[VOLTAIRE, IL TOLLERANTE
Feltrinelli
conclude la traduzione dei "racconti filosofici". Così...
VOLTAIRE
Pot pourri
Feltrinelli, euro 9,00
Con questo volume Lorenzo Bianchi conclude la traduzione e cura di opere di Voltaire
per "I Classici" Feltrinelli, di cui sono già apparsi Zadig e altri
racconti filosofici (1994), Trattato sulla tolleranza (1995), L'Ingenuo. L'uomo
dai quaranta scudi (1998), La principessa di Babilonia. Le lettere di Amabed
(2000).
Questi tredici racconti che completano l'insieme dei "contes
philosophiques", offrono un distillato della narrazione voltairiana
sospesa tra divertimento e apologo, fantasia e ragione.
Intervista a Lorenzo Bianchi, curatore dell'opera
Qual è il filo conduttore di questo piano di pubblicazione, quali sono gli
elementi qualificanti delle opere così raccolte?
Questi cinque volumi di opere di Voltaire, pubblicati in un arco cronologico di
quasi un decennio (dal 1994 al 2003), rappresentano uno sforzo considerevole,
anche dal punto di vista editoriale, per riproporre e rimettere in circolazione
scritti che non sempre hanno ricevuto in Italia una adeguata considerazione. Si
deve a Gian Piero Brega l'idea di pubblicare una nuova edizione dei racconti
filosofici di Voltaire presso "I Classici" Feltrinelli, nell'intento
di offrire ai lettori questi testi singolari ma spesso misconosciuti. I
"contes philosophiques" rappresentano infatti più che un preciso
genere letterario dei "divertissements", dove dietro la spontaneità e
l'immediatezza narrativa, che sono il loro segno distintivo, si cela la
polemica filosofica e la critica religiosa. Voltaire censura ogni dogmatismo
filosofico e ogni atteggiamento fanatico o superstizioso in nome di una nuova e
più ampia idea di tolleranza. Per questo si è pensato di affiancare ai racconti
filosofici un'opera come il Trattato sulla tolleranza, testo centrale per la polemica
civile e religiosa di Voltaire e insieme esempio massimo della letteratura del
XVIII secolo e vero e proprio "manifesto" dell'età dei Lumi. Se la
"vis" critica risulta allora momento unificante della diversificata
produzione di Voltaire, una serie di temi, come quello della tolleranza, si
impongono come centrali e costanti. Così un racconto come Pot-pourri (1765),
pubblicato due anni dopo il Trattato sulla tolleranza, può venire letto come
una variazione su questo stesso argomento, condotta con l'audacia e la libertà
di chi sa, nella finzione narrativa, di potere rinunciare agli equilibri e alle
cautele a cui aveva sottoposto uno scritto più "pubblico" e ufficiale
come quello del 1763.
Di recente si è parlato molto dell'attualità del pensiero illuminista. Quale
pensa sia l'eredità principale lasciataci dai philosophes in generale e da
Voltaire in particolare?
I dibattiti recenti sull'attualità del pensiero illuminista rimandano
necessariamente al nesso Illuminismo-modernità e all'eredità che l'Illuminismo
ha lasciato al XXI secolo. Idee come quelle di ragione, libertà, tolleranza o
cosmopolitismo sono state oggetto di attenta analisi da parte dei philosophes e
dei maggiori pensatori del XVIII secolo. In questa prospettiva alcuni dei
grandi temi sollevati dai philosophes e da Voltaire sono indiscutibilmente alla
base della nostra civiltà giuridica e politica. La lotta incessante di Voltaire
per la libertà di pensiero e di espressione, la condanna di ogni fanatismo e
intolleranza, la polemica contro il dogmatismo filosofico o religioso e la
difesa di una ragione mobile e non sistematica sono temi ancora vivi e presenti
nel nostro dibattito culturale. Anzi, tali idee sembrano ritrovare una loro
drammatica attualità in questo inizio di millennio che pare segnato da
rinnovati conflitti etnici e religiosi e dall'insorgere di nuovi integralismi.
In tale prospettiva l'idea di tolleranza si configura come il lascito più
importante che Voltaire ha affidato al suo secolo e con il quale anche il
nostro, oggi, è costretto a confrontarsi.
Quale insegnamento si può trarre dalla lettura di queste opere voltairiane? Lei
ne consiglierebbe la lettura a scuola?
Se ai suoi tempi Voltaire fu ammirato soprattutto per la sua poesia epica e
tragica, oggi viene apprezzato principalmente per i suoi scritti polemici, per
le opere storiche o politiche e per i racconti filosofici. Questi ultimi non
solo sono di piacevole lettura e capaci di coinvolgere e interessare uno
studente liceale o universitario, ma permettono anche un approccio immediato e
diretto con la cultura del XVIII secolo. I racconti voltairiani nell'affrontare
le dispute teoriche e religiose della loro epoca delineano una filosofia come
attitudine essenzialmente critica, dove il confronto con le grandi questioni
della tradizione avviene nel nome di una ragione empirica e in una prospettiva
contraria a ogni istanza metafisica. Voltaire, che è lontanissimo da qualsiasi
filosofia "oracolare", si batte in favore di un pensiero concreto e
razionale, capace di offrire indicazioni pratiche in direzione di un
perfezionamento morale e civile realizzabile grazie alla nuova scienza, alla
libertà di pensiero e alla tolleranza religiosa. Inoltre il procedimento
narrativo scelto, legato al racconto e all'avventura romanzesca, colloca questi
testi in una dimensione unica, dove fantasia e ragione trovano un loro
affascinante equilibrio. I racconti di Voltaire possono rivelarsi ad un giovane
lettore come una vera e propria scoperta, un viaggio fantastico in un universo
lontano e straordinario che è comunque capace di comunicare con il mondo di
oggi.
La leggibilità ancor oggi dei racconti voltairiani deriva anche dallo stile.
Come lo descriverebbe?
Sotto un'apparente facilità e immediatezza e a dispetto della loro indubbia
spontaneità, i racconti filosofici non sono composizioni improvvisate, come
testimonia la loro travagliata redazione, che poteva protrarsi anche per mesi.
Svaghi filosofici composti anche per divertire e piacere, i racconti sono
scritti con uno stile brillante e lucido, acuto e ironico. Se la scrittura di
Voltaire può apparire semplice e diretta, essa in realtà è frutto di un
esercizio compositivo estremamente attento e controllato. |