RASSEGNA STAMPA

29 GENNAIO 2003
PIERRE BABIN
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McLuhan: attenti, la fede passa dal video

«Le nuove tecnologie hanno ridotto l'uomo a una sorta di "super-angelo". Ma un mondo disincarnato è una sfida per i credenti»

 

Professor McLuhan, lei è conosciuto come specialista dei mass media elettronici e per essersi dedicato all'analisi delle loro conseguenze presenti e future. Come professore di storia dell'arte e della letteratura lei ha sempre prestato attenzione sia alle trasformazioni culturali quanto alle loro radici psicologiche e sociologiche. Mi consenta di rivolgermi principalmente all'uomo e al cristiano che lei è. E proprio in quanto cristiano, si è interrogato su ciò che sta accadendo alla Chiesa e in particolar modo alla fede, in tale contesto?
«Credo che le forze poderose che ci hanno investito con l'elettricità non siano state tenute nel benché minimo conto da parte dei teologi e dei liturgisti. Sento che questi grandi movimenti sono passati inosservati. I teologi devono avere l'impressione - ritengo - che tutto ritornerà presto come prima. Non è così! Le cose non si fermeranno più. Alla velocità della luce, in una cultura che cambia da un giorno all'altro, quando, si può vi vere un secolo in dieci anni, quando ogni giorno della nostra vita ci conduce perlomeno attraverso cent'anni di sviluppo storico, bisogna pure che noi adattiamo la nostra vita psichica e biologica perché essa cambi con la stessa velocità. Tale impresa ci fa paura. Noi non siamo fatti per cambiare con una tale rapidità. È lo choc del futuro descritto da Toffler: "Andiamo troppo in fretta, non possiamo adattarci". A questa velocità non ci si può adattare a niente. Tutto il nostro modo di pensare è basato sull'equilibrio. Ma no! L'equilibrio è un principio ereditato da Newton. Non c'è nessun equilibrio possibile alla velocità della luce: né in economia, né in meccanica, né nella Chiesa, né altrove».
Si tratterebbe dunque di individuare, nella storia della cultura e in altre scienze umane, dei codici flessibili secondo i quali si organizzano le forze e i fenomeni culturali, per aiutarci a capire ciò che sta succedendo oggi a livello di fede e di Chiesa. Non è questo che l ei ha fatto con Gutenberg e l'irruzione della stampa nel secolo XVI?
«Sì, ho lavorato per molto tempo su questi temi. Sono addirittura divenuto cattolico assumendo il Rinascimento come campo di ricerca quasi esclusivo. Così ho preso coscienza che la Chiesa in quel periodo è stata distrutta o smembrata da un incidente storico banale, cioè dalla tecnologia. La cultura medioevale basata sul manoscritto favoriva uno stile di vita comunitario molto differente dalla comunità di massa che è nata con la stampa. La rivoluzione di Gutenberg ha trasformato ogni individuo in un lettore. Dall'oggi al domani, la lettura è divenuta accessibile a chiunque, grazie all'abbondanza dei testi disponibili. Nell'epoca dei manoscritti, i testi erano rari e questo spiega lo scarso numero di persone che sapevano leggere. Il libro stampato ha accelerato ogni operazione e con ciò ha modificato completamente il volto della vecchia comunità umana. In un modo analogo, si può dire che oggi l'automobile, col su o nuovo tipo di accelerazione, ha distrutto la comunità umana tradizionale, e in misura ancora più radicale della stampa. Nessuno si ferma più in un luogo abbastanza a lungo per poter fare conoscenza con qualcuno. Gutenberg ha dunque rappresentato il primo passo importante nel processo di accelerazione delle relazioni tra gli uomini. Ha provocato lo sviluppo dei nazionalismi poiché, per la prima volta, ognuno ha potuto "vedere" la propria lingua materna e non solo udirla. Il fatto che i popoli siano diventati coscienti della loro identità nazionale si radica in un contesto visivo. Il mondo stampato è visivo. Ora l'occhio non è una forza unificante; ma è una "forza" che crea la frammentazione, permettendo a ciascuno di avere il proprio punto di vista e di attenervici».
Secondo lei questa chiave è dunque rappresentata dal passaggio brusco da una cultura orale e acustica a una cultura visiva. Ciò può farci comprendere che cosa è successo nella Chiesa?
«È certo che, per ogni let tore, la possibilità di avere la stessa esatta parola sott'occhio in ogni momento ha avuto un effetto considerevole sulla
dottrina. Ognuno ha potuto pensarci da solo, contemplarsela ed elaborare la propria opinione. Le cose differivano nell'antica tradizione manoscritta, poiché l'operazione era molto più acustica che visiva e la trasmissione avveniva soprattutto oralmente. Lo stesso valeva per il metodo scolastico di discussione, le celebri quaestiones disputatae. Tutto questo era orale. Lutero e i primi protestanti, uomini della Scuola che sapevano leggere, hanno trasferito il vecchio metodo di discussione scolastica nel nuovo ordine visivo: hanno utilizzato la recente scoperta della stampa per incrementare la frattura che li opponeva alla Chiesa romana».
