![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 26 GENNAIO 2003 |
|
Joseph
Schumpeter, mio mentore e amico, sbalordì i partecipanti alla conferenza del
National bureau of economic research del 1949, a New York, affermando: «Certo
la matematica è importante per il teorico dell'economia, ma devo dire che la
conoscenza profonda della storia economica è ancora più importante». E questo giudizio veniva dall'alto sacerdote
della teoria economica, che fin dal suo primo libro in tedesco del 1908 aveva
cantato le lodi di Leon Walras e aveva propugnato una combinazione eclettica
del pensiero neoclassico di Marshall-Clark e della sua originaria tradizione
austriaca di Menger-Böhm. L'entusiasmo
per Pareto, Frisch, Tinbergen e Hotelling lo spinse perfino, nel 1946, a
pubblicare, con Leonard Crum, un manuale di economia matematica per studenti
che si accostavano all'economia.
Poteva
ciò che appariva un mutamento di opinione tanto bizzarro essere considerato una
mera manifestazione del deterioramento senile di una mente brillante? Posso testimoniare che non è così. Lo vidi spesso tra il novembre del 1949 e la
sua morte, all'inizio di gennaio del 1950.
Seguo
Schumpeter nell'ampliare la definizione di storia economica. E' assai più che
una narrazione descrittiva, erudita, di ciò che accadde nel passato con
riguardo alla ghisa, alla ceralacca, all'inflazione e alle crisi finanziarie. Storia economica è tutto ciò che documenta l'esperienza empirica, nello spazio e
nel tempo. In questi termini, solo un
economista deduttivo dell'Ottocento oppure un filosofo che argomentasse
semplicisticamente a priori potrebbero
non capire che l'utilità di un qualsiasi sillogismo deduttivo non può essere
tutta interna a esso. Negli assiomi di
un paradigma rilevante ("modello") devono essere insite asserzioni
fattuali rilevanti (e suscettibili di verifica). Dal ciarpame può solo nascere ciarpame. Dalle buone misurazioni astronomiche di Tycho Brahe scaturisce
l'oro di Keplero. In questo senso Simon Kuznets va apprezzato come uno dei più
grandi storici dell'economia, Analogamente, gli studi statistici di serie
storiche di dati e di dati cross-section sono
storia economica per eccellenza.
Sul
piano del metodo, la cliometria recente nell'uso della teoria economica in
chiave
quantitativa
risale allo scetticismo espresso nel 1957 da John Meyer e da Alfred Conrad
sulla schiavitù in America. Essi misero
in dubbio che la schiavitù sarebbe venuta meno in mancanza della guerra civile
tra nordisti e sudisti del 1861-65 perché il possedere schiavi aveva già
dimostrato di essere un'attività senza futuro in termini di redditività. Certamente questa cliometria rientra nella
definizione di storia economica che ho proposto ma la deriva cliometrica non è
affatto indispensabile per fare buona storia economica.
Lo
studio degli accadimenti economici dell'oggi deve essere esso stesso
considerato storia economica. Elencherò alcuni casi emblematici nei quali
l'acume e la Weltanschauung di
importanti economisti hanno risentito di una palese mancanza di conoscenza e
comprensione di aspetti rilevanti della storia economica. Consideriamo il
giovane Karl Marx: Marx prima che diventasse marxista o anche solo economista.
Soltanto dopo la Seconda guerra mondiale i suoi manoscritti giovanili sono
divenuti ampiamente noti. Già nei primi anni Quaranta dell'Ottocento, quando
non aveva ancora trent'anni, questo cittadino della Renania abbracciò l'idea
che, se non fosse stato per le iniquità del sistema di mercato capitalistico
della proprietà privata basata sul profitto, l'intera umanità avrebbe goduto di
una vita lunga e confortevole.
