![]() RASSEGNA STAMPA | ![]() 21 GENNAIO 2003 |
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Scienza,
la teoria è finita?
Che cosa sarebbe successo se Galileo avesse avuto
a disposizione la capacità di calcolo di un computer
dell’ultima generazione?
Gli ultimi decenni del Novecento hanno assistito a un aumento vertiginoso
delle informazioni biologiche. L'accumulo di geni e genomi suona, agli orecchi
di David Wheeler, come la cascata del Niagara. Di fronte a questa rivoluzione
bioinformatica si impone una considerazione. Le grandi teorie che ancora
formano la base della biologia sono della seconda metà dell'Ottocento: la
teoria cellulare, la teoria dell'evoluzione, l'idea di gene e di mutazione, gli
ormoni, la teoria cromosomica dell'eredità, hanno tutte più di un secolo e in
gran parte sono opera di grandi solitari. Una seconda ondata di teorie si ebbe
nell'ultimo dopoguerra e queste derivarono dalla genetica microbiologica. In
pochi anni fu scoperto il Dna, nacque la genetica biochimica, l'analisi del
gene, l'ingegneria genetica. Tutte queste grandi idee sono state formulate da
un numero ridotto di ricercatori, con poca spesa e una quantità modesta di
dati. In pochi lustri la situazione è cambiata. Il genoma (Dna) umano contiene
tre miliardi e mezzo di bit (paia di nucleotidi), il che vuol dire le lettere
di venti serie complete della Treccani, sulla punta di un ago. Il Centro
internazionale di informazione biotecnologica a Bethesda (Usa) riceve più di
diecimila nuove sequenze di Dna al giorno. L'intero genoma umano è lì, insieme
a quello di un centinaio di altri genomi completi e frammenti da oltre 100b
mila altre specie. Da quando la bioinformatica ha cominciato la sua grandiosa
cascata, lo sviluppo delle grandi teorie ha preso a languire. Chi si occupa più
di dimostrare l'evoluzione, o l'eredità dei caratteri acquisiti, nel 2000?
Sotto il titolo «L'evoluzione è morta» un articolo dell'inglese NewScientist
(ottobre 1998) dichiarava: «La tecnologia prenderà il posto dell'evoluzione, e
la scala temporale sarà molto più veloce». Secondo Karl Popper le teorie
servono a prevedere, ad anticipare i dati ancora sconosciuti, e possono essere
smentite (e messe da parte) quando nasce una teoria che migliora o semplifi ca
le previsioni. Ma quando i dati diventano diluvio non serve anticiparli, sono
tutti subito lì .In un recente articolo di Giuliano Preparata, «Se Simplicio
avesse avuto un Cray», il grande fisico scomparso annotava in margine al
Dialogo di Galilei: «Uno degli argomenti di Salviati è l'enorme complicazione
che il geocentrismo aristotelico introduce nella descrizione dei dati… Ma
riflettete un momento; cosa volete che sia questa complicazione per un
(supercomputer) Cray? La macchina compie miliardi di operazioni al secondo,
«mangia» enormi quantità di numeri, seguire gli arabeschi celesti è veramente
una bazzecola... L'argomento della inadeguatezza del sistema geocentrico è
assolutamente privo di fondamento». Un apologo di Jorge Luis Borges racconta lo
sviluppo della cartografia in un lontano impero. La mappa dell'impero era diventata
così grande da coprire un'intera città. Infine la carta dell'impero raggiunse
le dimensioni dell'impero. La cartografia allora declinò e non ne rimasero che
alcuni brandelli dispersi qua e là nel territorio. Accadrà così anche delle
teorie biologiche?