Secondo questa prospettiva, di un passaggio brusco dall'auditivo al visivo, come interpreta lei ciò che accade oggi nella Chiesa?
«La cultura greca preplatonica, cioè praticamente prealfabetica, era fondata su un uso magico della parola: per questo ha fornito all'uomo una certa teoria della comunicazione e del cambiamento psichico in rapporto con questo tipo di parola. I presocratici, in particolare Eraclito, erano stati uomini acustici, vissuti in un mondo dove abbondavano i vuoti, gli intervalli, le sospensioni. Per essi le cose si muovevano, s'intersecavano reagendo le une sulle altre. Quando spunta l'alfabeto sorgono, con esso, pensatori come Parmenide e i primi logici che vogliono collegare logicamente tutti gli esseri. L'uomo alfabetico proclama: tutto è statico, tutto è fisso. Ecco l'uomo visivo, l'uomo logico: Platone e Aristotele. Fu un'enorme rivoluzione che però non raggiunse che un piccolo numero di persone, essendo la popolazione della Grecia molto ridotta e di essa pochissimi sapevano leggere. In questo modo, paradossalmente, la Chiesa si è trovata incarnata fin dagli inizi nell'unica cultura che andava elaborando delle posizioni solide e fisse. La Chiesa che propone all'uom o e da lui esige un cambiamento costante del suo cuore, ha acquisito una cultura visiva, la quale mette al vertice di ogni valore quello della permanenza».
Ma non diceva, poco sopra, che la cultura medioevale era, nel suo insieme, orale e acustica?
«Era evidentemente un paradosso, un modo di vedere le cose contemporaneamente sotto diversi aspetti. Il paradosso è di regola in materia di religione. Il paradosso ha reso celebre Chesterton: egli scorgeva sempre più di un aspetto in una questione. Al contrario, l'ortodosso, nel senso etimologico della parola, si limita a un solo aspetto. Ricordiamoci che, nella cultura manoscritta pochissime persone sapevano leggere e scrivere; la grande maggioranza possedeva solo una cultura orale. La gerarchia della Chiesa, tuttavia, si trovò sempre più influenzata dallo scritto; in modo particolare Roma, sede dell'autorità ecclesiastica, si orientò sempre più verso il visivo, verso il documento scritto, verso quel tipo di gerarchia pro dotto dalla civiltà dell'occhio. Per questo motivo tutte le antiche Chiese orientali l'hanno rifiutata. Ma ecco irrompere oggi il mondo elettronico di tipo acustico, che è istantaneo e simultaneo, pronto a formare delle vaste unità globali di risonanza. Esso ignora ogni specializzazione, ogni frammentazione, ogni logica. La Chiesa vede le proprie strutture culturali slittare sotto i suoi piedi; quando tutto si muove alla velocità della luce - cioè dell'elettricità - il mondo greco-romano perde il proprio peso. L'uomo elettrico è un "super-angelo". Quando telefoniamo è come se non avessimo un corpo. L'uomo elettronico non ha essenza carnale; è letteralmente disincarnato. Ora, un mondo disincarnato come quello in cui ci troviamo a vivere è una minaccia formidabile per la Chiesa incarnata e i teologi non si sono ancora nemmeno degnati di gettare uno sguardo su un simile problema».
Questa chiave di interpretazione è in grado di chiarire le relazioni tra Oriente e Occidente?
«Parlia mo innanzitutto dell'orientale in genere: egli ricerca il nirvana, il "nulla". Per lui tutte le manifestazioni fisiche che la scienza studia sono cattive, così come lo è qualsiasi esistenza. Egli ignora l'identità personale e con essa l'isolamento dell'individuo, così come è stato sperimentato dall'uomo occidentale alfabetizzato. Per l'orientale, la condizione umana è ordinata all'interno del gruppo, della tribù, della famiglia. L'orientale si oppone alla tecnica e alle innovazioni poiché ha un'acuta coscienza del loro potere magico di trasformare il mondo dell'uomo. Si rivolge verso l'interiorità; il suo universo culturale è di tipo orale e acustico. Le medesime caratteristiche si possono riscontrare nella Chiesa orientale. Secondo la sua natura uditiva, essa tende verso l'interiorità. Ora, nel corso dell'ultimo secolo, in Occidente si è prodotto un movimento di notevole interesse per tutte le forme d'arte orientale, la poesia, la pittura, la musica. Ma a sua volta in Oriente, Cina e India in particolare, ebbe inizio un processo di abbandono della vita interiore per perseguire finalità e risultati esteriori. Ciò che ora anche l'Occidente vuole è la quantità, la produzione a catena. L'Oriente non vuole più essere orientale: vuole il nostro vecchio sistema di vita. È disposto a dare tutto ciò che ha in cambio della nostra "vecchiezza" accumulata in venti secoli; un abito di cui noi stiamo cercando di liberarci. C'è da pensare che abbiano perduto la testa, visto che mentre noi vogliamo essere ciò che essi sono, essi vogliono diventare ciò che eravamo noi. Diverremo forse tutti stranieri gli uni agli altri, persone che non si riconoscono incrociandosi nella notte?»
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