[Il principio dei rotassani
Una macchina molecolare di dimensioni nanometriche, miliardesimi di
millimetro, per una «scrittura» non più basata su supporto magnetico come
avviene oggi nell'informatica. Una scoperta a firma di due ricercatori del Cnr
di Bologna, Fabio Biscarini e Massimiliano Cavallini, dell'inglese David Leigh
e di Francesco Zerbetto, dell'università di Bologna
La ricerca di base italiana batte un altro colpo e dimostra quanto sia
miope la scelta di chi - governo in testa - pensa sia meglio dirottare i fondi
(sempre meno) verso la sola ricerca applicata. Un gruppo di ricercatori
italiani (Fabio Biscarini e Massimiliano Cavallini dell'Istituto per lo studio
dei materiali nanostrutturati del Cnr di Bologna, Francesco Zerbetto
dell'università di Bologna) e David Leigh, dell'università di Edinburgo, hanno
scoperto un nuovo principio per poter scrivere informazione. Invece di usare
l'abituale supporto magnetico che domina nell'informatica, la scrittura avviene
su un sottilissimo film composto di rotassani, macchine
molecolari di dimensioni nanometriche (un nanometro equivale a un miliardesimo
di millimetro). Lo strumento per scrivere è un microscopio a forza atomica, che
permette di «accarezzare» la superficie del film provocando - in modo
assolutamente controllato - l'emersione oppure no di «nano-palline» in
corrispondenza dei singoli rotassani. Da un
certo punto di vista, dunque, queste molecole si presentano come un'alternativa
alla polarità elettrica del supporto magnetico (che la testina laser scrive o
legge come 0 oppure 1). Si trattasse soltanto di questo, si tratterebbe già di
un buon risultato. Ma forse non sarebbe bastato per ottenere la pubblicazione
su una rivista come Science. Le proprietà meccaniche dei rotassani
sono infatti tali da rendere ipotizzabile un numero
ancora incalcolato di possibili applicazioni. Questa macchina molecolare -
realizzata da David Leigh - è composta di soli due elementi: uno a forma di
filo, che fa da nucleo, e un'altra a forma di anello che gli ruota attorno. Uno
stimolo esterno (meccanico, luminoso o di altra natura) provoca uno spontaneo
allineamento delle molecole in corripondenza dei punti
«accarezzati», dando così vita a delle catene di «nano-palline» di 20-40
nanometri di diametro distanti tra loro 100 nanometri. I vantaggi rispetto al
supporto magnetico sono fondamentalmente tre: le piccole dimensioni delle
«palline», che consentono una maggiore densità di informazione all'interno di
uno stesso spazio; l'assoluta precisione delle dimensioni e dell'allineamento;
la «non planarità» del supporto. Quest'ultima proprietà rompe la rigidità
geometrica bidimensionale del classico supporto magnetico, consentendo di
ipotizzare strutture geometriche tridimensionali molto più complesse e
flessibili; e campi di applicazione tecnologica praticamente illimitati e,
finora, neppure ipotizzati.
Il professor Biscarini, in proposito, preferisce evitare le
trappole della «scienza spettacolo» e si limita alle prospettive più
attendibili. Informatica a parte - la densità di informazione nanotecnologica
sarebbe circa 5 volte superiore a quella di Dvd e cd, arrivando a stipare 100
gigabyte in un pollice quadrato - «si può pensare al campo dei sensori, perché
il film di rotassani cambia forma in superficie a causa di uno stimolo; oppure
anche al riconoscimento di molecole biologiche, e quindi ai bio-chip». Ed è
certamente curioso un principio per cui «più è sottile lo spessore del film,
maggiore è la densità di informazione disponibile». Si può spingere
l'immaginazione più in là, ma è inutile «fare fantascienza».
Un successo, dunque. Ma a quale livello? «La nostra ricerca
è sui fondamenti, la parte applicativa è di là da venire». Ad esempio: la
scoperta riguarda il principio di scrittura, non quello di lettura. Il
microscopio a forza atomica, in questo secondo ruolo, sarebbe troppo lento e
ingombrante. La ricerca, dunque, si rivolgerà fin d'ora su questo secondo
obiettivo (anche il processo di «riscrittura», per ora, può avvenire solo in
condizioni di laboratorio). Ma senza la «ricerca di base», quella su cui ogni
centro di finanziamento obbediente alla logica della profittabilità immediata è
istintivamente disposto a risparmiare, nessun avanzamento reale sarebbe
possibile. Le ricadute tecnologiche dipendono dalla comprensione completa dei
principi, altrimenti produce solo fallimenti (magari anche divertenti, come la
gattina «clonata» che non somiglia alla madre). Del resto, spiega Biscarini,
già la scoperta resa nota ieri ha del miracoloso: ha infatti utilizzato fondi
della Commissione europea per il «training dei giovani ricercatori»,
impiegandoli in modo singolarmente efficace. Il fatto che per vedere le
implicazioni tecnologiche e produttive di questa scoperta sia necessario
attendere (e investire risorse) dai 5 ai 10 anni non dovrebbe spaventare una
classe dirigente seria. Che purtroppo, e bipartisan,
non c'è.. |