[La filosofia come un rave party
In mille per sentire
Cacciari & C. dissertare su Heidegger
Oltre mille persone sui sentieri della
filosofia, l'altra sera a Milano. Nel 1949 Martin Heidegger, nell'imminenza
della pubblicazione del suo Holzwege, scriveva che «i sentieri vanno errando ma
non si smarriscono»: Holzwege, in tedesco, significa «sentieri nella selva» e a
Milano al teatro Parenti, sei filosofi (Emanuele Severino, Massimo Cacciari,
Gianni Vattimo, Giovanni Reale, Franco Volpi e Giulio Giorello) alla
presentazione della nuova edizione di Holzwege, curata da Vincenzo Cicero,
per la collana Bompiani diretta da Giovanni Reale, hanno condotto per quegli
impervi sentieri appunto un pubblico di oltre mille persone. Un evento a
testimonianza dell'attualità del pensiero di Heidegger, nonostante le polemiche
di questi ultimi anni attorno alla sua adesione al nazionalsocialismo e
l'oggettiva difficoltà nell'accostarsi al filosofo tedesco per la complessità
del suo linguaggio e della sua prosa. Anche Hans Georg Gadamer, il filosofo
dell'ermeneutica, e allievo di Heidegger, ricordava la difficoltà di quel
linguaggio scritto, rispetto alla «meraviglia delle sue conferenze». Giovanni Reale
ha spiegato che la nuova traduzione di Holzwege ha cercato di rispettare al
massimo l'andamento della prosa heideggeriana, di riprodurre tutti i giochi di
parole e di neologizzare in italiano quando il filosofo lo fa in tedesco.
Mentre Franco Volpi ha definito Heidegger «il Picasso del linguaggio», è
stato Emanuele Severino ad entrare nel merito del pensiero: «Oggi - ha detto il
filosofo - ci troviamo davanti ai problemi affrontati da Heidegger. Per
esempio, che rapporto c'è tra l'Islam e il terrorismo? Il problema è che la
tecnica si è messa al servizio dei valori dell'Islam. Ma la tecnica sta
giocando l'Islam come ha fatto con il capitalismo e con il cristianesimo». Severino
ha quindi sottolineato che il filosofo tedesco nella sua analisi sullo
strapotere della tecnica ha ridotto quest'ultima a «macchinismo». «Heidegger
non ha visto la coesistenza tra filosofia contemporanea e tecnica. L'Occidente
invece - ha spiegato Severino - ha sempre inteso per uomo un centro cosciente
di forze, capace di controllare i mezzi in vista della produzione di scopi».
Massimo Cacciari, che ha condiviso l'interpretazione di Severino, ha
sottolineato: «La novità del pensiero di Heidegger è l'oltrepassamento, ovvero
il problema di come si sta sul meridiano della tecnica. E' un problema
irrisolto e Heidegger parla del lasciar essere, un concetto che richiama l'idea
della libertà». Cacciari ha poi spiegato che per «capire il rapporto del filosofo
con il nazismo bisogna attingere alla sua filosofia». Giulio Giorello ha
invece argomentato attorno ad un pensiero di Heidegger secondo il quale la
scienza non pensa: «La scienza è l'unica globalizzazione riuscita». «Solo un
Dio ci può salvare» diceva il filosofo tedesco e Giovanni Reale ha ricordato
che Gadamer gli disse che, a suo giudizio, Heidegger aveva sempre cercato Dio e
forse lo aveva anche trovato ma diverso da quello cristiano.
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