![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 2 FEBBRAIO 2003 |
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LA
VITA UMANA oltre il mercato!
Domenica 2 febbraio, Giornata per la Vita
La tradizionale “Giornata per la vita” cade a
pochi giorni dalla “Giornata della memoria” della Shoah. La vicinanza
cronologica fra le due ricorrenze suggerisce un nesso fra i messaggi di cui
esse sono portatrici.
La Shoah ha significato, infatti, un disegno (e il tentativo di attuarlo) di
eliminare un intero popolo, cancellando ogni residua coscienza della dignità
dell’essere umano. Di ogni essere umano. Quella memoria suggerisce, in una
visione più ampia della ormai convenzionale campagna antiabortistica, un
panorama assai esteso di situazioni e di problematiche in cui la vita umana è
ancora oggi sottoposta ad attacchi, minacciata; il suo valore è misconosciuto,
o di fatto, negato.
I problemi sollevati dalla bioetica
Un primo ambito di problemi è legato alla recente
ricerca scientifica nel campo delle biotecnologie. La clonazione umana - vera o
falsa che sia la notizia di tentativi riusciti - non è che uno degli esiti più
recenti e inquietanti del desiderio di intervenire sui processi di formazione e
di trasmissione della vita. Si pensi alle tecniche di riproduzione umana,
attuate in vitro, con il sacrificio di tanti embrioni, se non il loro
utilizzo come materiale biologico di laboratorio. Si pensi alla fecondazione
eterologa (una donna riceve nel suo utero un concepito con gameti di altri),
che finisce con il separare fecondazione ed amore coniugale. Già l’enciclica
papale “Evangelium vitae” aveva denunciato, alcuni anni or sono (1995), come
“delitto”, “l’uso degli embrioni e dei feti umani come oggetto di
sperimentazione”.
Bioetica e libertà
C’è chi ha indicato quale data significativa, in
questo cammino etico-culturale, il 22 gennaio 1973 (sono passati esattamente
trent’anni), quando, con una sentenza della Corte suprema americana, nota come
“Roe versus Wade”, si giunse alla liberalizzazione dell’aborto. Trasferendo il
problema dall’ambito legale a quello privato, quell’atto assicurava, secondo
alcuni, alla donna un margine maggiore di libertà decisionale e, in pari tempo,
incentivava quel processo che ora viene chiamato “rivoluzione bio-medica”. E
sollevava un insieme di problemi legati al “birth control”, al controllo etico
dei processi di riproduzione umana. Tutto ciò che è, tecnicamente, possibile è,
anche, moralmente ammissibile?, occorre domandarsi. Il desiderio di paternità /
maternità è sufficiente, da sé solo, a giustificare ogni procedimento, ed ogni
metodica via via adottati? Lo sviluppo scientifico non rischia, in certe
occasioni, di assecondare un desiderio prometeico di onnipotenza, di superamento
di ogni limite possibile...?
“Della vita
non si fa mercato”
In realtà la ricerca scientifica e la
sperimentazione che le è connessa sono sempre più condizionate dagli interessi
economici in gioco. Vi è una logica “mercantilistica” ed “economicistica” che
attraversa ed ispira una serie di comportamenti: dalla manipolazione degli
embrioni al commercio di organi di minori, dalla piaga dell’aborto a quella non
meno grave delle prostitute schiave, dei bambini sottoposti ad abusi sessuali,
della speculazione sul lavoro minorile e, in genere, dello sfruttamento del
lavoratore. E’ la logica che abbina a sviluppo tecnologico (a vantaggio di
pochi!) potere economico (“con i soldi si può fare quello che si vuole”) e,
promettendo maggiore libertà e maggiore soddisfazione dei desideri, trasforma
sempre di più il soggetto umano in consumatore passivo, abbagliato da
prospettive di benessere e di gratificazione immediata. Lo slogan per la
“Giornata per la vita 2003” segnala i rischi di una visione in cui il denaro ed
il mercato sembrano essere le istanze più importanti.
Ma la vita è “fuori commercio” - ribadisce, nel suo messaggio, la Commissione
Episcopale permanente. Così come l’amore coniugale da cui la trasmissione della
vita non può essere dissociato. Sotto pena di ridurre lo stesso bambino ad
“oggetto” che gratifica e soddisfa le attese di chi l’ha generato. Un
“oggetto” sottoposto al “controllo di qualità” costante, da parte di chi l’ha
desiderato e messo al mondo.
“Della vita non si fa mercato!”, ammoniscono i vescovi, richiamando un
principio basilare per la convivenza umana. Così la vita va tenuta fuori da
ogni logica di mercato, così come da ogni tentativo, anche da parte di
organizzazioni quali gli stati, di “metterle le mani su”, subordinandola a (pretese)
necessità sociali. Di conseguenza, anche l’eliminazione della pena di morte
dovrebbe figurare fra gli obiettivi della “Giornata per la vita”. Ma quante
volte ancora dovremo attendere che il Colosseo sia illuminato dalle fiaccole? E
per quanto tempo ancora?
I costi per la società
Il monito dei vescovi che fornisce il tema della
giornata non si rivolge, a mio avviso, solo alla coscienza individuale. Ha di
mira anche quel che rimane dello “stato sociale”. Quante volte sentiamo
enumerare - con un sospiro di apprensione - i “costi per la società” che
derivano dall’assunzione di determinati obblighi da parte di una comunità
statale! Gli anziani costano, i portatori di handicap, i malati terminali, i
tossicodipendenti... pure. Ma non vi sono qui in gioco delle “scelte di
civiltà”, a cui uno stato moderno non può sottrarsi? Oppure anche la salute, la
tutela dei deboli, il recupero degli svantaggiati... diventano “prodotti”,
“merce” sottoposta alle regole di mercato (chi se lo può permettere...)?
Etica e politica
La difesa della vita (e abbiamo visto, sia pure
con troppa brevità, quante siano le minacce incombenti) chiama in causa, nello
stesso tempo, la visione morale personale, e le politiche di ordine generale.
Vale la pena di ricordare che le une non possono essere fatte combaciare con le
altre. Il pluralismo in tema etico non può essere negato, né si può revocare in
dubbio la laicità dello stato di fronte a determinate visioni etico-religiose.
E’ pur vero, però, che alcuni principi di ordine generale non possono essere
tenuti fuori da un ordinamento pubblico. Avvicinare etica e diritto, visione
personale e ordinamento generale, è il compito duro e appassionante della
politica, che non può, peraltro, ignorare le esigenze democratiche del
pluralismo.
La proposta ecclesiale di questa giornata non può, dunque, fare a meno di
muoversi su due direzioni: la formazione della coscienza morale dei credenti, e
il segnalare all’agenda della politica (dei credenti e non) alcune istanze. Una
normativa nel campo delle biotecnologie, tanto per portare un esempio, è oggi
drammaticamente necessaria e urgente.