RASSEGNA STAMPA

5 FEBBRAIO 2003
editoriale
[La filosofia come un rave party
In mille per sentire Cacciari & C. dissertare su Heidegger

Oltre mille persone sui sentieri della filosofia, l'altra sera a Milano. Nel 1949 Martin Heidegger, nell'imminenza della pubblicazione del suo Holzwege, scriveva che «i sentieri vanno errando ma non si smarriscono»: Holzwege, in tedesco, significa «sentieri nella selva» e a Milano al teatro Parenti, sei filosofi (Emanuele Severino, Massimo Cacciari, Gianni Vattimo, Giovanni Reale, Franco Volpi e Giulio Giorello) alla presentazione della nuova edizione di Holzwege, curata da Vincenzo Cicero, per la collana Bompiani diretta da Giovanni Reale, hanno condotto per quegli impervi sentieri appunto un pubblico di oltre mille persone. Un evento a testimonianza dell'attualità del pensiero di Heidegger, nonostante le polemiche di questi ultimi anni attorno alla sua adesione al nazionalsocialismo e l'oggettiva difficoltà nell'accostarsi al filosofo tedesco per la complessità del suo linguaggio e della sua prosa. Anche Hans Georg Gadamer, il filosofo dell'ermeneutica, e allievo di Heidegger, ricordava la difficoltà di quel linguaggio scritto, rispetto alla «meraviglia delle sue conferenze». Giovanni Reale ha spiegato che la nuova traduzione di Holzwege ha cercato di rispettare al massimo l'andamento della prosa heideggeriana, di riprodurre tutti i giochi di parole e di neologizzare in italiano quando il filosofo lo fa in tedesco. Mentre Franco Volpi ha definito Heidegger «il Picasso del linguaggio», è stato Emanuele Severino ad entrare nel merito del pensiero: «Oggi - ha detto il filosofo - ci troviamo davanti ai problemi affrontati da Heidegger. Per esempio, che rapporto c'è tra l'Islam e il terrorismo? Il problema è che la tecnica si è messa al servizio dei valori dell'Islam. Ma la tecnica sta giocando l'Islam come ha fatto con il capitalismo e con il cristianesimo». Severino ha quindi sottolineato che il filosofo tedesco nella sua analisi sullo strapotere della tecnica ha ridotto quest'ultima a «macchinismo». «Heidegger non ha visto la coesistenza tra filosofia contemporanea e tecnica. L'Occidente invece - ha spiegato Severino - ha sempre inteso per uomo un centro cosciente di forze, capace di controllare i mezzi in vista della produzione di scopi». Massimo Cacciari, che ha condiviso l'interpretazione di Severino, ha sottolineato: «La novità del pensiero di Heidegger è l'oltrepassamento, ovvero il problema di come si sta sul meridiano della tecnica. E' un problema irrisolto e Heidegger parla del lasciar essere, un concetto che richiama l'idea della libertà». Cacciari ha poi spiegato che per «capire il rapporto del filosofo con il nazismo bisogna attingere alla sua filosofia». Giulio Giorello ha invece argomentato attorno ad un pensiero di Heidegger secondo il quale la scienza non pensa: «La scienza è l'unica globalizzazione riuscita». «Solo un Dio ci può salvare» diceva il filosofo tedesco e Giovanni Reale ha ricordato che Gadamer gli disse che, a suo giudizio, Heidegger aveva sempre cercato Dio e forse lo aveva anche trovato ma diverso da quello cristiano.


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