Giudicherete forse strana questa opinione per uno che era già alla
ricerca di una società socialista scientifica,
non sentimentale. Ma il mio punto è
un altro. Nell'Europa occidentale di
allora primi, accurati, tentativi di stima avrebbero costretto a riconoscere
che il reddito pro capite in termini reali, per quanto equamente distribuito
tra la popolazione complessiva, condannava ancora il genere umano a dure e
prolungate giornate di lavoro e alla scarsità delle risorse necessarie per
condurre un'esistenza lunga e libera dal lavoro.
Naturalmente
non possiamo biasimare Marx o i suoi contemporanei per non disporre
dell'esattezza di una tabella con le stime del reddito reale comparato basate
sulla parità dei poteri d'acquisto, come quella di Simon Kuznets dei 1975 o
dell'Università di Pennsylvania del 2000.
Ma a quell'epoca era ampiamente noto che in una regione quale l'Irlanda
(e altrove in Europa) l'introduzione della patata aveva portato a una crescita
accelerata del rapporto lavoro/terra e ai rendimenti decrescenti che ne conseguono.
D'accordo,
un giovane studioso commette errori, all'inizio. Ma quando passo al setaccio gli scritti di Marx precedenti il
1883 e quelli apparsi dopo la sua morte, scopro che non ha mai rettificato i
propri iniziali errori di interpretazione. Anzi, alcuni brani al vetriolo nel
carteggio tra Marx e Engels sono dedicati al Pastore Malthus e alla Legge dei
rendimenti decrescenti. E tutto questo
da un dichiarato seguace di Darwin.
Il
secondo esempio, dalla Sinistra alla Destra, ci riconduce a Schumpeter. Per quanto la sua metodologia fosse
perfetta, i risultati che raggiungeva con l'analisi erano talvolta non
ottimali. Uno dei suoi concetti famosi
era quello del «capitalismo sotto la tenda a ossigeno». Con questa espressione
intendeva riferirsi a un sistema di mercato azzoppato da regolamentazioni
amministrative, tasse, spesa pubblica, tangenti e gravata da pesi morti imposti
da gruppi politici portatori di interessi specifici, Concludeva che un sistema
di economia mista è condannato a funzionare male. Ecco un esempio palese di un errore profondo circa la storia
economica del suo tempo. Standosene
nella sua torre d'avorio di Cambridge (e rimanendo del tutto isolato dalle
discussioni che si svolgevano negli ambienti informati durante gli anni della
nostra partecipazione alla guerra. tra il 1941 e 1945). Schumpeter non capiva quanto efficienti e
pervasivi fossero state le mobilitazioni di risorse sia pubbliche sia private
del tempo di guerra negli Stati Uniti e nel Regno Unito. Analoghi tentativi di mobilitazione
congiunta di risorse in Germania e in Giappone erano risultati nettamente meno
efficaci, al confronto, come documentano analisi condotte dopo la guerra. Schumpeter, pertanto, si attendeva una
vittoria nazista parecchio tempo dopo che questa era divenuta palesemente
impossibile. In effetti, la Grande Depressione del 1929-38 non era stato il
momento migliore dello Schumpeter macroeconomista. Aveva lodato le qualità catartiche delle depressioni correttive,
senza capire quanto dannosi alla "produttività totale dei fattori"
fossero effettivamente periodi così prolungati di "distruzione non
creativa". Come Pareto, Schumpeter
si fregiava della propria neutralità "obiettiva". Ma ciò che lo tradì, inducendolo in errore e
nell'esagerazione, fu il suo conservatorismo viscerale.
Questa
mia analisi farà più male che bene se farà oscillare il pendolo da un estremo
non ottimale all'opposto estremo, anch'esso non ottimale. Come dire: se la
cioccolata è buona e l'aringa è buona, quanto sarà buona la cioccolata con
l'aringa. Da giovane, l'apprendista
economista dovrebbe imparare a padroneggiare la matematica, le tecniche
statistiche, le finezze necessarie per costruire bei modelli. Ma, successivamente, acquisire la conoscenza
dei fatti deve essere l'obiettivo centrale della vita. Non c'è altra via per predire con successo
(anche se in modo impreciso) il presente, il futuro e (perché no) lo stesso
passato.