![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 30 GENNAIO 2003 |
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Di nuovo nel Sacro Convento, ospiti dei francescani. Ad un anno di
distanza dal primo convegno sulla «riconciliazione» ora è la volta del «Dialogo
sulla vita umana». Ma in questo «seminario tra laici e credenti», voluto dalla
fondazione ItalianiEuropei insieme alla casa editrice Giulio Einaudi, emergono
tutti i nodi irrisolti della bioetica. Perché ciò avviene in modo bipartisan:
politici di maggioranza e opposizione insieme a scienziati e ricercatori di
diverso orientamento e di diverse confessioni religiose (cristiani, ebrei e
musulmani). Tutti di fronte ad una tematica difficile, che trova spesso i
partiti poco attrezzati e a volte gli esperti «isolati». Con Massimo D’Alema,
nella veste di presidente della fondazione, a guidare una lunga maratona di
interventi, cominciata alle 9 e terminata alle 20.
«NON CI LASCIATE SOLI» - Alla prima tavola rotonda, dedicata alla scienza,
partecipa anche il celebre primario Ignazio Marino, lo specialista in trapianti
che ha scelto di abbandonare l’Italia per l’impossibilità dichiarata di
continuare a svolgere il suo lavoro in Italia. Fa l’esempio delle gemelle
siamesi peruviane per le quali «non è stato lecito» scegliere chi dovesse
restare in vita, ma solo «più semplice» eliminare chi fra le due aveva più
problemi di salute. Marino va anche all’attacco di chi vuole facilitare i
trapianti «con l’incentivazione economica», comprando organi nei Paesi più poveri.
E alla fine lancia un nuovo appello alla classe politica: «Non lasciateci
soli».
Ma per tutta la mattinata scienziati e ricercatori pongono interrogativi a chi
deve giungere ad una scelta legislativa. Carlo Flamigni, uno dei pionieri
della fecondazione assistita, si schiera contro la clonazione riproduttiva
considerata «un crimine», ma mette in guardia «chi vuole condannare la tecnica
utilizzata». Sullo stesso concetto insiste Gilberto Corbellini
dell’università La Sapienza: «Non alimentiamo tra i cittadini la paura della
scienza». Si ascolta anche il punto di vista cattolico. Come quello di don
Victor Tambone del Campus Biomedico di Roma: «Bisogna ridare un’anima alla
scienza con l’etica del lavoro ben fatto». Un esempio per tutti: «Anche i laici
dovrebbero comunque fare prevenzione dell’eutanasia fornendo un’assistenza
adeguata a chi ne ha bisogno». Emergono altri aspetti del «dialogo sulla vita».
Come quello che riguarda gli Ogm (organismi geneticamente modificati) e Roberto
Defex, dell’Istituto di Genetica e Biofisica di Napoli, chiede che il
«principio di precauzione», in vigore in Europa, non blocchi la ricerca.
Ma si susseguono al microfono anche rappresentati del mondo ebraico come il
rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, ed esperti dell’Islam come Khaled
Fouad Allam, per spiegare come il problema viene visto dalle due religioni.
BATTAGLIA SULLA FECONDAZIONE ASSISTITA - A tirare fuori l’argomento ci pensa in
mattinata il presidente della Camera Pier Ferdinando Casini: «Non si tratta di
riprodurre oggi l’antica contrapposizione fra oscurantismo e progresso
scientifico». Ma il problema di giungere ad una regolamentazione della
fecondazione artificiale esiste. Tanto che Casini invita «a giungere presto
alla discussione al Senato della legge già approvata alla Camera». E, al
riguardo, auspica che «le difficoltà del legislatore non siano ulteriormente
accresciute da un’eccessiva enfatizzazione delle differenze di fondo». Vale a
dire lo scontro tra cattolici e laici, schierati in modo trasversale, i primi
per la fecondazione omologa, i secondi per quella eterologa (che è stata già
bocciata alla Camera). Casini non rinuncia comunque a far sapere che guarda
«con orrore alla clonazione», diffida di «ogni forma di manipolazione
artificiale della vita» e teme che si possa arrivare un giorno all’eugenetica.
Ma il problema viene affrontato a fondo in serata, nella tavola rotonda
dedicata ai politici e coordinata dal direttore del Corriere , Ferruccio
de Bortoli. Si cerca, in modi diversi, di rispondere all’appello del primario
Ignazio Marino, quel «non lasciateci soli» risuonato poche ore prima in
assemblea. Per il diessino Giovanni Berlinguer più che di fecondazione
assistita bisognerebbe preoccuparsi dell’«ampia parte del mondo» che soffre
ancora la fame. Il presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, Amos
Luzzatto, esalta il dialogo («fa comunque fare passi avanti») e mette in
guardia la maggioranza «a dettare la sua etica». E la popolare Rosy Bindi
interviene difendendo il suo «no» alla fecondazione eterologa. Poco prima
Maurizio Mori, della Consulta di Bioetica, l’aveva attaccata perché, a suo
giudizio, non è vero che si tratta di una scelta «squilibrante» per la coppia
che invece «ha il diritto di operare la sua scelta riproduttiva». L’ex ministro
della Sanità propone di mettere da parte le invettive: «Noi cattolici
rinunciamo a possedere la verità, ma i non credenti accettino che la verità
esiste».
La diessina Livia Turco propone un approccio diverso alla materia: «Il
biologico ad ogni costo rischia di diventare una prigione: l’importante è che
si arrivi a scelte responsabili». Che quindi, per quanto riguarda il desiderio
di maternità e paternità, può essere risolto, come già accade, con l’adozione.
Per Massimo D’Alema «la politica non può comunque rinunciare ad intervenire».
Si dichiara favorevole alla fecondazione eterologa mentre è contrario ad
esperimenti sugli embrioni perché «se non sono persone sono comunque progetti
di vita». Ma si preoccupa per le migliaia di embrioni congelati «che potrebbero
salvare tante vite umane». Lo stesso problema che si pone Giuliano Amato sui
cosiddetti «embrioni sovranumerari» (quelli che non sono serviti a fecondare).
Anche se l’ex presidente del Consiglio ritiene importante giungere ad una
«regolazione del fenomeno» e dà ragione al Papa quando parla di «libertà
individuale che diventa mera convenienza personale».