è probabilmente la cautela con cui è considerato l’ufficio dell’argomentazione logica nella conoscenza sperimentale. Non solo Pascal appariva saldamente premunito contro le tentazioni dell’uso pseudo-dialettico di ipotesi e di principi non correttamente definiti, ma mostrava anche chiara consapevolezza della distanza intercorrente, in ordine alla teoria della prova, fra i procedimenti della matematica e quelli della fisica. Le sue convinzioni al riguardo erano probabilmente più nette di quelle stesse di Galileo. Egli negò energicamente che la matematica potesse introdurre nella fisica vere dimostrazioni e ricondusse tutto il rigore delle asserzioni fisiche all’esatta definizione delle condizioni di osservazione e di verifica. Ancora più esplicitamente nella Risposta all’ottimo Rev. Padre Noël è detto che per far sì che un’ipotesi fisica sia evidente non basta che tutti i fenomeni ne seguano, mentre, se essa ne contraddice uno solo, ciò basta a rivelarne la falsità e l’unica operazione che abbia valore logico assoluto in fisica è la falsificazione. D’altronde, mentre in matematica la negazione del falso conduce al vero, in fisica non può dirsi altrettanto. Fra due opposizioni particolari la contrarietà è sempre distinta dalla contraddizione: il contrario del falso può essere ancora falso. A Pascal non mancava, come si vede, ampia materia per un compiuto esame dell’epistemologia fisica.

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